Avevo raccontato di quanto fu lungo per me riuscire ad avere un lavoro, senza alcuna referenza verificabile negli Stati Uniti e con un titolo di studio non tradotto. Avevo raccontato di un entusiasmante primo colloquio di lavoro, di un tentativo di assunzione all’albergo di mio marito, la famosa raccomandazione, ed avevo raccontato come poi il lavoro fosse arrivato grazie ad un’amica (❤) che diede la sua referenza perche’ io mi candidassi per una posizione nel suo ufficio. E per ultimo avevo accennato di una nuova opportunita’ per me.

Era lo scorso gennaio, quindi solo quattro mesi dopo aver iniziato a lavorare. Il mio capo e poi quattro altre persone mi dicono che si e’ liberata una posizione da coordinatore in un altro dipartimento, e che io, avendo l’equivalente di un Master’s Degree, potrei giocarmela. Dico di si’ al volo senza sapere nulla di cosa faccia un coordinatore. In fondo anche mio marito inizio’ la sua scalata lavorativa dopo 3 o 4 mesi aver iniziato a lavorare, qui in America le cose vanno veloce ed il fatto di essere stata proposta per questa promozione mi da’ la conferma della stima che hanno di me e di quanto valga da un punto di vista professionale, anche se ho praticamente appena iniziato a farmi conoscere.

Passano due mesi e mezzo, non sento piu’ nulla. Nel frattempo il vecchio coordinatore si sposta nel mio ufficio, e’ un sacco carino con me, mi da’ un po’ di info e mi sostiene dicendo che la decisione e’ praticamente gia’ presa, che io saro’ la prescelta, che non c’e’ niente di cui debba preoccuparmi perche’ ho tutte le carte in regola per poter fare quel lavoro.
Finalmente mi convocano per il colloquio.

I colloqui.

Il primo e’ col direttore del dipartimento, molto gentile, mi pare fili liscio. Il secondo e’ con cinque persone: il vecchio coordinatore e quattro dirigenti del mio dipartimento che si occupano di budget e operazioni, perche’ il grosso che dovro’ affrontare nel quotidiano avra’ a che fare con i bilanci. Anche questo va molto bene, e’ fondamentalmente una bella chiacchierata, anche se devo ammettere che essere intervistati da persone con cui lavori tutti i giorni fa un po’ strano.

L’ultimo colloquio e’ con altre due persone del futuro dipartimento, ed una delle due si rivela particolarmente ostica. Inizia a sottolineare quanto sara’ duro lavorare li’, e di quanto tempo extra dovro’ dedicare, e altro che budget, il grosso di quel lavoro e’ public relations e tu le hai le skills per le public relations? E la gestione dei social e il sito e i viaggi e tutte le persone che ogni trenta secondi si affacceranno alla tua porta chiedendo qualcosa? Ma soprattutto, mi dice, lo sai quante persone hanno mollato questa posizione dopo appena sei mesi essere stati assunti? Addirittura uno lascio’ sulla tastiera del pc un foglio con le proprie dimissioni scritte e non torno’ piu’ indietro.
Replico con la mia classica sicumera, ma esco di li’ che mi chiedo perche’ mi stia mettendo in tutto questo, io che ho gia’ un marito che non ha orari, e non voglio privare laPicci, unica figlia di genitori immigrati e soli, anche di una madre.

Vado a parlare col vecchio coordinatore cercando conforto, lui mi consola e mi dice di stare tranquilla che non e’ cosi’ come mi e’ stato raccontato, che tutto andra’ bene e che avro’ la promozione che spero, io che non l’avevo nemmeno chiesta, e che ormai non sono affatto piu’ sicura di volere.

picci al lavoro - la promozione

Nel frattempo succedono altre cose, mio marito continua ad essere spremuto come un limone ed inizia ad essere stanco, tanto stanco, soprattutto di testa. Nei momenti di rabbia si guarda intorno perche’ dal momento che l’unica posizione sopra di lui e’ gia’ stabilmente occupata, non potra’ sperare di essere promosso.

Mesi fa a lezione una prof ci racconto’ perche’ qui negli Stati Uniti preferiscono qualcuno che segnali un candidato: dal momento che molti lavori, soprattutto quelli in cucina, hanno un turn-over molto molto alto (ossia gente che lavora due, tre mesi e poi va via) preferiscono la raccomandazione di qualcuno che si conosca, perche’ di solito conviene a tutti: al datore di lavoro, perche’ se chi fa la segnalazione e’ un dipendente valido, probabilmente lo sara’ anche chi stara’ raccomandando; l’impiegato che fa la segnalazione perche’ potra’ godere di maggiore fiducia dal suo capo, e spesso riceve anche un incentivo economico (da mio marito ad esempio se il nuovo assunto resiste almeno 3 mesi); e il raccomandato, diciamo cosi’ per gratitudine. Altre volte si preferisce pescare tra gli impiegati gia’ presenti, si dovra’ passare meno tempo a formarlo e a fargli conoscere tutti gli altri dipendenti purche’ lui sappia come sottoporre una pratica e a chi rivolgersi. Questo si chiama hiring from within (assumere dall’interno) ed era una delle ragioni per la mia segnalazione.

Mio marito viene contattato da un cacciatore di teste su LinkedIn, gli offrono una buona posizione in un albergo da aprire. Lui va al colloquio, fa la sua buona impressione, il giorno dopo si trova i tre futuri datori di lavoro a pranzo nel suo ristorante a parlare con i suoi capi attuali, e capisce che la cosa e’ meglio che non vada oltre, se questi devono giocare cosi’ sporco. Continua a masticare bile. Poi risponde ad una candidatura che gli casca tra le mani e decide di giocarsela, chiede la referenza alla nostra amica di cui sopra e ad un paio di sue conoscenze. Viene convocato per il colloquio, va bene, non sente nessuno per tre settimane, viene convocato una seconda volta, parlano di soldi e benefit, si potrebbe fare.

Epilogo

La promozione non e’ arrivata. Hanno scelto un’altra persona soprattutto grazie al veto messo dall’ultima persona che mi aveva intervistata che, tra le cose, e’ la moglie del mio attuale capo. Per la seconda volta in un anno capisco che essere raccomandati in America e’ decisamente diverso dall’esserlo in Italia. Il vecchio coordinatore si sente in colpissima, cerca di consolarmi dicendomi che avrebbe cercato per me altre posizioni disponibili, e anche il mio capo, paterno e protettivo, mi fa tutto un discorso spiegandomi come una attuale dipendente di un altro ufficio aveva cominciato con lui con un part-time a quattro ore per poi essere velocemente promossa e guadagnare, ora, molto piu’ dei vari coordinatori. Quello che non gli dico e’ che mi interessa poco, al momento, di guadagnare piu’ di altri e di fare carriera, mi basterebbe riuscire ad avere una posizione definitiva, visto che fino alla fine di settembre sono in prova, ma in America e’ sempre bene mostrarsi motivati a migliorarsi.

Il marito invece si e’ licenziato dal suo albergo, e a giorni iniziera’ una nuova avventura come Executive Chef.

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