La mia clinica della vellezza #2

Pochi giorni fa ho visto il nuovo aspetto della mia amica iraniana, che ormai frequento solo in facebook. Eravamo compagne di classe durante il corso EAP intensivo, la piu’ bella esperienza che ho fatto qui, poi ognuna di noi ha preso strade diverse per la laurea e non ci vediamo piu’. Mettiamoci pure che lei era proprio giovane, 20-25 anni.
Era arrivata qui con la famiglia e la mamma aveva un’attivita’ di catering che metteva l’acquolina. Ora non so bene come esprimere questo concetto senza sembrare offensiva, ma ecco, lei era parecchio acerba. Lo era come tante adolescenti ancora un po’ sgraziate e mascoline, era in sovrappeso, aveva una bellezza incolta, che non curava.

Ora si e’ trasformata.

Ora e’ una donna che sembra sicura di se’, che cura il suo aspetto fisico ed il trucco, che e’ diventata consapevole della sua bellezza e che sembra aver fuso la cultura araba di appartenenza a quella americana di adozione.

thecreatorsproject.vice.com

Al di la’ del fatto che sono passati due anni e che avra’ scoperto il sesso sara’ anche maturata nella consapevolezza della sua femminilita’, resta il fatto che vivere in una certa cultura influenza anche l’attenzione all’aspetto fisico. Gia’ detto tante volte, se in Italia non uscivo senza trucco manco a comprare il pane, qui mi concedo molta’ piu’ liberta’ in quel senso ma mi sento a disagio se i piedi nei sandali non sono abbastanza a posto.

E ovviamente non e’ solo un problema del mondo occidentale dedito al consumismo, accade anche a chi si trasferisce in un paese arabo.

hellogiggles.com/makeovers-around-the-world

E’ difficile considerarsi completamente indifferenti alla cultura in cui si vive, in qualche modo ne si e’ sempre influenzati, dipende dalla latitudine e dal periodo storico.

hellogiggles.com/37-countries-photography-beauty

E voi avete notato qualche cambiamento in voi stesse da quando vi siete trasferite? Come butta dalle vostre parti?

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32 pensieri su “La mia clinica della vellezza #2

  1. Io mi sento enormemente piu’ libera da quando sono negli Usa, se sto cucinando e finisce la farina non mi faccio nessun problema a mettermi la giacca sopra alla tuta da casa e uscire a comprarla. In Italia non lo avrei mai mai fatto, nella mia citta’ fighetta manco morta! Devo dire pero’ che nel mio dipartimento si vede cmq la differenze nelle diverse posizioni sociali, tipo che fino al post doc sono per lo piu’ in jeans e felpa mentre dal research scientist in su mettono giacche, vestitini eleganti e tacchi.

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    1. Anch’io come te ho fatto mio l’uso della tuta qui in California. A Padova non sarei MAI, dico MAI uscita in tuta se non per andare ad allenamento o in palestra!
      Qui invece, non mi faccio molti problemi da questo punto di vista: esco in tuta, a volte spettinata, a volte con delle macchie sui vestiti perchè ho appena sfamato mio figlio e non ho fatto a tempo a cambiarmi… ma quello che vedo in giro aiuta a non sentirsi fuori luogo anche così “sciattoni”: dalle persone completamente nude a quelle che indossano due o tre vestiti uno sopra l’altro… non si finisce mai di stupirsi! Ma spero di portare con me questa cosa: vorrei riuscire a indossare ciò che voglio, quando voglio, ovunque io sia… senza essere così condizionata dal mondo esterno. Dici sia possibile??

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      1. Anche io come Lara e sabina 🙂
        Qui finalmente ho trovato la liberta di poter essere me stessa, sciatta nel mio caso 🙂
        Poi ogni volta che parto x l’Italia mi viene l’ansia da prestazione

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  2. Io non mi trucco da 8 mesi perché tra farm e ttutto il resto vige la regola “tanto chi mi vede”. Non che prima mi truccassi ma senza eyeliner e mascara non uscivo. L’altra mattina dopo il turno di lavoro nonostante la stanchezza mi sono guardata allo specchio e mi sono piaciuta (cosa rara!). Ho pensato “stai a vedere che torno in Italia e continuo a uscire senza nulla in faccia?”. Magari.

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  3. Capirai, in Irlanda andrei in pigiama ovunque. Pensa che nel recente periodo che ho passato in Italia, una sera ho proposto a delle amiche della mia città: “Ma perché domani mattina non andiamo a fare colazione al bar in pigiama???” E mi sono accorta che a me non suonava come una cosa fuori dal mondo, mentre a loro sì. E nonostante fossimo tutte un po’ brille, il loro senso del “pudore” italiano era anche fin troppo sobrio! 😀

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  4. Abito ne west side di L.A., qui le donne vestono bene e sono magre e sempre a pos to. A due settimane dal parto hanno manicure e pedicure fatte e capelli puliti! Faccio Pure Barre e ci sono donne cosi magre che io Mi sento sovrappeso, poco curata e mettiamoci pure vecchia. Se andassi piu a est la mia autostima Mi ringrazierebbe. Ecco!

    (Ah! E sono anche sempre perfettamente depilate!!)

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  5. Io sinceramente sono sempre stata me stessa al riguardo.
    Solo a Dubai era diverso, non mi truccavo mai.
    Da quando sono tornata da Miami uso dei prodotti favolosi per il viso! La mia pelle e migliorata tantissimo e mi truccò anche più volentieri.

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  6. Quando abitavo a Londra mi vestivo davvero come ho sempre voluto, avevo trovato il mio stile e mi divertivo da matti pero’ poi capitava che a volte non ne avessi voglia e allora sarei potuta uscire pure in pigiama o mezza nuda o vestita di cartapesta che mi sarei sentita a mio agio comunque perche’ la liberta’ totale e vera che ho percepito a Londra non l’ho piu’ trovata e non perche’ ai londinesi non importi del look come invece agli australiani ma piuttosto perche’ ognuno si esprime davvero con il suo stile e si vedono delle combinazioni assolutamente geniali, eleganti o eccentriche o solo molto personali, insomma uno spasso.
    Qui in Australia sono molto poco ispirata nel vestire, fisicamente sto molto meglio che a Londra perche’ qui fa piu’ caldo, si va in spiaggia, si fa sport e quindi tutti diventano piu’ belli e sani ma stare a vestirsi no, non mi ispira, trovo che ci sia una certa uniformita’ di look ( cercavo di dire che infradito e shorts sono noiosi da vedere tutti i giorni su chiunque e comunque a prescindere da forme, sesso e clima) e in generale sono molto casual.
    Io comunque non mi sono truccata mai tanto neanche in Italia ma devo ammettere che quando sono a Milano se devo uscire anche solo a fare la spesa cerco almeno di azzeccare i colori!

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  7. So che faccio l’intruso, ma lo devo proprio dire. A me, in quelle foto, piacciono di più le ragazze come si vedono sulla sinistra. Non ho mai potuto soffrire i trucchi e ho sempre cercato la ragazza acqua e sapone.

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  8. cmq, non c’entra niente, ma la prima modella, nella versione di sinistra (che preferisco di gran lunga a quella di destra) e’ uguale a una persona che conosco 😀

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  9. Qui in Argentina la bellezza si compone di due elementi: 1) essere SEMPRE depilate, a qualsiasi età e ceto sociale; 2) avere lo smalto ai piedi, e magari anche alle mani. Adesso va di moda il capello lunghissimo e liscio alla Romina Power. Mi ha colpito mio marito argentino che vedendo la ricrescita sotto le ascelle mi ha detto “corri subito a depilarti, qui non siamo in Europa”. E dire che non avevo il pelo selvaggio alla francese, solo una banale ricrescita di 3 mm. Per il resto, qui si vive in infradito e braghette, mise che sfoggiano anche le signore negli -anta senza troppi problemi. Esco struccata per via del caldo, ma quello lo facevo anche in Italia per pigrizia. C’è da dire che qui depilarsi e farsi la manicure costa in proporzione molto meno che in Italia, e ci sono dei saloni di bellezza che fanno esclusivamente depilazione con cera a caldo (cera spagnola, il pastone marrone spalmato col cucchiaio di legno che da noi si usava negli anni ’80). All’inizio ero inorridita, poi ne ho apprezzato lo strappo meno doloroso (il calore allarga il poro, lo strappo interessa una superficie maggiore) e la rapidità (visto che il pastone viene spalmato in abbondanza su tutta la superficie possibile). Quando mi capita di vedere gli italiani all’estero mi sembrano pagliacci con il volto arancione truccato, tutti omologati (Hogan d’estate, Timberland d’inverno) e mi sembrano dei disadattati, tanto più sapendo i salti mortali che compiono per permettersi quei costosi vestiti/calzature firmati convinti che gli abbia cuciti apposta Dalla Valle in persona, quando in realtà sono prodotti in Cina con un markup del 500%. Mi sembrano dei poveri scemi. Poveri lo sono. Scemi anche.

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