Vitaccia da emigranti

Differenze culturali #3

In tre settimane di lavoro ho capito che:

– la signora delle pulizie svuota solo i cestini. In compenso ciascuno e’ responsabile della propria scrivania e si fa largo uso di uno spray anti polvere (io continuo a finanziare la lobby delle salviettine igienizzate).

How are you?, almeno nel mio ufficio, e’ una domanda vera (alla facciaccia vostra) a cui tutti rispondiamo Good. Perche’ esattamente come in Italia e’ una domanda di circostanza e solo agli amici piu’ stretti si dice la verita’ rovesciandogli addosso tutte le sfighe degli ultimi sei mesi.

– Nella maggior parte dei giorni non ho molto da fare tra le 12 e le 4, ora in cui invece mi piovono addosso email da molteplici mittenti, da evadere entro un’ora (o mia figlia viene chiusa all’interno della scuola. No dai, scherzo: pago 1$ per ogni minuto di ritardo oltre le 6).

– ne conviene che tra le 12 e le 4 di solito ho un po’ di tempo per studiare. Il compito piu’ interessante e’ stato progettare un evento, trovare la location, pensare agli ospiti e ai dettagli.

E a proposito di organizzazione di eventi, la la parte piu’ buffa della settimana e’ stata questa:

Abbiamo organizzato un meeting e sono stata incaricata di contattare il catering (18$ per sei fette di banana nut bread. Volete venire in America? Mettete su un catering, fate i soldi) e di mandare gli inviti. RSVP (Répondez s’il vous plaît) si dice anche qui. Tutti hanno risposto Si, ci saro’/no purtroppo non potro’ esserci. 

Uno mi ha scritto Hi, I’d like to RSVP for this.Vorrei rispondere, per piacere. Ho chiesto ad uno dei miei capi cosa volesse dire, lei ha cercato di farmi lo spiegone dell’acronimo – no guarda, non c’e’ bisogno – poi mi conferma che a volte qualcuno usa questa formula per dire Si’ ci saro’.

Stamattina non si e’ presentato, e nel pomeriggio mi ha scritto:

I have only now realized I missed this meeting this morning for which I RSVP’d (“Realizzo solo ora di aver mancato il meeting per quale avevo risposto, per favore”). My apologies for that. I hope my unfulfilled RSVP did not prevent someone else from participating. 

Spero che il mio mancato Rispondi, per favore (che lui intendeva come “essere presente”) non abbia impedito a qualcuno di partecipare.

Cose, sbagliate ma culturalmente accettate, che si imparano. Lo so che tra un po’ diro’ Fettuccini pure io.

ero Lucy events

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16 pensieri riguardo “Differenze culturali #3”

  1. L’idea che qualcuno abbia avuto la premura di scusarsi per non aver partecipato ad un evento in cui era atteso mi sa tanto di ” città di utopia”. Qui confermano con leggerezza salvo poi bucare la presenza, con conseguenze non da poco, e non ci pensano proprio a scusarsi.

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  2. W le persone educate ! e comunque meglio un eccesso di educazione che la cafonaggine e la strafottenza .
    il tuo logo è “invitante ” davvero , c’è un certo profumo di Italia 🙂

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