Vitaccia da emigranti

On the border line

Quando si parla di America si sa che avere un visto o semplicemente un Esta di ingresso non e’ affatto un lasciapassare. Me ne accorsi a mie spese quando un banale (per me) biglietto aereo a 89 giorni desto’ i sospetti dell’ufficiale di immigrazione al Miami International Airport: sono infatti i vari Port of Entry ad avere l’ultima parola sul tuo ingresso negli Stati Uniti, anche se il Consolato ha rilasciato il visto.  Se decidono che e’ no ciao, torni da dove sei arrivato.

E i rifugiati di solito arrivano da paesi dove non sono esattamente i benvenuti. Possono essere persguitati per motivi politici, religiosi, per il loro orientamento sessuale, per aver espresso delle opinioni contro il regime governo, whatever. Rimandarli nel loro paese significa condannarli a morte – come d’altronde accadde agli Ebrei durante il nazismo.

via Miami Herald
via Miami Herald

A Miami la gran parte dei rifugiati sono Haitiani, fino a poche settimane fa c’erano anche i Cubani, poi l’ultimo atto di Obama come Presidente e’ stato quello di cancellare il decreto chiamato piede asciutto/piede bagnato – in questo articolo raccontavo di cosa si tratta. Nell’area di Jacksonville ci sono invece rifugiati dal Bhutan, Afghanistan e Iraq, presenti anche a Tampa e dintorni. E gli Iracheni sono tra le sette popolazioni oggetto del ban.

Parlo di popolazioni, persone, e non paesi, perche’ se no tutti noi italiani siamo mafiosi.

E d’altronde non solo e’ inspiegabile perche’ solo quei sette paesi siano stati inclusi, ma e’ anche un dato di fatto che dal 2001 nessun rifugiato abbia avviato alcuna azione terroristica in Usa.

Obama ha cancellato la legge e tutti i corollari economici che favorivano i Cubani un venerdi’ pomeriggio, senza alcun preavviso, per evitare che la folla si riversasse in mare sulle balse nella speranza di farcela senza essere intercettati o divorati dagli squali. Trump ha agito allo stesso modo, non credo ci fosse altra maniera di applicare un simile provvedimento senza avere gli aeroporti invasi di gente. Ma certamente non applicarlo affatto sarebbe stato molto meglio.

Quando Trump fu eletto venni bombardata di messaggi privati e post su facebook da amici italiani sconvolti che dichiaravano la fine della democrazia. Risposi loro che in America le cose funzionano un po’ diversamente e che nonostante il pieno controllo dei poteri dei Repubblicani ero fiduciosa che le cose sarebbero andate diversamente.

Ieri quasi nessuno dei miei amici italiani ha parlato di questo provvedimento, mentre qui sono iniziate le proteste. A molti e’ apparso chiaramente un atto incostituzionale e contro i diritti umani, e l’eco mediatica delle proteste e’ stata fortissima, molto piu’ che per la marcia femminista o per quelle contro l’elezione di Trump lo scorso novembre.

A New York avvocati esperti in immigrazione hanno iniziato a lavorare gratis in aeroporto per aiutare i rifugiati, Starbucks ha dichiarato di voler assumere 10mila rifugiati, in tantissimi aeroporti sono scoppiate proteste e il prossimo sabato a Miami ci sara’ una manifestazione. Il ban tocca tantissime persone, ai rifugiati dei 7 paesi in possesso di un visto o green card e’ stato consigliato di non viaggiare, ma tantissimi immigrati non provenienti dai paesi oggetto del divieto stanno ugualmente ripensando a lasciare il Paese. E se poi vengono lasciati fuori?

via Cdn Asian Correspondent
via Cdn Asian Correspondent

Sono sicura che tutti gli italiani qui sono ugualmente preoccupati. Ho letto post di chi vive qui da vent’anni per la prima volta felice di avere un secondo passaporto, quello italiano. E ognuno di noi qui che si e’ integrato e ha un lavoro conosce qualcuno che potrebbe essere coinvolto dall’espulsione o dal divieto di ingresso.

Un provvedimento del genere non puo’ che provocare diffidenza e ostilita’ da parte degli altri Paesi, ma sono rimasta piacevolmente colpita dalla solidarieta’ espressa da chi quei diritti invece li ha ben saldi e garantiti dalla propria nazionalita’. Questo Paese e’ stato fatto da immigrati, e il motivo per cui si chiama The Land of the Freedom e’ anche perche’ e’ quasi sempre stato un asilo per tutti coloro che avevano i loro buoni motivi per fuggire dalla loro madrepatria.

Sono certa, lo ero gia’, che questo Paese ha i propri anticorpi ben funzionanti, ma per il momento molti di noi non dormono sonni tranquilli.

Leggi anche da CNN: Trump’s travel ban fundamentally changes American history.

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10 pensieri riguardo “On the border line”

  1. Un mio carissimo amico ha doppia cittadinanza, americana e italiana. Ogni anno va negli Usa dalla nonna con la moglie che però adesso non può più entrare.
    Il fratello della moglie tecnicamente non può più restare negli Usa, dove vive da un decennio.
    Non so come finirà, ma lui dall’Italia è parecchio in ansia in questo momento 😦

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  2. In realtà se n’è molto parlato, almeno in radio o tra le persone con cui mi trovo. Però sai, qui in Italia gli immigrati non sono ben visti quindi molte persone in fondo Trump iniziano ad ammirarlo… sicuramente non scenderebbero in piazza ad aiutare i rifugiati 😉
    (Mi riferisco ovviamente ai grandi urlatori: io ad esempio sono una che si prende un sacco di parolacce ogni volta perchè non riesco a capire la mancanza di umanità che ci sta facendo continuare un’assurda guerra tra poveri.)

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  3. Buongiorno,
    Ho lavorato a Disney in 2015 per 1 anno. Ho incontrato la mia fidanzata chi vive a Miami. Ho vissuto 5 mesi a Miami e ho dovuto tornare in Europa perché il visto era scaduto. Lei è venuta con me per studiare ma tra poco deve tornare a Miami. Vogliamo tornare insieme però non so come fare per i documenti e non possiamo sposarci solo per la green card… (a causa di sua famiglia) Non sappiamo come fare e non vedo mia vita senza di lei.
    Potresti consigliarmi qualcosa ?
    Grazie mille

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    1. Ciao Kevin. Dipende dalle vostre possibilità, potresti chiedere un visto per studio, io l’ho fatto col Miami Dade College e ho ottenuto un visto per 5 anni, certo non è economico studiare qui. E di sicuro a ottobre tenta la dv lottery. Qual è la tua nazionalità?

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      1. Sono francese colla mamma italiana.
        Ho pensato di fare un visto per studio ma non potrei lavorare legalmente e come dici, non è economico…
        Che cosa studiavi ? E quanto pagavi ?
        Grazie mille Lucy

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        1. Hospitality Management, Miami Dade College. Da international pagavo 4800 a semestre, da residente 1400. Con visto f1 non puoi lavorare se non fino a 20 ore e in campus (a Miami è praticamente impossibile).

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