L’altra sera siamo andati a mangiare una pizza (orrenda, tra l’altro. È incredibile che si riesca a fare una pizza orrenda) e ci ha serviti un ragazzo di colore. Qui fare il cameriere rende molto e raramente il server è un afroamericano. E non per scelta di chi assume, credo.

A Miami ci sono 50 sfumature di pelle, e solo dopo un po’ che si vive qui si impara a distinguerle. Tra gli stessi Cubani i mulatti sono più o meno scuri, dal prodotto tra i discendenti dagli schiavi portati dagli Spagnoli sull’isola e quelli degli Spagnoli stessi. I Peruviani hanno tratti del volto del tutto interessanti, Venezuelane ed Argentine sono in genere delle donne molto belle e quelle brasiliane che ho conosciuto incredibilmente alte.

Dopo un po’ che si vive qui si impara a capire certe fisionomie. Sapete che ho notato che noi italiani abbiamo dei nasi grandi? Se veniste qui scoprireste che quasi tutti i Cubani hanno dei nasi piccolini, e anche la maggior parte dei Latini. Noi Italiani, effettivamente, abbiamo nasi pronunciati.
Si parla tanto in questi giorni della caccia ai clandestini che Trump ha iniziato, con la deportazione di criminali ma anche di qualche semplice undocumented. Giovedì scorso un traffico pazzesco per tornare a casa, arrivo al punto cruciale e ci sono 5 macchine della polizia che hanno circondato un camioncino di quelli dei giardinieri. Sopra, due inequivocabilmente Messicani. Non credo sia un bel momento per loro.

E ho imparato anche a distinguere i cinesi dai giapponesi, sebbene siano pochi, ma sui Coreani non vado ancora bene, senza parlare degli Indiani, arrivano da un continente così vasto che tra gli uni e gli altri sono diversissimi, resta solo una pelle più o meno olivastra.

Tornando alla pizzeria – italiana – facevo un poco di fatica a capire il cameriere, parlava un inglese perfetto ma aveva la r moscia, ho pensato fosse haitiano. Ad un certo punto torna e chiede, Comment ça va?, o almeno questo è quello che io ho capito. Tutto bene rispondiamo in coro. Chiedo a mio marito, Ma cosa ha detto? E lui: How it is going?

Ho passato una settimana a pensare al fatto che se il ragazzo ha parlato Francese mio marito ha registrato l’informazione in Inglese, mentre se lo ha effettivamente detto in Inglese il mio cervello condizionato dalla r moscia ha capito la stessa cosa in Francese. E se si pensa che tutti noi stranieri in questa città di frontiera abbiamo dovuto imparare inglese e spagnolo per sopravvivere nel quotidiano, è divertente pensare che le nostre teste lavorano più o meno tutte nello stesso modo.

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