Trilinguismo imperfetto a Miami

La povera Picci alla veneranda età di 5 anni parla ancora male. La confronto con i coetanei americani che invece sono decisamente piu’ fluenti e hanno, ovviamente, un vocabolario piu’ ampio.

LaPicci va a scuola da quando aveva nove mesi, prima era con la nanny. Quindi dalle 6 settimane ai quasi due anni è stata esposta esclusivamente ad italiano e spagnolo, dai due anni ad oggi quasi esclusivamente ad inglese ed italiano. Il risultato è un linguaggio English dominante con sfumature di italiano e qualche minimo spruzzo di spagnolo.

La poverina parla un inglese intermedio: la sua pronuncia è ovviamente perfetta ma il suo vocabolario è limitato, come quello dei suoi genitori. Lei ci parla in inglese, spesso anche per noi è quella la lingua in cui le rispondiamo, ma possediamo ancora pochi sinonimi, poche parole complesse, le frasi non sono particolarmente elaborate. E va benissimo per comunicare con un bambino intendiamoci, ma a volte ci mancano i termini, non sovvengono in quell’istante, o non riusciamo a dire esattamente quello che abbiamo in mente.

E al contrario se andiamo con l’italiano è lei a non cogliere tutto quello che diciamo. Il mio modo di parlare in italiano è molto ricco, uso tanti vocaboli, frasi complesse, ho tanti sinonimi, ma lei conosce forse un decimo delle parole che uso. Se parla italiano non è capace di usare articoli e preposizioni, dice soggetto e verbo e poi aggiunge qualche complemento a casaccio.

Can you please speak English?? Ci supplica quando proprio non ci capisce.

Trilinguismo imperfetto a Miami

 

Non parliamo poi di come la povera Picci storpia le parole, come se avesse ancora 3 anni. Il giamana è il pigiama, che qui si dice pajama. Mette la majEtta e i pollonis (plurale, pantaloni), chiede da mangiare pasghedi. Oppure sceglie parole storpiate in italiano perché non si ricorda come si dice in inglese, allora swallowing lascia il posto a ngoja. “Io ngoja”. Oppure ci fa prendere i colpi perché siamo noi a non conoscere magari tutte le sue sfumature di un verbo, se dice che today at school I was chocking, ekekaz, come stavi soffocando?? E no, intendeva dire che bevendo le è andata l’acqua di traverso.

Mica è facile. Spesso noi emigrati ci sentiamo dire Devi parlare in italiano, e certo, ma non è così immediato come voi pensate, né mi aspetto che mia figlia continuerà a parlare quel poco di italiano che sa. Ho lavorato tanti anni a contatto con i figli di immigrati e tutti i genitori, tutti, mi dicevano la stessa cosa: io gli parlo nella nostra lingua e lui mi risponde in Italiano. Per forza dicevo io, siamo in Italia, fa parte del processo di integrazione, e spesso gli immigrati di seconda generazione, i figli, cercano di superare anche quel senso di inadeguatezza che viene dai propri genitori. Che poi perfino a Miami tantissimi figli di immigrati latini non parlano spagnolo, avevano troppa fame

A chi ci ascolta e si sorprende che laPicci parli inglese rispondo sempre la stessa cosa: su dodici ore di veglia ne passa 9 a parlare inglese e nessuno con cui parlare italiano, come altro dovrebbe parlare? Poi la sento dire “Mamma, I pull e you lasc” e penso che in fondo mi godro’ ancora un poco di questo suo trilinguismo cosi’ imperfetto.

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9 pensieri su “Trilinguismo imperfetto a Miami

  1. Guarda io ho lottato moltissimo per Daniel e cercheró di fare lo stesso con Gabriel. Impegno, ci vuole molto impegno. Non ho mai parlasto tedesco con loro. Pensa che se un giorno vuoi goderti una lettura, un film, un convegno, qualsiasi cosa in italiano con tua figlia, devi impegnarti gia da adesso. Parlale sempre italiano, anzi parlatele sempre in italiano! difendi la tua Cultura amica! difendila piú che puoi é cosi bella!

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    1. La difendo Gio 🙂 parliamo tantissimo dell’Italia, leggiamo libri (ma non le piace leggere in italiano per ora), cuciniamo insieme, le dico sempre che ne so, questo è un cantante italiano, questo è uno stilista, questa acqua qui viene dall’Italia! Sulla lingua faccio quello che posso, io parlo Italiano e lei risponde in inglese, sempre. Mi capisce, capisce tutto, ma non sa come rispondere, non ha vocabolario.

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  2. Non ho figli ma ho sempre pensato che se ne avessi uno gli avrei parlato in spagnolo e basta, e che gli avrei fatto vedere/sentire l’inglese sin da piccolo. Se avessi i soldi gli prenderei anche una nanny anglofona. Ma l’italiano lo vedo nell’equazione solo per un egoismo mio essendo madrelingua, ma non ne vedo utilità. Non ho mai conosciuto figli di stranieri che diventassero davvero bilingui solo per parlare con i genitori nella seconda lingua. Senza uno
    Sforzo per portare la seconda lingua e cultura a portata di mano per un bambino (libri, film, viaggi e altri madrelingua), la seconda lingua resta comunque sempre in secondo piano.

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      1. Mi è venuto in mente che l’italiano potrebbe essere utile a tua figlia qualora decida di fare l’università in Italia, visti i costi astronomici in USA. Poi le servirà anche per comunicare con i nonni. Non avevo tenuto conto di queste cose. Ad ogni modo credo che ogni genitore decida di trasmettere quello che vuole: magari è risentito con il suo Paese e decide di “dimenticarlo” non parlando più la sua lingua madre e quindi non vede perché dovrebbe trasmettere al figlio una cultura e una lingua che non sente più suoi. Questo caso è più facile quando i genitori sono di due nazionalità diverse, ovviamente. Io credo che a un bambino non costi apprendere due o tre lingue, ma il vero bilinguismo e biculturalismo non è solo parlare in casa una lingua, ma abbracciare un’altra cultura. C’era un recente articolo sul QZ dove dicevano che in tre generazioni si perde la lingua materna degli antenati immigrati: https://r-login.wordpress.com/remote-login.php?action=auth&host=qz.com&id=39587363&back=https%3A%2F%2Fqz.com%2F1195658%2Fspanish-to-english-us-is-increasingly-monolingual-despite-latino-immigration%2F&h=

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  3. Anche io non ho figli ma sono figlia di stranieri in Italia, quindi posso esprimere la mia esperienza di figlia di mamma spagnola e padre sud africano. Anche io figlia di un tri-linguismo imperfetto, ringrazio enormemente i miei genitori per avermi regalato questo dono che fa parte di me e mi rende speciale. Da piccola anche io, quando mi parlavano in spagnolo o in inglese, rispondevo in italiano, eppure non hanno mai desistito ed ora posso dire che sono spagnola e italiana madrelingua, e che ho un ottimo livello di inglese, ma non da madrelingua. Mi hanno regalato l’opportunità di scoprire nuove parole, nuove sfumature di significato che magari in una delle tre lingue non esistono. Non penso che una delle tre lingue sia culturalmente più importante o utile delle altre, tutte e tre fanno parte della storia dei miei genitori, della mia storia, e quindi penso che sia stato molto importante per me non perdere quel legame.

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