Una trasmissione radiofonica parlava della sobrietà degli addii al nubilato, e ho improvvisamente ricordato il più tragico a cui ho partecipato. Non che abbia una grande esperienza, eh.. A parte il mio, trascorso alle terme con le amiche, e un altro, cena a casa tra le rigidissime amiche della sposa, ho partecipato solo ad un altro addio al nubilato tra sole donne. La sposa è tuttora una delle mie migliori amiche, e la credevo incapace di poter fare quel che ho visto: cattolica osservante, educatrice, persona morigerata e discreta.

Arriviamo al ristorante sardo. Non conosco nessuno se non la futura sposa. Al tavolo siedono una ventina di ragazze, la cena scorre tranquilla tra fiumi di vino e piacevole conversazione.
Alla fine della buona cena inizia lo spettacolo. Fosse stato destinato a me mi sarei alzata e me ne sarei andata, ma io sono una bacchettona snobbona e per certe cose non ho assolutamente il senso dell’umorismo, mentre lei se l’è cavata alla stragrande, l’ho ammirata davvero. Il problema, ovviamente, stava in chi l’aveva organizzato, quello squallido addio al nubilato.

Alle spalle della mia amica arriva un cameriere, orrendo, con camicia semisbottonata, e all’attacco della musica inizia un ironico (?) spogliarello il cui pezzo forte doveva stare proprio nel fatto che era un cesso. Spogliandosi si struscia a lei, che schifo, che sta al gioco e ride e un po’ risponde alle moine. Lui resta in mutande accanto a lei, contemporaneamente le allungano un regalino, lo scarta, dentro c’era un perizoma da tigre del ribaltabile. Lei ride divertita e lo indossa, fortunatamente sopra i pantaloni. Lui le ciondola ancora un po’ intorno, poi come se niente fosse si riveste e ricomincia a servire gli altri tavoli. Che tristezza.
Arriva la torta. Un immenso, gigantesco, bianco pisello di panna. Le amiche iniziano ad incalzarla urlando e applaudendo, e lei, sportivissima, con ancora quell’orrendo perizoma messo mezzo storto, inizia a leccare la panna, per tutta la lunghezza della torta, in un unico interminabile viaggio.

Ero sconvolta e disgustata e continuavo a bere. Lei era esattamente davanti a me.
Aveva panna ovunque, sulle guance, sul naso, sul mento, sui capelli, e inizia a leccarsi fin dove arriva con la lingua. Uno spettacolo indimenticabile. Le amiche sempre più entusiaste gridavano e incitavano al sesso che avrebbe intrapreso dal sabato successivo (fortunatamente non arrivava vergine al matrimonio, ma perche’ sto stereotipo??), le passavano i loro regalini corredati da gridolini isterici, ed erano tutti sul tema Ora inizia il tuo vero lavoro, piccola prostituta! Vedevo la gente agli altri tavoli voltarsi verso di noi, qualcuno applaudiva, speravo finisse al più presto. Ed ero ubriaca.

Fingo stanchezza e vado via, per fortuna la pendolarità è una scusa che solleva da molte occasioni scomode. Una ragazza mi chiede di accompagnarla a casa, forse siamo state le uniche due a reputare pesante quella serata.

E ho pure vomitato tutta la notte.

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