Da bambina ero piuttosto timida. Non che ora sia particolarmente esuberante, ma l’età e il lavoro hanno un pò smussato la mia naturale riservatezza.
No, da bimba ero proprio introversa. Disponibile, responsabile, accondiscendente, e introversa. E avevo una fantasia: poter scattare le fotografie con gli occhi.
Avrei sicuramente rubato un’immagine del ragazzino di cui ero segretamente innamorata, per appenderla in camera sopra al mio letto! Ma mi sarebbe piaciuto anche potermi rendere utile, che so, uno spionaggio, un pedinamento, una testimonianza, un ricordo che potesse restare indelebile…
Poi crescendo, una volta patentata diciamo, ho pensato che l’umanità avrebbe potuto apprezzare anche un’altra mia invenzione, segno del fatto che il mio carattere era ormai decisamente più orientato alla comunicazione: un dispositivo che ti metta in comunicazione con le automobili circostanti, una sorta di bluetooth, solo che nel 1991 non sapevamo nemmeno cosa fosse un cellulare figuriamoci un bluetooth. Allora rimorchiare sarebbe stato semplicissimo, ma anche mandare a quel paese la macchina che ti taglia la strada, o chiedere un’informazione stradale, o segnalare a qualcuno un faro spento.
La macchina del tempo è quello che vorrei ora. Per certi versi desidererei riavvolgere il nastro, fare DELETE di un periodo sbagliato e riviverlo con il mio promesso, ma dieci anni fa. La manovra sarebbe tra l’altro perfetta perché i rispettivi periodi da deletare coincidono alla perfezione.
Datemi la possibilità di fare la pendolare con gli Stati Uniti, fatemi dormire accanto a lui ogni notte, camminare per mano insieme, fare la spesa, fare l’amore, che non ne possiamo più… poi posso pure tornare a Roma a lavorare, ma almeno qualche ora ogni giorno ho bisogno di ossigeno!

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