Mi ricordo quando si partiva per le vacanze.
La nostra famiglia, piccolo borghese, ma piccolo piccolo, trascorreva il mese di luglio al mare vicino Roma. O meglio, noi figlie ce la spassavamo beatamente al mare e i genitori continuavano a lavorare ma da pendolari. Poi, ad agosto, il viaggione, a volte in Italia a volte all’estero, quasi sempre al mare.
Ma ovunque andassimo, e che fosse luglio o agosto, lo stato della nostra automobile era questo:

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Mio padre sbraitava contro l’incapacità di mia madre di lasciare anche solo il portaspilli a casa, per poi passare il mese in questione a rimproverarla di non aver portato proprio il cacciavite che a lui serviva. Mio padre non sapeva farsi le valigie, non sapeva farsi nemmeno il caffè veramente, e viveva in uno stato di eterna figlitudine come si conveniva agli uomini di un tempo. Mia madre quindi pensava per quattro, dovendo preparare l’occorrente anticipando i bisogni di tutti, che quando poi è arrivato il cane portava pure i giochini di Peppe. Cane femmina.

Sono sempre stata incapace a preparare un bagaglio sintetico. Essendo un’impulsiva, quando faccio shopping compro sull’onda dell’entusiasmo e non bado tanto ai colori, al punto che fare una valigia anche solo per un weekend significa dover considerare tutto lo spettro prismatico. Mia sorella invece veste solo di nero e grigio da quando ha sedici anni. I suoi bagagli sono perfetti. C’è da dire che viaggia poco eh, ma quando lo fa ha sempre tutto con sé, o non le serve altro perché lo ha già previsto.

Sono riuscita solo una volta in questa impresa. Facemmo un viaggio itinerante in Tunisia, Slashbro ed io e un’altra coppia di amici. Stufa di portare i borsoni e gli zainoni da campeggio che pesano un accidente da vuoti mi feci prestare da mia sorella uno suo zainetto a triplo fondo, bellissimo, dove feci entrare veramente l’indispensabile. E non mi servì niente altro, furono tre settimane di pareo, gonne svolazzanti, canottierine, costumi e shorts, e fu un viaggio bellissimo. Non acquistai nulla però, nemmeno souvenir. Non avrei saputo dove metterli. Tanto ero decisa a viaggiare a mani libere che dimenticai la stecca di sigarette del duty free nel taxi che ci portò all’albergo di Tunisi.

E smisi di fumare.
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