Ero in treno dall’aeroporto di Fiumicino e avevo davanti una famiglia con valigia al seguito. La bimba, davvero molto carina, mi guardava incuriosita forse per via dei miei occhialoni da sole a coprire la nottata insonne, e mi ha fatto ricordare un episodio di quando ero bambina.
Fine anni ’70, paleolitico. Eravamo – mia madre, mia sorella ed io – sull’autobus e andavamo a scuola di danza (entrambe; poi mi hanno giustamente cacciata per inattitudine assoluta e mi sono data al basket. Ecco, brava). Seduta di fronte a noi c’era una ragazza sulla trentina che indossava un paio di occhiali da sole su cui si rifletteva la luce creando un prisma di colori.
Noi due, bimbe, guardavamo e la additavamo affascinate, ridacchiando tra noi ingenuamente: “Guarda l’arcobaleno!!”  spostandoci un po’ per scoprire nuovi riflessi.
Ad un tratto la coattona sbotta, gelandoci: “Aò, ma se pò ssapè checcaaaazzo ciavete da guardà?!

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