Delitto e castigo

Ieri sera ho visto l’intervista a Omar, quello di Erika&Omar, che per tutta la vita il suo nome viaggerà in coppia con quello della sua ex fidanzatina, quella con cui uccise a coltellate madre e fratellino di lei e quella per la quale si è fatto quattordici anni di carcere.
E già è un paradosso che alla perizia psichiatrica ti diagnostichino una sindrome da personalità dipendente e poi il tuo nome sarà associato per sempre ad un’altra persona.
Mi ha fatto una gran pena. Tanta. Raramente si ha idea di cosa significhi “scontare la pena”. Lavorare su di sè, accettare di essere un assassino e doverci fare i conti ogni giorno per il resto della tua vita. Risentire ogni giorno le urla delle vittime. Rivivere le scene come in un film, in una spersonalizzazione alienante che è invece la realtà, e rendersi conto che quelle impronte nel sangue sono davvero le tue. Hai ucciso, sei davvero pentito e non puoi far niente per riavvolgere il nastro. E il tuo viso porta su di sé i segni di quell’amarezza.
Dice che vorrebbe poter essere considerato per quello che è, per l’uomo che è diventato e non per il ragazzo che è stato. Poter avere un lavoro, un figlio con la sua fidanzata. Guardare al futuro insomma, e non essere più risucchiato dal passato. Glielo auguro davvero. Gli ho creduto, era sincero.

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0 pensieri su “Delitto e castigo

  1. non l'ho vista e non mi piace a priori l'idea che un personaggio del genere debba farsi intervistare. immagino quanto dolore riportare luce su questa tragedia inspiegabile abbia portato a quel pover'uomo che ha perso una moglie e un bambino piccolo. di sofferenza ne ha gia' causata fin troppa, se davvero vuole dimostrare di essere cambiato lo faccia con i fatti e non con le parole. o almeno io la vedo cosi'.

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  2. Non ho visto l'intervista ma non credo sarebbe servita a farmi provare pena: nessuno di noi può riavvolgere il nastro e cambiare episodi dolorosi del proprio passato, che magari ci hanno rovinato la vita ma che NON abbiamo scelto noi, come una malattia, una perdita o il massacro di un familiare. L'orrore che ha sempre davanti agli occhi è quello che LUI ha causato, quindi lamentarsi è fuori luogo, almeno secondo me

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  3. Non è che ora voglio prendere le difese del tipo, ma l'intervista in questione non era fatta per ottenere il perdono nè la benevolenza del pubblico. L'ho visto smarrito e piuttosto in preda del falco Alessio Vinci che stava realizzando lo scoop, ed era rapace pure l'altra giornalista con la ricrescita.Non chiedeva di riavvolgere il nastro, nè si lamentava. Raccontava, piuttosto, come quel delitto sia rimasto così impresso nella sua anima da continuare a sentire le urla delle vittime. E da ultimo, lui guardava. Era lei ad accoltellare. E questo è stato stabilito anche dalla perizia. Certo, non l'ha fermata, non è stato in grado.

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