Durante il mio ultimo volo Alitalia con destinazione Miami sono capitata seduta accanto ad un uomo, americano, che fin dall’ingresso a bordo ha cercato di fare conversazione, ma dal momento che non ero assolutamente in condizioni di avere un dialogo, se non con la tazza del water, ha presto desistito. Prima che cadessi in coma ha però fatto in tempo a fare una battuta sul mio abbigliamento cipollesco – tipico quando volo – e sottolineando che a Miami avremmo trovato 26 gradi ha ostentato i suoi shorts e le sue infradito: sì, bravo bellino, però l’ho visto che dopo quattro ore eri sulla strada per l’assideramento.
All’atterraggio, addirittura con qualche secondo di ritardo rispetto al momento in cui le ruote hanno toccato terra, è scattato l’inevitabile applauso. Il tipo si guarda attorno confuso, noto il suo smarrimento e gli dico: “E’ una usanza italiana”. E lui, sbigottito: “Ho pilotato aerei per anni e non è mai capitato che qualcuno mi applaudesse all’atterraggio”. Poi scuote la testa in segno di riprovazione e avrà sicuramente pensato: “…Italians….”.
Ieri sera siamo andati al cinema con degli amici a vedere La bella e la bestia in 3D. Glisserò sulle meravigliose scarpe con plateau tacco 12 a spillo che portava la figlia della nostra amica, se guidava lei diosolosa come abbia fatto. Cinema fighissimo, sedici sale, un mucchio di gente e vasche di popcorn. Il film è carino, sì, ma niente a che vedere col corto che lo introduce: lo spassosissimo matrimonio di Rapunzel. Da solo vale il costo del biglietto.

Al termine del film, tanto non rovino alcuna sorpresa, no?, quando la Bestia ha già ripreso le sue fattezze umane, scena del ballo nella sala del castello: nell’approvazione incantata di Lumiere, mrs Potts e Clogsworth, i due protagonisti si abbracciano e si baciano appassionatamente. Il cinema intero esplode in un enorme applauso liberatorio.
In tanti anni da spettatrice, mai mi era capitato di assistere a qualcosa del genere. Tsk, spanish!

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