Ho il dentino avvelenato #6 Ipocrisia

Ha ragione My, mi arrendo. L’Italia e’ un paese di comunisti, e io sono definitivamente di destra. E’ inutile continuare a difendere l’indifendibile.

Resto sbalordita dai commenti che leggo sui vostri blog. Ma perche’ chi detesta l’America si trasferisce qui? Non lo capisco. Ci capita suo malgrado? Per carita’, puo’ essere, e non e’ facile ambientarsi in un paese straniero, soprattutto se non lo si riesce a comprendere.
Conosco persone che non mettono piede da Mc Donald’s a priori, e non per motivi “alimentari”. Pero’ se per caso vanno a visitare, che so, Londra, allora si’ mangiano l’hamburger capitalista, ma solo perche’ devono risparmiare, ovvio. O forse basta viaggiare da Livorno a Milano per non essere visti dai concittadini. Livornesi non ve la prendete, vi ho presi a caso, potevo dire palermitani.
Ho letto commenti di persone che scrivono Da Starbucks ti accompagno io (all’estero), ma ammetto che in Italia non ci andrei.
Ma perche’??? Ma si e’ capaci di tanta ipocrisia?

L’America e’ succulenta solo per i turisti. Poi dodici commenti piu’ sotto Hai rinunciato alla green card?!? Ma dalla a me!
Cioe’. Parliamone.

Sono l’ultima a potere esprimere un’opinione, sto qui da troppo poco tempo e ancora vedo tutto con gli occhi della neofita, percio’ mi piacerebbe che foste voi ad esprimere un’opinione. Indubbiamente ci sono contraddizioni enormi in questa societa’. Come scrivono in tanti, medicina e istruzione tagliano fuori dalle possibilita’ cosi’ tante persone che sono assolutamente inique. Ma non si puo’ cercare di capirle con la mentalita’ italiana abituata all’assistenza piu’ o meno gratuita. Perche’ qui si sono opposti tutti alla riforma sanitaria di Obama, cosa sono, masochisti? Le assicurazioni sono sicuramente dentro la societa’ e nella vita dei cittadini in modo inestricabile, ma sono abbastanza convinta che se tutti ne fossero contrari le cose cambierebbero, e invece sembrano ben contenti di tenersele cosi’, le loro carissime polizze sanitarie e i loro onorari medici stratosferici, perche’ si parte dal presupposto dell’autodeterminazione individuale. Sicuramente, ripeto, la mia e’ una visione semplicistica, di quella che ancora non ha capito una mazza di come funzionano qui la politica e la societa’. Ma dire che qui non si da’ opportunita’ di fermarsi sul territorio per cercare un lavoro per rimanere (piu’) stabilmente, e’ inesatto. Non si puo’ mischiare nello stesso discorso legalita’ (i visti) e opportunita’. Qui le opportunita’ ci sono, e My lo ha sperimentato sulla sua pelle: e’ arrivato qui due anni fa dall’Italia e in tre mesi aveva lavoro. E’ partito dal basso, certo, ma e’ cresciuto professionalmente con una velocita’ che in Italia sarebbe impensabile.

Arrivare in America con un visto turistico VIETA di cercare lavoro. Certo, poi lo fanno in tanti, ma se trovi un’azienda disposta ad investire su di te devi tornare in Italia e aspettare che le carte per un visto lavorativo siano pronte. E qui si parte dal presupposto che se per lo stesso lavoro sono appetibili un americano e un italiano, il lavoro lo danno all’americano. Oh, ma non vi lamentate delle stesse cose in Italia? Di Belen che ruba la scena alle grandi presentatrici italiane?

Non e’ che arrivi qui sperando di essere assunto dal nulla come ingegnere termonucleare. Io ho fatto le mie belle riflessioni, con My, prima di decidere di appendere al chiodo la laurea in psicologia. Sono disposta a ricominciare daccapo, mi sta bene, nuova vita a tutto tondo. Ma tanti sono sgomenti quando lo dico, E tutti gli sforzi che hai fatto??

Ma non sono in Italia. Sono in America. Tra le varie cose, per poter fare la psicologa qui devo almeno dominare perfettamente la lingua, e quanto mi ci vuole? Preferisco ricominciare. Fare il cameriere qui non e’ una cosa da sfigati. La paga base e’ una miseria, ma le mance sono obbligatorie e consistenti. Ma se ragioniamo con la mentalita’ italiana, fare i camerieri qui (o a Londra, per dire) e’ da falliti.

E’ una societa’ basata sul reddito. E da noi, invece, distribuiscono i soldi equamente? Le donne stanno a casa perche’ gli asili nido hanno prezzi stratosferici. Beh, da noi e’ uguale perche’ non ci sono proprio. Non c’e’ il contratto a tempo indeterminato. Non e’ del tutto corretto, ma se si perde il lavoro ne si trova un altro e velocemente (torniamo al cameriere, per dire). Non c’e’ la cultura, non amano il bello, sono ignoranti eccetera. Tutto vero. Ma stiamo paragonando la Vecchia Europa, stratificata per millenni, con il Nuovo Mondo. no, dico, avete mai fatto caso a questi due aggettivi? Ripeto, tanto per parlare di Miami, e’ una citta’ nata agli inizi del Novecento. Non e’ che la puoi paragonare con Roma, per bellezza architettonica e storia; ma la citta’, alcuni quartieri ovvio, perche’ poi e’ cresciuta cosi’ velocemente a causa dell’esilio cubano, alcuni quartieri sono verdi e meravigliosi, che a Roma ce li sogniamo davvero.

ma non e’ geniale??

Io non capisco perche’ se su Italiansinfuga scrivo (e mica solo io eh, e’ capitato a tanti) che ho lasciato l’Italia blablabla arrivano critiche a non finire perche’ ho sputato nel piatto in cui ho mangiato; poi arrivo qui e trovo altri che sputano in altri piatti concessi. Per carita’, non e’ che mi aspetto che tutti siamo grati per la liberazione dal nazifascismo, ognuno ha le sue idee e magari ama fare collezione di dittatori variamente colorati; e mi sta bene non condividere che una nazione ricorra alle armi e alla pena di morte (ma la Cina comunista, pero’? E le morti sospette dei dissidenti russi e cubani?). Ma non si puo’ cercare di capire il Giappone, per dire, con il filtro italiano; e per quanto questa nazione sia stata fondata da europei, e’ cresciuta autonomamente e con una cultura propria e spesso alternativa a quella europea.

Assolutamente non sto dicendo che tutti dobbiamo avere le stesse idee. Ma credo che quello che hanno scritto molti non possa rispondere alla domanda che aveva fatto l’autrice del post, semplicemente perche’ errato nei presupposti. E allora apprezzo davvero tanto chi ha semplicemente detto che il bello di questa societa’ e’ che e’ davvero egualitaria, senza confini di razza, ne’ sesso, ne’ cultura. Si puo’ non essere d’accordo con tante cose, ma bisogna vivere davvero un posto, per giudicarlo. Se no si resta sempre i soliti italiani che vanno in Germania e si lamentano che si mangia male perche’ gli spaghetti sono scotti.

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61 pensieri su “Ho il dentino avvelenato #6 Ipocrisia

  1. ogni volta che scrivi questi post della serie dentino avvelenato mi sento chiamata in causa :-D[ok, ok, non l'ho ancora fatto, ma cerchero' di superare i miei pregiudizi sul fast food… magari non al mc donald pero', quello non ce la faccio :-D]

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  2. Cara Lucy, come tutte le cose c'è sempre un pro e un contro. Io ammetto che la mia visione degli USA sia condizionata dalla mia personale situazione che ha alti e bassi. e questo è un momento basso, quindi vedo solo in nero. certo, nei momenti buoni non ho nessun dubbio a dire che alcune opportunità che abbiamo qui non le avremmo mai trovate tantomeno in Italia e che questo è il miglior posto dove possiamo vivere in questo preciso momento. Perchè c'è speranza. Cosa che non percepisco nelle persone con cui sono in contatto in Italia e in Spagna. E la speranza non è poco. Direi che è quasi tutto. Però è vero che le cose per noi sono state molto difficili, probabilmente di più di quello che ci aspettavamo. forse proprio perché, come tu dici, siamo abituati a una mentalità europea. però ti assicuro che quando hai due bambine piccole e paghi l'asilo di una come un'università privata in europa e la baby sitter dell'altra come un mutuo e per questa ragione ti trovi a dover lasciare il lavoro (come credo che dovrò fare) ti butti giù. e quando nonostante paghiamo un'assicurazione medica altissima mensile (quella che copre di più) ti ritrovi a dover pagare il 10 per cento (un parto costa circa 20.000 dollari se tutto va bene) quel dieci per cento è certo poco rispetto al totale però è tanto. e abbiamo avuto la sfortuna che in un anno tutti i membri della famiglia sono dovuti andare all'aspedale. mio marito e mia figlia per problemi gravi di salute e io per partorire. allora dipende anche da che punto vivi l'america. e io penso che l'educazione e la sanità siano due pilastri importantissima, soprattutto per chi ha famiglia con figli.che poi il servizio sia ottimo su questo non ci piove. non sto dicendo che sia meglio l'Italia. sto dicendo che in tutti e due i sistemi c'è qualcosa che non mi torna.mi piacerebbe avere la carta verde perchè le previsione di rimanere qui sono a lungo termine per il lavoro di mio marito. averla ci risolverebbe moltissimi problemi burocratici ed economici.quindi sí, tendo a una visione pessimista in questo momento. specialmente quando appunto si parla di “sogno americano” (ovviamente come frase fatta, come mito) mi viene da dire “bè, aspetta un momento”. parlerei piuttosto di un'opportunità. insomma, ho scritto troppo, spero si capisca. baci alla pancina!

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  3. L'america e' un grande paese per le opportunita' che offre. Per un immigrato e' piu' difficile coglierle, come abbiamo sperimentato tutti sulla nostra pelle. Non sempre il datore di lavoro e' disponibile a pagare le spese del Visa. QUindi il mio primo permesso di lavoro l'ho pagato 5000 dollari di tasca mia, insegnavo italiano. Poi qui a L.A. ho fatto un corso meraviglioso di giornalismo che mi ha aperto le porte per un lavoro da giornalista, datore di lavoro italiano. Ero una corrispondente, ed e' grazie agli USA che ho potuto intervistare i grandi nomi del cinema. In Italia me lo sarei sognato, non ci arrivi proprio a certa gente, ci sono sempre i soliti, spesso ottuagenari. Poi mi sono licenziata perche' lo stipendio era basso e l'ambiente mediocre, ma per tre anni ho avuto esperienze importanti, formative, divertenti. Ho viaggiato per lavoro, sai quelle cose fiche che fanno sempre gli altri? Per tre anni le ho fatte io e non mi sembrava vero. Non ho mai smesso di insegnare italiano. Mi piace, non e' un ripiego. Insegnavo agli immigrati anche quando ero in Italia. Qui sono pagata molto di piu' e sono rispettata. Ed e' vero, come scrivi tu, che qui ogni lavoro ha la sua dignita' e questo mi piace tantissimo. Due grandissimi limiti di questa societa' sono in quello che tutti criticano: l'istruzione e la sanita'. Puoi finire in rovina anche se hai un'assicurazione. Anche la gente benestante e' terrorizzata dall'idea di ammalarsi. E ti parlo di gente benestante per davvero, ma i costi delle cure sono alti, e piu' sei malato seriamente e piu' sono alti. L'assistenza sanitaria gratuita e' una forma di solidarieta' sociale che mi piacerebbe trovare negli USA. E poi l'asilo nido, sei ore a settimana costano 440$, per dire. Gli USA non sono il paese perfetto, no. Pero' adoro che la discriminazione di genere sia molto meno forte che in Italia, per esempio.Non lo e' nemmeno l'Italia un paese perfetto, pero' sapere che mia figlia puo' ricevere la stessa istruzione del figlio di un riccone mi fa sentire meglio. In America non e' cosi'- il sistema e' da brivido, il tuo successo sociale e' segnato gia' all'asilo. Per non parlare della competizione che alimentano tra i bimbetti delle scuole elementari, e lo stress che gli buttanno addosso.Sapere che se in Italia abbiamo bisogno del medico non dobbiamo dare via un rene mi fa stare molto piu' tranquilla.Detto questo, io amo l'Italia perche' e' il mio paese e c'e' la mia famiglia. Odio un certo tipo di italiani e di italianita'.E pure considera L.A., NY, Miami, San Francisco sono citta' particolari, diciamo evolute :)(non mi e' venuto termine migliore).Dipende dai periodi, a volte penso che vorrei tornare in Italia, altre penso che qui sto meglio, anche se soffro moltissimo la lontananza dalla famiglia (e ora anche mi dispiace tenere mia figlia lontana dai nonni).Scusa il commento lungo e caotico, ma e' un argomento complesso e lo sento anche parecchio :)valescrive

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  4. Per me, in quanto maestra (in italia prima, e a NY ora) definire egualitaria la società americana è impossibile.Le differenze in termini di opportunità e privilegi, sono immense, la competizione l'antagonismo e la selezione all'ingresso sono impressionanti.I costi lasciamo perdere. A tutti i livelli di istruzione!In quanto immigrata vivo decisamente meglio delle mie colleghe americane: non devo detrarre dal mio stipendio le rate di pagamento dell'università (che vanno dai 300 ai 600 dollari al mese, e che nessuna di loro, tutte oltre i 30 anni, ha ancora finito di pagare).Se fossi nata qui, da una famiglia come quella che ho in Italia, non avrei mai fatto l'università. Probabilmente non avrei nemmeno concluso le superiori perchè sarei finita in una dropout factory school.Credo che un conto siano le scelte e le opportunità che abbiamo noi come migranti, adulti e motivati, tutt'altra storia è se nasci qui, povero.Detto questo, a me non fa che bene quando qualcuno che mi ricorda le cose belle dell'ammeriga, che con il tempo tendo a vedere nero e a fare di una manciata di sassolini una chilometrica catena montuosa!Alice smericanizzatrice

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  5. che dentino avvelenatissimo, e quanta carne al fuoco! Da italiana che vive in italia, con due bambini italiani da crescere, dico che qui si vede nero. Nerissimi. L'italia è un paese morto, fermo, vincolato e radicato nelle raccomandazioni e dalle baronie. Se non sei “figlio di” in italia non vai da nessuna parte. L'unica speranza è scappare da qui. I ragazzi devono scappare via da qui.

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  6. Oddio che l'Italia sia un paese di comunisti è proprio da ridere… guarda che fine abbiamo fatto! :DComunque concordo inece sulla questione culturale, anche se io, se fossi in America, sarei d'accordo con Obama e non perché sia un comunista o filosocialista (cose che effettivamente non sono), ma perché l'autodeterminazione non dipende solo dalle motivazioni: credo che anche in America se sei figlio di una famiglia agiata puoi permetterti molte più cose e, se curarti costa così tanto, non hai la possibilità di investire quei soldi in un'attività, in un master, in un corso di formazione, ecc. Certo la mentalità è diversa ed anche la nostra Europa è piena di mentalità diverse e me ne sono reso conto attraverso i miei viaggi. Credo comunque che un sistema perfetto non esista, ovunque troverai delle falle, anche nei sistemi nordici dove tutto è perfetto, c'è un welfare efficientissimo, ma il tasso di suicidi è elevastissimo.

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  7. Il discorso “sputi nel piatto in cui hai mangiato” mi fa rivoltare i neuroni (sempre che si possano rivoltare…). Siccome sarei nato in Italia allora devo escludere a priori la possibilità di andarmene? Una volta un mio amico, per rispondere alla mia idea di andare via una volta laureato, mi disse che sono un codardo, perché se avessi le palle resterei qui, perché “è troppo facile scappare”. Già, come se avessi da dimostrare qualcosa a questo Paese. Scusa se sono andato un po' fuori tema, mi sono aggrappato solo a qualche frase del tuo discorso per sfogarmi anch'io, perché pure io ho il dentino avvelenato 🙂

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  8. “L'America e' succulenta solo per i turisti. Poi dodici commenti piu' sotto Hai rinunciato alla green card?!? Ma dalla a me!”no ma quella e' stata davvero stupenda, di solito ci stanno attenti e scrivono una cosa in un blog e la cosa opposta in un altro!

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  9. Niente da controbattere sulla medicina, ma anche con la carta verde non cambierebbe nulla, no? E lo so quanto costa, e quanto e' tutto assolutamente nelle mani delle assicurazioni che fanno il bello ed il cattivo tempo: me ne sto accorgendo con la gravidanza. Mi dispiace per quello che ti e' accaduto, e sicuramente anche questo ha contribuito alla tua visione, ma ecco, in questo commento hai espresso delle motivazioni assolutamente condivisibili.

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  10. No, non sono il paese perfetto. Quattro mesi di college a me, international student, mi costano 6mila$, e devo fare almeno due semestri obbligatori l'anno. Con un solo stipendio e' un incubo, te lo assicuro. Ma i miei colleghi di corso, i permanent resident che vivono qui, pagano 1500, e siccome lavorano e pagano le tasse hanno tutti accesso al financial aid, quello per cui Alice qui sotto scrive che pagano dai 300 ai 600$ mensili. E puoi rimborsare anche 50$ al mese in mille anni, dipende dagli accordi che prendi. Poi che qui vivano al di sopra delle loro possibilita' con le carte di credito, e' un altro paio di maniche. Ma in Italia non abbiamo assolutamente nessun tipo di aiuto economico per gli studi, se non ridicolo: quando ho frequentato la scuola di specializzazione, pubblica (La Sapienza), un mio collega di corso fuori sede aveva difficolta' economiche, lavorava e studiava per mantenersi da solo nella capitale, e sperava che la borsa di studio (benche' ridicola) andasse a lui. Ovviamente e' spettata al collega piu' che benestante che gia' lavorava nel dipartimento della direttrice della scuola. L'altro ha lasciato la specializzazione.

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  11. Alice, sul costo e sulle rate degli studi ho gia' risposto a Valeria, un'idea me la sto facendo. Ma continuando il suo discorso e per rispondere a te, non sono del tutto d'accordo con le stesse opportunita' che hanno i figli dei ricconi in Italia e i pezzenti come me. Ho lavorato nelle scuole medie, ne ho girate tante, ma tante. Vi assicuro che la qualita' dello studio nel borgo di Tragliata, circoscrizione 19 di Roma, e' ben inferiore a, che so, Parioli, o anche solo Prati. E non solo per l'utenza che arriva nelle classi, ma anche per alcuni professori. Da piangere, vi giuro. Poi quando arrivi all'universita' la forbice si fa allarga definitivamente: non mi dirai che chi studia alla Luiss, o alla Cattolica, o alla Lumsa, ha la stessa qualita' di insegnamento di chi si iscrive alla Sapienza. Di opportunita' poi manco a parlarne. Non so cosa siano le scuole che hai citato ma so cosa vuol dire dropout. Pero' se un ragazzo di famiglia modesta vuole studiare, ed e' motivato, qui ha gli aiuti economici per farlo e cercare di realizzare il suo sogno. In Italia va a pulire le scale e la mobilita' sociale resta ferma com'era.

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  12. E' terribile quello che si legge sui giornali. Egoisticamente riesco a dire me ne sono andata appena in tempo, perche' davvero non sarei sopravvissuta all'inverno, col mutuo da pagare e il mio lavoro dai troppi chiari di luna. Siamo tornati all'espatrio, ma per fortuna non e' piu' con la valigia di cartone.

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  13. Assolutamente d'accordo con te, ma li' si suicidano per la mancanza di sole, e non e' per ridere, e' proprio vero. Pero' hai ragione, c'e' del marcio in tutti i sistemi.Se ti va leggi i commenti sopra per l'istruzione, quello che sto imparando e' che qui le possibilita' di pagarsele ci sono.

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  14. Invece hai colto nel segno, perche' noi italiani siamo esattamente cosi'. La codardia e' quello che viene rimproverato a noi expat, come se andarsene non abbia un prezzo, economico ed emotivo. Chi vive all'estero, dopo tanto tempo, non e' piu' italiano e non e' ancora americano. Si diventa stranieri in entrambe le nazioni, e lo dico da figlia di finlandese.

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  15. concordo con Ale [tredici] : sento spesso questa accusa di codardia a chi “scappa” e non tenta, in nome di chissà quale patriottismo, di restare. Per dare qualcosa al mio Paese? E il mio Paese cosa mi ha dato in cambio, finora??? Per parafrasare un modo di dire che Grillo usa molto in questi giorni, meglio un salto nel buio in un'altra nazione, che un suicidio assistito qui 😀

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  16. caro giacomo, mi spiace che i miei commenti siano stati male interpretati. purtroppo in un commento non puoi parlare di tutta la tua situazione e posso capire che presi cosí suonino strani. se hai tempo leggi il commento che ho lasciato più sopra. è un'opportunità per capire prima di giudicare!

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  17. Scusate se mi intrometto 😀 Forse e' un po' OT.Davvero pagano cosi' poco? Allora e' vero come dicono che in Florida le universita' hanno solitamente tuition piu' basse rispetto a tutti gli altri Stati. Io quando cercavo un'universita' in MI e anche in giro per gli States vedevo sempre prezzi a semestre per i residenti da $5000 in su e per i non residenti $10000. Quei prezzi scritti da te neanche i community college riescono ad offrirli.Come dici te, tralasciando tutti i lavori che offrono le universita' agli studenti che vanno per oltre uno-due posti risicati nella cafeteria come tanto si pubblicizza su Internet, di risorse per finanziarsi gli studi ce ne sono tantissime e le universita' le pubblicizzano a gran voce. Dalle borse di studio pubbliche (e private, anche per i non greencardati!), ai prestiti sia delle banche che del governo che di fama non ha la stessa fame di profitti delle banche e si possono trovare accordi soddisfacenti. Conosco decine di persone “povere” che studiano all'universita', in USA. Ma povere della serie che abitano in una baracca di legno nella periferia di una metropoli e vanno ogni giorno a lezione in autobus, se passa.Qua adesso non so com'e' La Sapienza, ma mi pare che comunque i laureati non hanno problemi a trovar posti per cui hanno studiato a Roma e dintorni anche di alti livelli, in un'universita' come la mia invece che ti fa pagare zero per studiare e per vivere tutti i giorni nella citta' regalando borse di studio a tutti (tranne a me, vabbe') e facendo laureare chiunque con voti parecchio alti piu' di quanto meritano, con una loro laurea ti ci fai il sottobicchiere purtroppo. Questo sia perche' mancano di credibilita', sia perche' il livello di educazione che danno e' ben sotto la mediocrita' e non si paragona a quello di altre universita' sempre italiane ma piu' rinomate. Io dico benvengano le universita' che fanno pagare il giusto, perche' altrimenti rovinano l'intero mercato ed il futuro dei loro studenti come e' gia' successo qui.

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  18. si, cambierebbe. abbiamo chiesto degli aiuti pubblici per venirci incontro con le spese mediche. rientriamo nei parametri economici per averne diritto ma non siamo residenti quindi nulla. anche per la dichiarazione dei redditi avremmo potuto ricevere una parte sempre dovuta alla spese mediche che abbiamo sostenuto. ma non possiamo sempre per lo stesso motivo. poi va be, certe cose le sai anche tu. visto e permesso di lavoro da pagare ogni anno e sentirsi terrorista quando antri in aereoporto. anche se hai una bimba di due anni e un pancione di 7 mesi ti fanno aspettare aspettare aspettare e ti chiedono di tutto e di piu. vorrei scrivere altre cose ma devo andare a lavorare, poi non voglio scrivere altri papiri…

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  19. Giacomo, anche io sarei d'accordo a pagare il giusto, in cambio di un tessuto lavorativo maturo e in grado di accogliere i suoi laureati. Purtroppo da noi non è così: dopo la laurea, l'inserimento nel mondo del lavoro è un capitolo a parte, e non dipende dall'università in cui ti laurei (del resto, esiste -anche se non so ancora per quanto- il valore legale della laurea). Lo stesso accade da te, a Roma, ed in altre città con università rinomate, care e pluridecorate.La svalutazione del titolo di studio é un discorso complesso, e credo che non c'entri con le rette.

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  20. Siccome ho letto il commento di Lucy un po' più giú, aggiungo che magari chi esce dalle università private ha qualche chance in piú rispetto agli altri, ma insomma, il succo non cambia molto.I “poveri” che citi che vengono dalle baracche di legno non credo proprio che si laureino ad Harvard…:)

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  21. Da non expat vorrei dire solo 2 cose:io l'universita' in italia non l'ho fatta perchè la mia famiglia non se la poteva permettere.mi da troppo fastidio chi parla di cose che non conosce, accade spesso che critichino la mia città senza averci mai messo piede.baciotti

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  22. Si' era per dire che alla fine non e' poi cosi' diverso da qua come si canta, che comunque se uno all'universita' ci vuole andare ci va, e ovviamente la qualita' va da se', sempre come qua e che posso provare vivendo il tutto sulla mia pelle. Il valore legale poco c'entra pero' se un altro laureato nella tua stessa disciplina ne sa 10 volte di piu' di quello che sai te ed esce gia' con esperienze migliori delle tue. Alla fine si guarda alle competenze e poco al titolo. Questo un'universita' mediocre non potra' mai offrirlo oltre alla laurea incorniciata. Almeno questo vale nelle discipline tecniche.Comunque, mi riferivo al fatto che molti dicono che in USA l'universita' e' preclusa a tutti a meno che non sei un riccone, e questo e' sbagliato.Una nota pero' visto che me lo hai ricordato, ad Harvard magari uno non ci va, ma all'MIT ti fanno studiare gratuitamente per merito senza farti spendere un soldo. Occasione rara, ma che e' possibile.

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  23. Sono d'accordo con Giacomo. Non e' questione di Harvard, ma di opportunita', che qui ci sono. Come qualcuno aveva scritto nell'altro blog, il figlio di una famiglia modesta qui puo' arrivare a prendere un phD. La possibilita' c'e'.Poi decidiamo se siamo di sinistra oppure no: non vogliamo selezione all'ingresso ma poi vogliamo una universita' che offra qualita' e opportunita'. Le due cose non possono andare d'accordo, no? E' come quando ci si oppone alla costruzione di nuove carceri ma poi ci si lamenta che i rapinatori vengono rilasciati subito. Non e' coerente.

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  24. Maggie mi inserisco perche' l'estrapolazione e' stata mia e non di Giacomo, ma l'ho fatto solo perche' altrimenti uno copia e incolla e ti googla e ti trova, e non mi piace. Parafrasando il resto del tuo primo commento, hai scritto che il sistema economico di qui fa spendere a chi non ha e fa guadagnare chi ha gia'. Ma questo accade anche in Italia. Poi dici che hai avuto l'opportunita' di arrivare ad un certo tipo di benessere “effimero” come la casa la macchina e la tv, ma come ti ha risposto Marica piu' sotto, ad averceli! Sei un'emigrante che ha ottenuto sicurezze che in Italia ad esempio io non avevo. E' per questo che lo trovo un discorso ingrato. Poi certo, la medicina e' come dici tu, ma dal mio punto di vista hai gia' tanto.

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  25. Volevo solo sottolineare che chi esce da un' università “di livello” ha esattamente gli stessi problemi a trovare un posto di lavoro rispetto agli altri (salvo rare eccezioni). Harvard l'avevo messa in mezzo più per scherzare che per altro.Sul fatto che valgano piú le esperienze e le competenze sono d'accordo: é vero, specie nelle materie tecniche.Infine, la possibilita' di prendere un PhD venendo da una famiglia modesta c'e' anche in Italia, potete credermi. I problemi semmai vengono dopo (vedi sotto).La questione che sollevi sulle università a numero chiuso vs istruzione per tutti è interessante, ed è anche difficile per me prendere una posizione netta. Penso che la selezione all'ingresso sia un buon mezzo per far sí che le possibilità per il dopo aumentino. Ma non so se da noi queste due cose (numero chiuso-opportunità) siano strettamente legate, o meglio, credo che ci siano altri fattori in gioco che determinino, a parità di meriti, il successo lavorativo di un laureato. Ad esempio, non è neanche coerente che le nostre facoltà scientifiche siano sempre più deserte, al punto da lamentare il calo preoccupante degli iscritti anno per anno, e che però non si faccia nulla per attirare e trattenere i pochi impavidi che terminano gli studi. Anzi, alla prima occasione ce ne si libera per sempre. (Ho il dentino avvelenato anch'io, su certi argomenti).

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  26. Io solitamente rispondo che di vita ce n'è una sola, e soffrire masochisticamente per 40 anni nel paese in cui incidentamente sei nato, non ha mai fatto guadagnare una medaglia a anessuno. Ripeto, di vita ce n'è una sola, e credo fermamente nel sacrosanto diritto di provare, quantomeno, ad essere felici.

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  27. Esattamente, cosi' come non c'e' un serio orientamento agli studi precedente. E' inutile puntare sulle facolta' umanistiche, non danno lavoro. Le borse di studio per le facolta' scientifiche non attirano abbastanza. Leggo sui blog di ragazzi che non scelgono certe facolta' perche' c'e' l'inglese – anno domini duemiladodici, poi dici che non trovano lavoro. In Italia la laurea non serve a trovare lavoro. Oggi come oggi usciti dalla scuola superiore conviene trovare lavoro e poi semmai laurearsi, ma l'Universita' nei fatti e' un parcheggio. A meno che non studi ingegneria, e nei tempi. Mio parere.

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  28. Approfitto di questo post per chiarire meglio il mio pensiero.Anch'io, come te, capisco poco quelli che vengono qui con un visto turistico e si stupiscono se non gli vengono spiegati i tappeti rossi. E' normale: qui gli extracomunitari siamo noi e le regole dell'immigrazione sono più o meno le stesse in tutti i paesi. Io son finita qui perché mio marito ha completato il suo dottorato (in Inghilterra) in un momento sfigatissimo dal punto di vista economico (pieno credit crunch) e quindi ha dovuto scegliere la più conveniente fra poche offerte. Sono sicera e dico che sicuramente avrei preferito rimanere dov'ero, con un posto fisso che mi piaceva, tantissime amiche e la famiglia relativamente vicino (quando ho scritto che non ho mai avuto il sogno americano, intendevo questo). Nei due anni in cui siamo stati qui io non ho potuto lavorare, ma era una cosa che sapevo e ho accettato, per cui non posso lamentarmi. Nel frattempo stiamo portando avanti le pratiche per la carta verde, che dovremmo ricevere a breve.Ho anche scritto che ci sono cose di questo paese che ammiro profondamente, come per esempio il fatto che se nasci qui da genitori immigrati non passerai tutta la vita a sentirti dire che sei – che ne so? – un albanese di m***da. E questa la reputo una grande cosa, che in Italia manca. Però, da persona che è venuta qui seguendo tutte le regole del caso e che prevede di farlo anche in futuro, mi riservo il diritto di criticare alcune cose che non mi piacciono. Il discorso sanità è veramente complessissimo, perchè ci sta che qui hanno i medici migliori del mondo (attenzione però, non tutti si sono laureati qui, anzi) e non vogliono rinunciare a questo livello alto per avere un sistema che copra tutti. Da europea la penso diversamente, ma comunque posso capire.Per quanto riguarda l'istruzione, ti dico come la vedo. Premetto che qui a Washington c'è una percentuale davvero altissima di stranieri con dottorati in economia, biologia, fisica, medicina ecc. Tutti i colleghi di mio marito, stranieri o americani, hanno un phd; anche per quanto riguarda le ragazze italiane che ho conosciuto qui, quasi tutte o hanno un phd loro o ce l'hanno i mariti. Un giorno forse scriverò un post su quanto tutto questo sia frustrante per me, che sono una semplice laureataT. Il punto è questo: mio marito è figlio di operai, una sua collega italiana è figlia di professori di liceo. Nessuno dei due ha preso in dottorato in Italia, ma la laurea e il master sì. E con questo non mi sogno nemmeno di dire che l'Università italiana sia accessibile a tutti, sicuramente mio marito (ma anche io, che vengo da un contesto simile) ha avuto la fortuna di avere genitori con posti umili ma fissi e che hanno risparmiato tanto per farlo studiare. Ma il punto è questo: i colleghi phd americani (ma anche Sudamericani, Asiatici ecc.) sono tutti, e sottolineo TUTTI, figli di professori universitari, medici, grandi imprenditori (non parlo di tabacchieri o cose simili, chiaramente), avvocati e via cantando. Sono persone che quando sentono che mio suocero montava i motori in catena di montaggio sgranano gli occhi. Letteralmente. E io qui ho visto coi miei occhi gente che veniva dall'università pubblica italiana (ovviamente anche con master, non solo con laurea) essere ammessa a fare il dottorato in università che sono top10 nei loro rispettivi ambiti di studio. Obiettivamente quanti americani riescono ad accedere a questi programmi venedo dal Community College? Poi qualcuno sicuramente riuscirà ad entrare anche partendo da famiglie molto umili, ma si sarà fatto carico di uno student loan facilmente paragonabile ad un mutuo per una casa, mentre tanti suoi colleghi europei sono debt free o quasi. Per questo dico che l'istruzione americana a me personalmente non piace. E sempre per questo dico che ancora meno mi piace quello che stanno facendo alla scuola pubblica e all'università italiane, che fino a pochi anni fa erano istituzioni di cui potevamo andare fieri e ora sono in piena crisi. Scusate se ho scritto un romanzo.

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  29. Ma figurati Cherry, anzi grazie. Premetto immediatamente che i tuoi commenti non erano compresi nell'invettiva di cui sopra, come ti avevo gia' scritto. Non so rispondere a nessuna delle tue domande, sono qui da troppo poco e questa citta' di frontiera NON e' assolutamente indicativa della possibilita' di riuscita rispetto alla provenienza; ma lo e' sicuramente per le opportunita' che si offrono. Qui tutti arriviamo morti di fame. Fidati. Centro e Sudamerica, haiti, cuba, e pure io e My alla fine 🙂 ma la possibilita' di rinascere c'e'.Sicuramente il censo cambia le cose. E credo che chi qui sia riuscito a farsi una posizione, cosi' come accade in Italia, frequenti nella vita privata piu' o meno persone di quella posizione. E i confronti sono inevitabili. Io parto da questo presupposto. My lavora in una cucina, sopra di lui c'e' l'executive chef ma lui lavora a contatto con i lavapiatti, per dire. L'umanita' e' davvero la piu' varia. Difficilmente i piu' modesti hanno la polizza sanitaria, e non solo per soldi, ma perche' qui ci si cura anche al Jackson Hospital, ad accesso gratuito. Ma qualcuno di loro studia la notte per trovare un altro lavoro, frequenta l'FIU che non e' un community college. Fa sacrifici ma sa che prima o poi potra' cambiare la sua vita.In italia io non conosco nessuno che venendo da una famiglia con poche possibilita' economiche abbia avuto la possibilita' di arrivare ad un dottorato, che per definizione non e' retribuito. Ci si laurea magari, si, e con sacrifici, ma poi finisci al call center o a fare la commessa, perche' la vita e' un'altra cosa rispetto ai sogni e quelli il pane non te lo danno. La laurea, in Italia, lavoro non lo da' – solo alcune.

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  30. lucy, mi rendo conto che nel commento all'altro blog non sono stata chiara. Spesso faccio commenti con le bambine in giro che mi rclamano e non ho la concentrazione per pensare che alcune frasi possono portare a una diversa interpretazione. Le cose che menziono noi non ce le abbiamo. viviamo in affitto, abbiamo un televisore normale, una macchina grande ma comprata usata da 10 anni e via dicendo. quello che io dico è che in generale il livello a cui una persona media spera negli USA è più alto rispetto all'Europa. E certo, avercelo non è poco, sono d'accordissimo. Io ci metterei la firma. Ma solo se dietro non c'è una storia di debiti per una carta di credito che non viene saldata e miliardi di compere rateizzate (con questa benedetta carta di credito che ti fanno in qualunque posto). E mi sto rendendo conto che famiglie che appaiono con un livello altissimo alla fine hanno dietro questo tipo di storia ed oltre a pagare i vari beni a rate si indebitano per l'educazione dei figli. Cioè, qui sembra che avere debiti per qualsiasi cosa sia normale. A me è un ragionamento che fa paura. Da parte nostra preferisco avere un livello molto più basso però vivere con la consapevolezza che quello che abbiamo è già nostro (ovviamente questo discorso non comprende l'eventuale mutuo di una casa, che non abbiamo).Per quanto riguarda l'Italia io non ho fatto nessun paragone. Non penso che in Italia le cose vadano meglio e tantomeno in Spagna. Stavo ridimensionando questo “sogno americano”. Io la sicurezza (intesa come una casa di proprietà, un lavoro più o meno fisso e uno stile di vita appena sopra al dignitoso) non ce l'avevo in Spagna, non ce l'avevo in Italia e non ce l'ho nemmeno qui. Quello che avevo in più in Spagna era un'ottima sanità gratuita (ammetto di essere stata fortunata) e un'educazione più che buona ad un prezzo accessibile, sia per me che per mia figlia. Quello che ho in più negli States è la speranza che le cose cambino. E di avere più opportunità. Non credo sia poco. E non penso di star facendo un discorso ingrato.

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  31. Allora stiamo dicendo la stessa cosa, scusa. Avevo capito – ma non sono stata la sola – che per te il sogno americano era fuffa per tutte le cose che hai detto. Speranza e opportunita' non ce le abbiamo in Italia, certo che no. A quarant'anni non ricominci. Rispetto alle carte di credito, l'ho scritto in un altro commento, e' una cosa folle per noi italiani (non so se anche come europei), ma qui il sistema del credito funziona esattamente al contrario che da noi. Loro sono felici cosi', bolla immobiliare a parte. Per loro fare rate a vita per comprare il suv da cambiare ogni due anni e' normale, noi italiani ci andiamo cauti e magari abbiamo un credito basso per questo.Ma da noi si fanno le rate per l'iPhone, per dire. In scala piu' piccola, ma e' uguale. E a Roma il mutuo per la casa e' uno strozzinaggio per la vita, perche' i costi delle case non ti danno alternative.

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  32. Lucy, anch'io ammetto tranquillamente che il mio giudizio è fortemente influenzato dalla città in cui vivo, che come sai non è affatto di frontiera. E' anche vero che non esistono solo i phd e di sicuro un semplice laureato (come me) se riesce a prendere la carta verde ha molte più opportunità qui che in Italia.Un piccolo appunto: il dottorato all'estero non è gratuito. Mio marito si è mantenuto cinque anni a Londra (che è molto costosa) con quello che prendeva dall'università e con varie borse di studio della CE. Manteneva solo sè stesso, ovviamente, e lavoravo anch'io. La laurea e il master li ha presi in un'università pubblica italiana (il master gli è costato 10.000 euro ed era di ottimo livello) e il professore che gli ha dato le referenze per il dottorato non lo conosceva se non per averlo avuto come tesista. E' vero che se avesse fatto il dottorato in Italia oggi starebbe ancora a fare il portaborse per due soldi, ed è vero che è una persona molto in gamba che ha lavorato durissimo, però l'opportunità ce l'ha avuto, questo non lo posso negare.

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  33. No Cherry, parlavo della retribuzione in Italia come dottori di ricerca. All'estero e' un'altro mondo. Con lo stesso sistema che hai descritto tu un mio amico ha fatto il phD a Londra e ora lavora a Ginevra alle Nazioni Unite. Ecco. E' sempre la solita storia, se Steve Jobs stava in Italia, a Napoli, aveva rinunciato al suo sogno – la sai la storiella? 🙂

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  34. Due precisazioni veloci: 1) Lucy: in Italia alcuni dottorati sono retribuiti. Per legge, ogni bando di dottorato deve infatti contenere un numero di posti di dottorato totale, di cui la metà deve essere obbligatoriamente con borsa (es. 6 posti disponibili: 3 senza borsa e 3 con borsa). La borsa di dottorato è pari a 1100 Euro al mese per tre anni, aumentate del 50% nei periodi di ricerca all'estero. Non è molto, ma è più di quanto si guadagni in molti primi impieghi e sono appettibili. I dottorati con borsa sono assegnati ai primi classificati in graduatoria per l'accesso al dottorato (da qui si capisce perchè, spesso, sono “blindati”).2)CherryBlossom: “se avesse fatto il dottorato in Italia oggi starebbe ancora a fare il portaborse per due soldi”. Presumo tu sottintendessi, “qualora il dottore di ricerca abbia deciso di rimanere poi in Italia”. Tuttavia, sempre più spesso, non è così. La qualità dei dottorati di ricerca italiani è indiscussa e consente, all'estero (Europa, America, Asia, Australia etc.), di ambire a posizioni significative, alla pari di quelli ottenuti in altre università.

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  35. P.S. I dottorati con borsa in Italia non pagano tasse universitarie. Quelli senza, sì, ma queste sono comunque di gran lunga inferiori a quelle estere. Un Ph.D. negli USA costa $35.000 l'anno in tasse universitarie.

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  36. Assolutamente si, Gianluca, hai ragione. Qui ci sono anche tantissimi professionisti che hanno fatto il dottorato in Italia e il motivo per cui se ne sono andati è sempre lo stesso: le offerte che ricevono in Italia non sono competitive rispetto a quelle che ottengono qui.Comunque quello che volevo dire è proprio questo: che l'università italiana, con tutti i suoi difetti, forma studenti di altissimo livello. Il vero peccato è che l'Italia non riesce ad offrire a questi talenti gli sbocchi che meritano, tantomeno a livello di carriera universitaria.

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  37. io ho un conoscente che è andato a vivere negli states, c'ha conosciuto una ragazza, s'è sposato, ha avuto un figlio, e giù a spalare merda sull'italia ogni volta che tornava.adesso il figlio ha 2 anni e mi dice “sai ora torniamo in italia, col bimbo piccolo qui l'asilo costa troppo, la sanità anche, in italia è gratis…”No, imbecille, non è gratis. E' PUBBLICO. Vuol dire che è pagato da tutti, per tutti, non che non ha costo.Scusa, ma per me questa persona è un parassita: torno, dopo aver cantato le peggio cose, perchè qui mi costa il figlio e lì trovo la pappa pronta. Ah allora tanto schifo non faceva, alla fine, 'sto paese?Non ce l'ho con “l'emigrante”, come sai, ma con chi appena poggiato piede fuori dal paese inizia a spalarci sopra letame, salvo poi scoprire che questa povera italia allo sbando è una mucca che tutto sommato può essere ancora munta.

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  38. Quello, Verba, è il complesso dell'emigrante. Per facilitare il processo di separazione dalla patria ci sputa sopra. Poi c'è' chi taglia proprio i ponti con tutto. Però ovviamente ho capito cosa intendi dire, e condivido.

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  39. Per carità sarò anche talebana, ma a me sembra una questione di una logica limpidissima: ci sono persone che (ne hanno tutte le ragioni!) hanno accesso ad un futuro migliore andandosene via dal loro paese. A volte queste persone NON avrebbero avuto, nel paese in cui vanno, la stessa possibilità di studiare (è il caso di molti laureati, che non avrebbero potuto permettersi l'università in america. è vero che alcuni non hanno potuto studiare neanche qui, ma mi sembra che a livelli costi non ci sia proprio paragone). Allora se oggi sei un professionista soddisfatto lì, sai che è l'insieme di tre cose: le tue capacità in primis, il sistema pubblico italiano, il sistema meritocratico statunitense (o chi per lui). Perchè riconoscerne solo due?Sarà che nella mia famiglia a salute non siamo stati fortunatissimi, ma a me l'idea che se per sbaglio ti ammali malamente rischi di dover scegliere tra vendere la casa e curarti, fa terrore. E la soluzione “se mi ammalo torno in Italia a curarmi” sarà legittima, ma mi fa sentire presa per il culo.Soprattutto adesso, che la sanità e la scuola se le stanno smembrando pezzo per pezzo, e scopri che davi per scontate tante cose che non lo sono.

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  40. ciao lucy, ho letto che hai commentato su questo bloghttp://straffi.blogspot.it …ormai non scrivo più da tanto, lì! ora scrivo da quest'altra parte. dopo la dipartita di splinder, non mi va più di continuare lì…anche tu reduce di splinder?

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  41. Questo e' un discorso complesso, Verba… che dirti. Anche il mio amico che vive a Ginevra da anni continua ad andare dal dentista italiano. Questo non me la sento di condannarlo, ma capisco il tuo punto di vista, piu' che altro – ma non nel caso del dentista che e' privato – per il discorso tasse. Pero' di fronte ad una disgrazia… non lo so.

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