Sposarsi a Miami

E insomma e’ andata che la sorpresa di qualche settimana fa era proprio questa: My mi aveva chiesto di sposarlo.

Quello che avevamo in mente era poterlo fare in Italia, nella nostra lingua, con famiglia ed amici… ma era un progetto talmente vago nella possibilita’ di realizzazione che ad un certo punto ha prevalso la sua voglia di sentirci famiglia a tutti gli effetti.

E cosi’ tre settimane fa siamo andati alla Corte. Tribunale. Municipio. E’ tutt’uno.

Abbiamo passato borse e cinte allo scanner, siamo passati al metal detector e preso il numerino; mentre attendavamo la chiamata abbiamo compilato un modulo con i nostri dati anagrafici. Allo sportello una gentile impiegata, rapita dalla Picci, ci ha convalidato quella che in Italia chiamiamo Promessa di matrimonio, e che qui si chiama Licenza matrimoniale.

Sostanzialmente abbiamo giurato, con la mano destra alzata, sulla veridicita’ dei dati trascritti. Nel caso in cui avessimo voluto sposarci proprio subito subito, avremmo dovuto frequentare un corso prematrimoniale di quattro ore; nel nostro caso la licenza per sposarci era valida da tre giorni successivi fino alla fine di gennaio (60 giorni).

Ieri mattina siamo tornati al municipio. Di nuovo scanner, di nuovo metal detector, di nuovo numerino, aspettiamo che ci chiamino. Notiamo un manifesto alla parete che dice che il livello di allerta per possibile attacco terroristico e’ alto. Ma che, davvero?

La signora, anche lei rapita dalla Picci, valida la licenza e ci dice di andare alla stanza 103, che lei ci raggiunge subito. Solo che nel frattempo Picci si e’ svegliata e le e’ venuta fame. Ci chiede se abbiamo bisogno di un po’ di tempo. Dico di si’, mi sposo, vorrei godermela senza una bimba urlante per la fame. La signora e’ super comprensiva, anche se torna solo 5 minuti dopo.

Entriamo in una stanzetta 2×2, con luce soffusa e uno scranno in un angolo. La signora (la ministra? come dovrei chiamarla?) si mette dietro e inizia a leggerci il preambolo, Siamo qui per celebrare il matrimonio di My (facile) e Lucy (Lucy? Oh, pretty name!)… e legge:

Exchange of Vows  

“My, do you take this woman to be your wife, to live together in  matrimony, to love her, to honor her, to comfort her, and to keep her in sickness and in health, forsaking all others, for as long as you both shall live?”

“Lucy, do you take this man to be your husband, to live together in (holy) matrimony, to love him, to honor him, to comfort him, and to keep him in sickness and in health, forsaking all others, for as long as you both shall live?”

Poi ci chiede di girarci uno verso l’altra, My era emozionatissimo, amore mio, e ci chiede di ripetere la promessa d’amore. Che non ricordo affatto, ma era breve e semplice, ed e’ stato cosi’ bello, con la piccola in braccio, guardarlo negli occhi e tornare a quel giorno li’, stesso numero 28 sul calendario, in cui tutto era sparito e c’eravamo solo noi due.

Anche se stavolta eravamo in tre.Now you may kiss the bride.

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98 pensieri su “Sposarsi a Miami

  1. Che spettacolo che siete!! leggo questo post e rimango davvero senza parole,è emozionante…Congratulazioni Lucy!! E la Picci è troppo dolce con quel nastrino rosa :***Mony

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  2. Mi ero persa questo post tra tutti quelli che ho letto del tuo blog. Com’è possibile? Chi ha permesso che io perdessi il post?
    Eh beh, visto che sono in ritardo per gli auguri di matrimonio, mi ricorderò di farti quelli per l’anniversario di matrimonio 🙂

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