Un bellissimo articolo di Rosalba Miceli su La Stampa ci ricorda ancora una volta che l’Italia, questo minuscolo Stato grande quanto la Florida in cui ora vivo, e’ a due velocita’. Nascere e crescere a Crotone o a Abbiategrasso non e’ la stessa cosa, e credo che spesso chi giudica il vissuto degli altri tenga poco in considerazione questo aspetto. Forse perche’ sono nata a Roma, che dai piu’ colti viene indicata come piena Terronia (che notoriamente parte dalle Marche) e ho conosciuto sia Torbella che Vigna Clara.

Il divario tra il Nord ed il Sud del Paese si evidenzia drammaticamente se si esaminano alcune cifre: circa 1 milione e mezzo di bambini e adolescenti nel Mezzogiorno vive in una condizione di povertà relativa e oltre 350 mila di povertà assoluta (ovvero non dispone di beni essenziali per il conseguimento di uno standard di vita minimamente accettabile), più del doppio che nel resto del Paese. 

“Si è osservato – affermano Antonio Correra, vicepresidente della Società Italiana di Pediatria e Paolo Siani, Presidente dell’Associazione Culturale Pediatri (ACP) – che i bambini provenienti da situazioni economico- sociali svantaggiate presentano maggiori percentuali di ricoveri inappropriati, minor accesso ai programmi vaccinali, ma anche maggiori possibilità di assumere abitudini di vita e modelli comportamentali errati, come fumo e cattiva alimentazione, e di subirne in età adulta le conseguenze (come le malattie cardiovascolari)”.

Disoccupazione, poverta’ e malnutrizione determinano un peggiore stato di salute, sia negli adulti che nei bambini, neonati compresi:

Tra gli indicatori di rischio evolutivo e marginalità il livello di istruzione delle madri è un fattore chiave. Ecco perché si ritiene importante migliorare le competenze dei genitori, in particolare della figura materna: partire dalle madri per assicurare una buona partenza nella vita, con una nutrizione materna adeguata, la riduzione dell’esposizione al fumo, all’alcol, un accesso alle cure adeguate nel periodo preconcezionale, durante la gravidanza e alla nascita.

Queste stesse condizioni di partenza, gli svantaggi socioculturali, vengono perpetrati nel tempo da un sistema chiuso in se stesso e che non favorisce la mobilita’ verticale:

In Italia solo un bambino su 10 tra gli 0 e i 3 anni frequenta un nido, ma nel Sud la percentuale è 4 volte inferiore e raggiunge livelli minimi in Calabria e Campania, dove il nido pubblico è una possibilità per 2 bambini ogni 100. Inoltre, frequentare una scuola al Nord offre un vantaggio notevole, valutato in 68 punti OCSE-PISA, come se gli studenti del Sud fossero in ritardo di un anno e mezzo sui programmi rispetto ai coetanei del Nord.

È noto come le condizioni materiali di vita possano avere conseguenze durevoli sullo sviluppo dei giovani, sulla riuscita scolastica, sull’acquisizione di competenze e sui risultati conseguiti sul mercato del lavoro da adulti. Studi in altri Paesi hanno calcolato che gli individui cresciuti in condizioni di povertà hanno una probabilità di occupazione inferiore e una retribuzione in media più bassa del 10%. Situazione che può acuirsi ulteriormente in uno scenario di crisi economica come quello attuale. 

La differenza  non e’ solo nella qualita’ dello studio ma anche nelle altre opportunita’ che un territorio offre, come centri di aggregazione giovanile, ad esempio:

al Sud sono presenti solo il 20% degli impianti rispetto a quelli disponibili al Nord. Obesità e sovrappeso sono più alte nel Centro-Sud, con Calabria e Campania a fare i conti con i maggiori tassi di obesità infantile.

Ovviamente l’assenza di opportunita’ e di risorse territoriali favorisce l’abbandono scolastico, il lavoro sommerso e il ricorso alla criminalita’; in altri casi piu’ fortunati, l’emigrazione verso altre regioni che garantiscono maggiori chance.
Sono del parere che ogni nazione ha il suo sfortunato sud, arretrato culturalmente, economicamente e politicamente. In alcune nazioni il sud e’ al nord, come in Francia. Ma possiamo parlare di Calabria, Campania, Sicilia e Puglia come di Alabama, South Carolina, Texas. E non conosco affatto bene la realta’ di qui, ma so che c’e’ una differenza abissale tra gli Stati del Nord e del Sud, o semplicemente solo tra gli Stati atlantici e quelli piu’ interni e chiusi, in quella che molti definiscono la nazione piu’ avanzata della Terra.
Vivere a Los Angeles e’ diverso che vivere a San Ysidro, come Miami non e’ Jacksonville e anche Bronzolo non e’ Bolzano. Vi siete mai chiesti perche’ molti personaggi famosi vengono da, che so, Scurcola Marsicana e non da Milano? La fame di riscatto e di benessere non puo’ essere la stessa.
E’ per questo che detesto i luoghi comuni. Odio le generalizzazioni, odio chi ragiona per stereotipi, non sopporto le frasi fatte. Noi expat siamo come i romeni che arrivano in Italia. Alcuni laureati e benestanti, alcuni disastrati, alcuni criminali. Lasciamo alle spalle minori fortune e arriviamo nei paesi ospitanti per tentare una strada alternativa, che a volte va bene, altre no. Ed e’ un bene tenere sempre gli occhi aperti e leggere la realta’ con spirito critico. Ma il positivo e il negativo c’e’ ovunque. Lo so che la mia strada e’ tutta in salita, che il peggio deve ancora arrivare e che molti di voi sono gia’ passati per quello che sto dicendo, ma credo che se si guarda sempre il bicchiere mezzo vuoto non si riuscira’ mai ad ambientarsi davvero. Ma forse e’ una lotta interna emotiva, per non mollare definitivamente la madrepatria.

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