Da stamattina, o nuovi agenti della intelligence nazionale, avete scritto che il responsabile e’:
– lo Stato (un genio non mi ricordo dove ha scritto Bombe, governo ladro!)
– la mafia
– la sacra corona unita
– le brigate rosse
– gli organi deviati
– un messaggio di terrore per il ventennale della strage di Capaci
– un attentato contro la scuola stessa
– un messaggio contro la Carovana della Solidarieta’
– un attentato contro il futuro di questo paese (= i giovani)
– un gesto di uno studente incazzato per non essere stato ammesso agli esami (giuro!)
– la strategia della tensione per tenere sotto scacco il Paese
– la cupola nera (a cui un altro genio ha replicato il commento piu’ azzeccato per questa giornata di idiozie a vanvera: Italia, 60 milioni di investigatori, Di Frenna capo della procura)
– la strategia del terrore per controllare le menti.

Volevo commentare sul bel post di Laura, ma lo faccio qui.
Sbagliero’, ma io non credo che l’obiettivo fosse la scuola. 
Se vuoi colpire i ragazzi, la bomba (tre bombole del gas) la metti dentro, non in un cassonetto fuori, o dove fossero piazzate.
Voi eravate a Roma, alla fine degli anni ’70? La tensione si tagliava col coltello. Giorgiana Masi. Aldo Moro – non ha bisogno di link. Vittorio Bachelet. I fratelli Mattei. Un architetto che abitava di fronte la porta di casa mia venne gambizzato, si vociferava che avesse progettato non so che palazzo per la polizia. Un altro signore, un magistrato (Laura, proprio davanti dove poi sei andata ad abitare) venne sequestrato per alcune ore, ricordo la polizia che aveva accerchiato la zona. La Banda della Magliana, le Brigate Rosse e il rapimento di Emanuela Orlandi, il cui cugino era in classe mia. E l’attentato al Papa. Altri attentati si erano verificati a Brescia (1974) e Bologna (1980). E poi Calabresi, Pinelli e Sofri, l’Italicus e Ustica (anche se non rientra strettamente nella strategia della tensione, ma e’ tuttora uno dei misteri italiani) . Ecco, io sono cresciuta in quegli anni. Li chiamavano Anni di piombo. C’erano stati pure Seveso e Chernobyl, e i terremoti in Friuli e Irpinia. Non ci siamo fatti mancare niente.
Segui’ poi una decade piu’ tranquilla, i famosi anni ottanta, durante i quali non accadde praticamente nulla, vincemmo pure i Mondiali ma c’e’ qualcuno che si lamenta e dice che sono stati anni di plastica. No, meglio quelli prima.
Poi negli anni ’90 ci fu una ripresa delle stragi di stato. Falcone e Borsellino, l’attentato di via dei Georgofili a Firenze e una serie di attentati tutti nel 1993, di cui il piu’ sanguinoso a Milano e quello piu’ tristemente celebre ai danni di Costanzo e De Filippi.
E chissa’ quante cose ho dimenticato di citare.
Capirete se sono un po’ cinica, no?

Dopo tutto ‘sto bordello del passato, se la mafia – o uno di quelli a caso la’ sopra – vuole colpire, secondo voi va in una scuola femminile della periferia di Brindisi alle 7.50 del mattino di un sabato?
A voi e’ servito questo schifoso attentato che chissa’ a chi era diretto per rendervi conto che i nostri figli non sono al sicuro nemmeno a scuola?

la bellissima stazione Atocha di Madrid

Personalmente il mio concetto di sicurezza e’ cambiato quell’undici settembre, e ancora di piu’ dopo gli attentati di Atocha e Londra. Perche’ da quel giorno e’ cambiato il mio modo di sedere in metropolitana e di guardare i mediorientali vestiti pesanti e col Corano in mano; mi sono scoperta ad allarmarmi se sento il rombo di un aereo che vola troppo basso, o a pensare che un colpo secco assomiglia ad uno sparo.
Al di la’ degli attentati cosi’ eclatanti il punto e’, come ha scritto giustamente Giacomo, che l’Italia e’ un posto in cui tre bombole del gas in strada sono normali. Come spazzatura in strada, non segnalate, non notate da nessuno, in un orario in cui le strade sono relativamente affollate. Ed e’ curioso come queste tre cavolo di bombole siano state descritte contemporaneamente davanti al cancello e dietro un cartellone pubblicitario. D’accordo, non si sa ancora nulla. Ma resto del parere che il piccolo angelo sia morto al posto di qualcun altro, una sfortunata passante che avrebbe potuto essere chiunque. Purtroppo. O forse lei e la sua amica erano fragili obiettivi di una faida incrociata.
Io credo che questo fatto abbia sconvolto tanti di voi perche’ accaduto in un posto, diciamo cosi’, anonimo. Non era la Roma delle stanze dei bottoni, non era la Milano del potere economico, non era la Palermo degli attentati mafiosi ne’ la Napoli della Camorra. E’ un posto qualunque. Bello l’articolo di Federico Mello,

Quelle bombe sono esplose in mezzo a tutto questo. In un’Italia di provincia dove tutto scorre senza scossoni, rassicurante, bellissimo e spesso immobile. Questo lascia ancora più attoniti. 

ma di cui pero’ non condivido il punto di vista. Voglio credere che questo fatto abbia un significato locale e che non debba essere generalizzato ad alcun simbolo nazionale, per lo stesso ragionamento che fa Zucconi. Se e’ come penso io verra’ fatta giustizia dall’antistato stesso, che nel suo schizofrenico linguaggio ha un’etica ben precisa. Mi rifiuto di pensare alla strategia del terrore che serve a piegare le coscienze e a controllare i cittadini, ma come vi viene in mente? Care maestre, non abbiate paura di tornare in classe dai vostri alunni. Non accadra’ nulla domani a Pavia o a Cassino. Non confondete le cose, non lasciatevi intimidire da chi scrive articoli sensazionalistici di pancia. I vostri figli continueranno a giocare tranquilli come abbiamo continuato a fare noi romani e milanesi da piccoli.
Pero’, ecco, se notate qualcosa di strano come una bombola del gas davanti una saracinesca non allungate solo il passo per mettervi al sicuro, chiamate anche i pompieri. Lo Stato siete pure voi. Noi romani a Fiumicino ci abbiamo fatto l’abitudine. Meglio un artificiere che interviene a far brillare una valigia di vestiti zozzi che un attentato vigliacco che colpisce un commerciante che non paga il pizzo, “e nessuno ha visto niente“.

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