Beh non lo so oggi che succede in Italia, ma c’e’ un po’ il dente avvelenato della fine vacanze e della sospensione estiva dall’avvilimento generale. State rientrando e si schiatta di caldo, e come per magia vi riaccorgete delle cose che non funzionano, della burocrazia, della maleducazione, dell’incivilta’ e dei parassiti sociali. Beh vabbe’ veramente quest’ultima discussione era la mia.
Mi colpisce sempre notare come spesso si punti il dito senza pensare a cosa ognuno di noi fa per contribuire alla situazione, che si tratti di una stupida staffetta tra blogger o di evasione fiscale.
Premessa: ogni paese ha il suo sud. E come dicevo in quel post,

Noi expat siamo come i romeni che arrivano in Italia. Alcuni laureati e benestanti, alcuni disastrati, alcuni criminali. Lasciamo alle spalle minori fortune e arriviamo nei paesi ospitanti per tentare una strada alternativa, che a volte va bene, altre no. 

quindi spero che il disclaimer sia chiaro: ogni popolo ha la sua crème e la sua feccia, italiani compresi, boliviani compresi, africani compresi.
Vi racconto cosa e’ successo qui e perche’ mi incavolo tanto quando non si pensa che la societa’ siamo noi e che tutti contribuiamo al benessere generale.
Vivo in un bel condominio, in un bel quartiere verde e pieno di comprensori residenziali. I condomini qui a Miami non sono come in Italia, palazzone di sei piani e ciao. In questo condominio ad esempio di sono otto edifici a due piani, ognuno avra’ una decina di appartamenti, quindi e’ grande; il comprensorio ha tre laghetti, su cui affacciano alcuni degli edifici, due campi da tennis, una piscina e una palestra condominiale. Insomma, si vive bene. I residenti sono tutte persone tranquille, non c’e’ mai stato uno schiamazzo, solo una volta i nostri vicini hanno dato una festa per l’inaugurazione della casa e poi stop, silenzio e rispetto. La trasgressione e’ che i cani non sono ammessi e invece un paio ce l’hanno (e uno che viveva alle spalle di casa nostra e’ andato via, chissa’ se scoperto e buttato fuori?).
Siccome siamo in America siamo tutti immigrati. Le facce sono ispaniche, indiane, cinesi, giamaicane, africane, insomma, solito pot pourri americano. Ma tutti abbastanza crème, per dirla come sopra.
Ora quello che scrivero’ lo so che vi fara’ storcere il naso, ma qui non e’ come in Italia. Almeno a Miami, altrove non ho idea.
Il mio primo incontro con i neri, afroamericani, risale al 2008 a Miami Beach. Stavamo facendo benzina quando arriva una macchina con la musica a palla e due neri seduti sul bordo del finestrino, arrivano e si atteggiano a padroni del mondo. Ho avuto paura. Giuro, qui mi e’ successo solo due volte di avere paura che mi succedesse qualcosa. Poi mi sono resa conto che questi stavano per i fatti loro, urlavano e schiamazzavano ma non davano fastidio a nessuno, ma sono fatti cosi’. Anche al College, e di neri ce ne sono tanti, stanno sempre per i fatti loro, stanno sempre seduti ai tavoli di fronte la biblioteca e giocano a domino, ma sono sempre e solo neri, non c’e’ mai un bianco o un ispanico tra loro.
Vivono nei ghetti, qui dicono in the hood, e come ho gia’ scritto la sera bisogna stare attenti a passarci perche’ le leggende raccontano che se non ti conoscono ti fermano con la macchina e ti levano pure le mutande. Leggende o no, noi non ci passiamo. E, potere della televisione, ogni volta che fanno vedere in tv un crimine, nove su dieci e’ compiuto dai neri. E non perche’ te lo raccontano, ma lo vedi dalle telecamere a circuito chiuso del negozio.
No non ho ancora finito con la deriva razzista.

ma non fa troppo ridere?? Come Isaac di Love Boat 😀
Da Miami.com

My ha un collega nero, afroamericano, simpaticissimo, con la faccia cicciotta e sempre un po’ imbronciata tipo Arnold arrabbiato. Un giorno My gli ha chiesto, perche’ era passato di li’, come mai tutte le case nel suo quartiere fossero in vendita. Ma tutte-tutte-tutte eh. Lui gli ha raccontato come si vive in the hood: non pagano l’affitto, perche’ non lo ritengono giusto. Se vogliono una cosa se la prendono, semplicemente, solitamente a scapito dei bianchi, perche’ credono sia un loro diritto. Gli ha poi raccontato che un suo cugino ha rubato il portafoglio a uno, e’ arrivato a casa loro all’alba, hanno preso la carta di credito e hanno radunato altri parenti, sono andati in fila al distributore, hanno fatto il pieno per tutti e hanno buttato il portafogli. Cose cosi’. Chiaro che non so quanto di questi racconti sia fatto per impressionare chi ascolta e quanto ci sia di vero, ma insomma, un po’ ci credo, perche’ poi ho vissuto quest’altra cosa.
Un mesetto fa viene ad abitare, proprio di fronte a noi, dall’altra parte del viale, una donna nera con tre bambini. Non ci incrociamo quasi mai, ma abbiamo cominciato a notare che nei parcheggi auto dal lato del loro edificio c’erano sempre dei pannolini sporchi a terra, tipo buttati sotto la macchina e poi la macchina parte e il pannolo zozzo resta li’. Roba che il cassonetto dista dieci metri nemmeno.
Un giorno si sente musica ad alto volume, cosa rara qui come ho gia’ detto. Stavo studiando, alzo gli occhi e vedo due ragazzi neri a torso nudo che anziche’ scendere la rampa di scale che porta ai piani superiori del palazzo scavalcano e saltano giu’, aprono la macchina e se ne vanno sgommando. Non era un furto, era semplicemente il loro modo di uscire di casa.
Poi, una mattina, ore 7, urla pazzesche di un litigio. Si vede questa donna sulla soglia di casa che urla contro uno di quei due che io avevo visto saltare qualche giorno prima, lui che urla a sua volta, scende giu’ per andarsene, poi risale da lei e continuano a litigare sul ballatoio, insomma, una scena assurda che quando vivi qui ci pensi eccome che qualcuno possa tirare fuori una pistola e sparare. Usciamo fuori in tre o quattro da questo lato del viale, poi il tipo forse capisce che non era aria e se ne va sgommando di nuovo.
Per una decina di giorni non ci penso piu’, poi ne parlo con My, e gli dico, ma sai che non ho piu’ sentito urla venire da quella casa? E lui mi fa: Ma non hai visto la porta?
Era tappezzata di fogli appiccicati con lo scotch. Li hanno buttati fuori. Ospiti indesiderati. Se noi sentivamo casino da di fronte, figuriamoci cosa sentiva chi era muro a muro. Evidentemente qualcuno si e’ lamentato.
Ecco, sinceramente a me piace questo paese, anche per questo. Sentirsi sicuri e far parte di una comunita’ con delle regole condivise e uguali per tutti vuol dire anche questo.

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