Psicologia dello sport

Ho partecipato ad un interessante seminario di Psicologia dello Sport. Non conoscevo affatto questa disciplina, e devo dire che è stata una bella scoperta.
Ho osservato che il lavoro con i gruppi sportivi è molto simile a quello che conduco con i gruppi scolastici; ma soprattutto non è dissimile dal lavoro che in psicoterapia si può fare con un singolo individuo.
I gruppi funzionano come un’unica mente e hanno una propria personalità. Si modellano e si organizzano in un carattere ben preciso, rispondono a delle esigenze, e difficilmente i partecipanti deludono le aspettative della relazione d’insieme. Non è una semplice somma di individui.

My personal trainer.it

Quello che è emerso dal seminario è che la riuscita nella prestazione – di gara o di allenamento – dipende da molte variabili, tra le quali l’aspettativa di sè gioca un ruolo importante. 
Una persona si avvicina ad un percorso psicoterapeutico solitamente quando avverte una discrepanza tra, per dirla brevemente, l’idea di sè, le aspettative che ha su se stesso e la capacità di agire effettivamente secondo tale idea di sè. Quando si crea questo scollamento si vive la propria identità con un senso di disagio che può investire più aree del quotidiano.
Nella prestazione sportiva avviene qualcosa di simile, e similmente il lavoro motivazionale andrà nella direzione di ri-bilanciare le proprie aspettative di riuscita. Inevitabilmente il lavoro su di sè apporterà benefici anche alla dinamica dell’intero gruppo, a cominciare dal fatto che la nuova consapevolezza di sè comporterà un nuovo sguardo sul gruppo di appartenenza e di qui la scelta di continuare ad aderire, o meno, alle consuete regole. 


Scopri di più da Lucy in Florida

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.