L’udito per me è un senso molto importante. Ci sono dei suoni che mi irritano profondamente e hanno la capacità di mettermi di cattivo umore, come i piatti che urtano tra loro o il manico della scopa che sbatte a terra.
C’è un oggetto che invece rapisce sempre la mia fantasia, ed è quello che con un brutto nome italiano è conosciuto come scacciaspiriti, mentre nei paesi anglosassoni è poeticamente chiamato wind chime, o carillon del vento. Ce ne sono di meravigliosi, per me tutti hanno un suono soave che mi catapulta in una dimensione, onirica, leggera, magica.
Lo scorso anno mi trovavo sul lungomare di Porto Santo Stefano ed una bancarella esponeva un carillon del vento bellissimo, di conchiglie bianche. Mi sono pentita di non averlo acquistato, e successivamente non ne ho trovato un altro così bello.Avrei dovuto prenderlo anche a ricordo di un fine settimana trascorso con delle amiche ma con la testa in realtà oltreoceano,dal momento che il mio promesso era ricoverato in ospedale per un piccolo intervento, le notizie languivano e la mia preoccupazione era a mille. Quell’oggetto tra le mani, dal suono delicato e sordo mi aveva restituito serenità, leggerezza.
Un paio di mesi dopo, mano nella mano con lui, siamo in cerca di una sveglia in un negozio di articoli per la casa. Sono una bambina, gli oggetti mi attirano e devo toccarli, ho bisogno di provarli e giocare. Accendo una radiosveglia da comodino attirata dal tasto waterfall, e una cascata d’acqua riempie le mie orecchie. In un attimo il mio corpo si è rilassato. Non so spiegare diversamente la sensazione di benessere che mi ha investita dalla testa a piedi, l’ho sentita scendere su di me come un lungo brivido. Non avrei voluto smettere di ascoltare quel suono potente e rilassante, rassicurante, pieno.

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