Un articolo del Corriere della Sera mi ha fatto tornare in mente un episodio dello scorso inverno. L’autrice racconta della vita dei bambini in spiaggia, che durante il gioco con i coetanei sperimentano nuove forme di relazione e di socialità. I genitori invece

Ci sono madri e padri che: osservano da lontano per vedere come reagiscono gomito a gomito con i loro coetanei; quelli che stanno attaccati ai figli pronti a difenderli in caso di “attacchi” improvvisi (che so, una lite per l’innaffiatoio o la palla); quelli più nostalgici che ne approfittano, si fanno piccoli piccoli e partecipano al gioco in ricordo dell’infanzia che fu; quelli che si improvvisano animatori e come pifferai magici organizzano giochi per tutti (i più amati dagli altri genitori!). 

Qualche mese fa una mamma mi telefona arrabbiatissima per dirmi che a suo figlio era stata messa una nota per aver dato un pugno alla porta della classe per frustrazione in seguito all’aver saputo che la prof che avrebbe dovuto essere assente invece c’era. Al suo arrivo la signora ha trovato il figlio in disperate lacrime perché in classe ci sono due compagni che lo prendono sempre in giro e per questo lui non vuole più andare a scuola, ma ora ha paura di essere sospeso per aver tirato il pugno alla porta. La mamma trovava scandaloso che si desse per scontata la versione della bidella (l’assenza della prof) e non quella di suo figlio (vittima delle angherie dei compagni). Mi chiamava per dirmi che sarebbe andata a fondo di questa cosa parlando con il preside perché un accadimento simile non avrebbe dovuto ripetersi, perché lei è stanca di veder passare suo figlio per carnefice quando invece è la vittima; e mi chiede di informarmi dalle bidelle e dalla vicepreside della veridicità dell’accaduto.
Stupita dalla sproporzione tra la pochezza della situazione e la rabbia generata, e certa che la sospensione non sarebbe stata minimamente presa in considerazione dalla scuola, riferisco alla signora che forse suo figlio si è reso conto di aver reagito in modo impulsivo ed esagerato rispetto ad una frustrazione (indifferentemente la prof o i compagni) ed è scoppiato in lacrime temendo in cuor suo una punizione come la sospensione. Capisco il suo istinto di protezione, le dico, ma forse possiamo lasciar sbollire la rabbia e far cadere la cosa visto che non è accaduto nulla, piuttosto che gettare benzina sul fuoco. Aggiungo anche che suo figlio deve imparare a difendersi da solo, e se è vero che è infastidito dai suoi compagni, a dodici anni non lo si aiuta intervenendo in sua vece.
La signora ammette che è vero, suo figlio non è in grado di difendersi.
Il ragazzino è immaturo e cova rancore sordo verso gli altri, ma non lo esprime, se non nelle sue fantasie di violenza sostenute dai videogiochi di cui è appassionato. I genitori da parte loro cercano di spronarlo a diventare forte. Non riescono a capire che il figlio dovrà trovare la propria strada e la propria modalità di difesa, e che tutti i loro sforzi per sostituirsi a lui intervenendo a risolvergli i problemi non fanno che peggiorare la situazione facendolo sentire ancora più inadeguato e lontano dai canoni desiderati da mamma e papà.

Annunci