Dopo quattro giorni sono ancora in preda al jet lag. L’unico lato positivo è che mi permette di sentire il mio promesso anche quando finisce il turno di lavoro, posso far finta di essere ancora lì ad aspettare che torni a casa per raccontarmi la sua giornata e farmi assaggiare cose buone.

la nostra Valtellina, luglio 2011, senza di te

Ieri parlavamo del meccanico da cui dovrei portare la macchina per un controllo, e nell’elencare le officine di questa zona è stato assalito da una nostalgia incredibile. L’idea che abbia messo la casa in vendita gli dà la consapevolezza che un capitolo si chiuderà definitivamente, perché sappiamo entrambi che da quel momento in poi sarà più difficile tornare indietro. Lui ha sempre amato questa tana, l’ha considerata il suo rifugio fin da subito. L’ha ribattezzata la Valtellina. Dalla sua finestra preferita guardava le case del borgo, i campi, il cavallo e la famiglia di asini, gli ricordava in qualche modo il suo passato.

la nostra Valtellina, dicembre 2010, senza di te

Abitavo lì da sei mesi quando l’ho conosciuto, ed è venuto a vivere da me poco dopo. Nel giro di due mesi conosceva tutto e tutti. Sapeva più lui di me, e tuttora quando gli racconto qualcosa lui sa attribuire un volto ad una figura e una collocazione ad un posto. E’ un grande osservatore, il mio promesso, e ha la capacità di cogliere immediatamente l’essenza delle cose e delle persone.
Io sono il suo ultimo legame con l’Italia.
Non so immedesimarmi completamente nel sentimento dell’addio, nell’esilio forzato cui si è costretti anche dalla burocrazia. Ho amici italiani che vivono in Svizzera e in Belgio, ma non è proprio la stessa cosa se si è dietro l’angolo. L’America è davvero lontana. La cultura, il fuso, il modo di essere delle persone è un’altra cosa.
Forse per mia madre è stata dura allo stesso modo, l’Italia alla fine negli anni ’60 era davvero piccola, mentre la Scandinavia era già nel progresso. Quando le racconto delle abitudini americane lei ritrova tanti aspetti comuni alla Finlandia di quando era ragazza, e mi stupisco sempre di  come a volte il tempo ed i luoghi possano assottigliarsi.
A volte ci penso, e se non dovessi adattarmi? Se mi trovassi male, e se non saprò trarre forza dalla nostra coppia per vincere la nostalgia e guardare al futuro?

La nostra Miami, settembre 2011, con te

Qualche giorno fa leggevo un post molto bello, che non vuole insegnare nulla ma dà grande speranza a chi sta vivendo un momento difficile nel cammino verso una nuova identità.

Lo sapete che il fior di loto prima di essere lo stupendo fiore che e’ deve crescere nella terra più profonda dentro l’acqua, e una volta che ha messo le radici può’ emergere. Per fuoriuscire dall’acqua ci vogliono sacrifici e soprattutto tanta pazienza, ma il risultato e appagante. Nei primi due anni ricordo di non aver avuto la forza di apprezzare tutto ciò’ che mi stava intorno, questo perché’ ero ancora voltata a guardare il passato e non potevo vedere ciò’ che stava di fronte a me. Poi ci sono state le varie difficoltà’ come una lingua nuova da imparare, una cultura in cui adattarsi e una serie di nuove regole di vita non facili da accettare. […] I legami stanno dentro di noi e certe volte dobbiamo lasciarli andare per avere una vita più’ ricca e piena di tutto ciò’ che la vita ci può’ offrire, dobbiamo solo aprire le braccia.

Ecco, se dovessi star male in futuro ricordatemi queste parole meravigliose.

Sì, questo post è per te.
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