Oggi è stata una giornata meravigliosa. A fasi alterne.
Stamattina è arrivato il signor Gondrand per un sopralluogo della merce da spedire, mi farà avere un preventivo nei prossimi giorni. Poi ho cucinato piena di entusiasmo un bel pranzetto per la mia speciale ospite: una ex compagna di liceo, all’epoca eravamo grandi amiche, ma che poco dopo la maturità ho perso di vista. Santo facebook ci ha fatte ritrovare e benedetto mercatino che ci ha dato la scusa per riabbracciarci. E’ stato così bello rivederla che mi sono pentita di aver smesso di frequentarla vent’anni fa, quanto mi mancava la sua pazzia! Ed è una donna interessantissima, fa un milione di cose e saprebbe farne altrettante.

Siccome Roma in realtà è un paesello abbiamo scoperto che il suo fidanzato giocava a basket nella stessa società dove giocavo anche io, me lo ricordo perfettamente il playmaker!, e mi ricordo anche la scenata che gli feci il giorno che mi fece una battuta innocua, me la presi tantissimo. Poi mentre preparavamo il caffè arriva un’altra amica dell’adolescenza, ma della comitiva dell’estate. Era buffo ai miei tempi, senza cellulari senza facebook senza email, ci frequentavamo per tre mesi d’estate, amiche per la pelle che non passavamo un secondo senza stare insieme, e poi l’inverno sparivamo quasi senza sentirci al telefono ma ci scrivevamo lunghe lettere. Buffo, no? E le amiche dell’inverno le chiamavo dalla cabina a gettoni all’angolo dello stabilimento.
Ci siamo così divertite. Non posso pensare che l’amica del mare è ora la direttrice di un ufficio postale. E’ una tipa divertentissima, ha gli occhi belli ma tristi, e fa battute da ridere a crepapelle. Tutte e tre insieme abbiamo svuotato un mobile, complici e organizzate come solo noi donne sappiamo essere, e poi lo abbiamo caricato nella macchina dell’amica del mare, una volvo station wagon mascherata da opel corsa, io non so come abbia fatto ad entrarci tutto per intero ma lei era sicura ci saremmo riuscite.

Una volta che sono andate via è arrivata la telefonata che non avrei voluto ricevere. La mia amica sta di nuovo male. Sapevo che sarebbe arrivato questo giorno, ma non pensavo sarebbe successo così presto. Era appena guarita. Aveva appena ricominciato a lavorare, a vivere, a sperare nel futuro.
Trentacinque anni.

In lacrime chiamo il mio promesso, avevo bisogno di un suo abbraccio. E mentre gli sto raccontando quello che ho appena saputo, arriva una email, e ho un tuffo al cuore, ma svelerò il mistero solo tra qualche giorno. Una volta attaccato rileggo la email e riscoppio a piangere, è stata un’emozione forte, un capitolo che si chiude simbolicamente dopo che si è chiuso nella realtà, e anche un desiderio che si realizza: ci speravo tanto che accadesse prima della mia nuova vita.

Poi mi telefona il papà di una mia paziente, e mi ritrovo di nuovo preoccupata, in apprensione, la situazione è più seria di quanto temessi; e un attimo dopo arriva la telefonata del mio promesso mi dà la bella notizia che è arrivata la traduzione della mia laurea, possiamo fare richiesta dei documenti al college per il visto studentesco!

Ora sono confusa. Son successe tante cose oggi, emozioni così diverse, e tante, e tutte in rapida successione. D’altra parte mi sembra una lotta tra la vita e la morte, una spietata versione della legge della selezione naturale. E mi sento un pò come quei sopravvissuti alle tragedie dove altre persone hanno perso la vita, che quasi si sentono in colpa per essere incolumi.

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