Quando mi sono trasferita qui ho stipato tutti gli scatoloni dentro questa stanza. Ero sola, con un lavoro precario in equilibrio instabile, mi sentivo una sfigata e pensavo che tutti non facessero altro che notare l’assenza della fede all’anulare. Ero spaventata e decisamente arrabbiata. Gli amici erano tutti spariti. Piano piano e piena di entusiasmo ho pulito ogni stanza e l’ho arredata come volevo, avevo piena libertà. Mangiavo se volevo, tornavo tardi senza dover avvertire nessuno, andavo in piscina cinque giorni su sette e anche quando mi sono rotta un tendine è stato un periodo bellissimo, un lavoro su di me, una rinascita. Poi è arrivato lui, la persona con cui ho scoperto l’Amore e cosa vuol dire avere un Uomo accanto. Mi ha anche aiutata ad affezionarmi alla stanza sgabuzzino, per me era solo la più buia e la più desolata della casa, ma con lui è diventata parte della nostra tana, bella al pari delle altre stanze, parlava di noi. Poi lui è andato via a cercare una realizzazione oltreoceano, e da due anni vivo praticamente solo qua dentro. Mi sono accampata qui dopo il terremoto dell’Aquila, non riuscivo più a dormire nel nostro letto, mi sentivo troppo vulnerabile: le scosse di assestamento erano proseguite fino all’estate, scappavo da Roma appena potevo ma quando ero qui dormivo sul divano e avevo la borsa sempre pronta davanti alla porta. Ho cominciato a soffrire di cervicale e di mal di schiena. Poi lui è tornato, siamo stati all’apice della gioia!, ma l’idillio è durato solo sei mesi. Di nuovo sola, anche se solo fisicamente, ma a tempo indeterminato. E’ stato pesantissimo. Mi mancava da impazzire, eravamo certi che i nostri sacrifici avrebbero avuto una fine ma non sapevamo quale fosse. Le nostre brevi vacanze insieme erano una boccata d’aria, ricaricavamo le pile per poi affrontare di nuovo un nuovo lungo periodo di telefonate e messaggini. Non abbiamo mai mollato. Ci abbiamo creduto sempre, per un altro anno e mezzo.
Poi improvvisamente la svolta.
Ora ho ricominciato ad accatastare gli scatoloni, ed è ancora questa stanza ad accogliere il mio nuovo passaggio di vita. Sto più o meno facendo l’operazione opposta. Ma stavolta sono felice. Stanca, ma felice.

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