Eccoci al ventiquattro dicembre. Non so se è Miami o se è un problema mio per la frenesia degli ultimi due mesi, ma per me oggi non è Natale. E qui intorno, a parte un vicino di casa che ha allestito una giostra con i cavallini, gonfiabile, nel giardino, non è che ci sia in giro questa grande aria di festa. Ma forse sono io che sono straniata, sono passata da due gradi a venticinque, l’influenza  mi ha stesa per dieci giorni, l’impossibilità di pensare a dei regalini e la mancanza dell’albero addobbato, per me oggi non è Natale. E’ un giorno meraviglioso, caldo, vedo i pellicani volare in cerca di cibo e giro per casa in canottierina e infradito cercando di sistemare le nostre cose, nella nostra casetta, finalmente insieme.

Ma c’è la novità del giorno. Il vero regalo di Natale è arrivato stamattina, quando il mio promesso è rientrato a casa dopo sole due ore di lavoro. Come ho sentito la macchina parcheggiare ho capito: ha discusso con il suo capo per l’ennesima volta in un mese, e ha dato le dimissioni. Giustamente. Il tipo ha modi vessatori ed è contraddittorio nelle sue richieste, sempre scontento, a volte minaccioso. In Italia, non so qua, questo lo chiamiamo mobbing. Solo che il messicano è cascato male, forse non si aspettava la reazione.
E così il nostro regalo di Natale, al di là di un lavoro da (ri)trovare, è una giornata insieme, inaspettata. Ce la dedichiamo, siamo noi due, lontani da tutto, ascoltiamo il silenzio di queste strade e la pace che ci circonda.
Finalmente insieme.

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