Da quando sono qui odio il martedi. E’ il giorno in cui ho lezione alle 8.30 e la strada da percorrere e’ piena di traffico e pure col motorino ci metto trenta minuti anziche’ quindici, e fa piu’ fresco perche’ esco presto (siiiiii ok, da voi fa freddo vero!!), e ho lezione con Seal, che almeno nel frattempo ha cominciato a raccontare barzellette. Questo prof sta rivelando una stoffa inaspettata, e’ un uomo molto ironico e paziente: il problema infatti e’ la classe. Non mi sento stimolata, su una quarantina, non so quanti siamo, ma tanti, solo in quattro azzecchiamo regolarmente tutte le risposte e capiamo le spiegazioni al primo colpo. E non voglio fare quella che se la tira, ma sono competitiva (vedi immagine), ed e’ bello quando le classi sono omogenee e gli studenti piu’ bravi tirano gli altri verso l’alto, esattamente come mi succede negli altri corsi, dove ascoltare le pronunce o gli esempi dei compagni piu’ bravi mi aiuta a migliorarmi. 

Ma oggi e’ lunedi’. E il problema del lunedi’, mi sono resa conto, e’ riprendere a sentire e parlare inglese dopo un fine settimana passato a parlare ascoltare e leggere in italiano. Il lunedi’ faccio una fatica incredibile anche solo a capire, e sono rientrata a casa un po’ frustrata dicendomi “Ma dai, domani e’ martedi’ e andra’ meglio“. NO.In questa classe no. Sono tutti ispanici e parlano sempre spagnolo tra di loro, e nelle occasioni informali non si sforzano piu’ di tanto a comunicare in inglese. E poi restano indietro nel programma, studiano poco a casa e ad ogni lezione non facciamo laboratorio di scrittura ma grammatica, che sarebbe un altro corso. Vabbe’.

Pero’ il martedi’ mi piace perche’ finisco alle 12 e ho tutto il pomeriggio libero, e perche’ con la colombiana provo un po’ a parlare spagnolo quando non ci capiamo in inglese, e perche’ la ragazzina venezuelana e’ intrigata dall’Italia e mi fa un sacco di domande. Oh, dai. Poi arriva mercoledi’ ed e’ hump day e siamo gia’ ad un passo dal weekend, no?

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