Ma la cosa piu’ divertente e’ sentir leggere un branco di studenti impegnati nell’apprendimento della lingua. Ogni nazionalita’ ha i suoi difetti di pronuncia, atavici e difficili da scardinare, e mi chiedo come facciano ‘sti professori a capire una sola parola di quello che leggiamo, perche’ non ci capiamo nemmeno tra di noi. Quando qualcuno chiede o legge qualcosa tutti noi cominciamo a corrucciare le sopracciglia e a piegare le teste per tendere le orecchie e cercare di afferrare meglio le parole. I prof saranno abituati, capiscono quasi sempre al primo colpo.
La frase in questione era:

I am surprised of the various, strange things that everyday happen.

Gli ispanici inevitabilmente leggono: I am esurprised of the barious, estrange things eccetera. Davanti alla S leggono sempre ES. La cosa mi incuriosisce tanto, perche’ nella loro lingua dicono si’ estrella ma esistono parole che iniziano normalmente per S, come singular, e non e’ che dicono Esingular. E poi dicono barious, perche’ nella loro lingua la V e’ B e la B e’ V, ma curiosamente questo difetto, a differenza dell’altro, lo correggono quasi subito.

In classe ho una giapponese. Bellissima, proprio corrispondente allo stereotipo. Lei legge con la stessa cadenza lenta e un po’ cantilenante con cui siamo abituati a sentire parlare i nipponici:

I Am… surprised… of. the. vArious, strange.. things… thAt… everyday….. hAppen!

infilando punti esclamativi immaginari alla fine di ogni frase. E’ fantastica, mi piace un sacco. Da’ l’impressione di stare sempre con la testa tra le nuvole, e’ sempre in ritardo e arriva trafelata*, e come me e’ un po’ timida e resta in disparte, avendo difficolta’ a comunicare – anche se io sono peggio di lei. Prende appunti in modo curiosissimo, sui post-it, e appiccica tutto su un quaderno, pero’ porta con se’ il netbook, che sta li’ aperto sul banco e i prof pensano che lei scriva le lezioni: no, chatta su Facebook. In alternativa lo fa dall’iPhone, anche nel buio dell’aula durante la correzione alla lavagna luminosa. E non la beccano mai.

Vorrei tanto riuscire a sentirmi dal di fuori per capire i miei errori. Di sicuro noi italiani facciamo fatica ad ammorbidire le lettere, tendiamo a leggere tutto quello che c’e’ scritto come nella nostra lingua, come in Wednesday, che nella pronuncia americana diventa wennnsdi, e al di la’ del fatto che qui tendono ad abbreviare tutto, basta che nella pronuncia del codice fiscale che ne deriva si intuiscano anche le vocali, come in bbq. E poi, almeno per me, e’ difficile liberarmi di anni di inglese britannico insegnato a scuola. Qui non e’ neighbour ma neighbor, non favourite ma favorite, non theatre ma theater, non trousers ma pants, non curtains ma blinds, eccetera, e scrivere qualcosa di proprio pugno e’ sempre un’impresa.
Eppure, per il momento vado bene anche cosi’.

*Aggiornamento delle 16.31: la nippon e’ riuscita ad arrivare tardi, ma tardi tardi tardi, pure al mid-term exam, e senza dizionario (e stavolta le hanno proibito l’uso dell’iPhone).

Annunci