I peccati di Peyton Place

E cosi’ scopro che a Peyton Place mi leggono tutti. Che se vedo 20 visualizzazioni in un post, vengono tutte da Peyton Place. Che anche quelli che a Peyton Place erano i vicini e gli amici con cui trascorrevo quasi tutto il mio tempo libero, nessuno di loro dopo avermi letta trova il tempo o la voglia di farmi un saluto, non dico commentare, ma almeno chiedermi come stia. Come ho gia’ ampiamente lamentato, quanto so’ pesante.

A Peyton Place avevo una strana abitudine, quella di dire cio’ che penso. E curiosamente ho pensato di importare quella consuetudine anche tra queste pagine, dal momento che e’ il mio blog. Consapevolmente scrivo di persone e situazioni, non e’ che c’e’ il demone della tastiera che si impossessa di me e scippa parole a caso; ma ho sempre modificato nomi e/o situazioni – non e’ che avrete pensato che il mio amico si chiami davvero Tony Brando, no? Ma in teoria chi legge, se legge, si riconosce. Qualcuno l’ho avvertito, a posteriori, di essere protagonista delle mie pagine, e magari non sara’ nemmeno rimasto contento dell’appellativo scelto.

La caratteristica di Peyton Place e’ il silenzio assordante. Sono da sola in un prato enorme e verde, lancio il mio boomerang, lo riprendo al volo, e ricomincio daccapo. Sono brava, eh, ho un equilibrio eccezionale.
Un blog nasce per se stessi. Ho cominciato a scrivere per me, in un momento in cui ero drammaticamente sola, lui era lontano, e il web era la mia unica compagnia. E ho scoperto che mi piace tanto, che c’e’ un mondo di persone belle, interessanti, che mi fanno allargare gli orizzonti. Esattamente come nella vita reale, solo che qui le potenzialita’ sono infinite. E poi il narcisismo, e la lontananza dal mio paese, e l’abbandono della professione, mi hanno fatta optare per il coming out, che ora se un ex paziente dovesse per qualche strano caso del destino arrivare su queste pagine e leggere i cavoli miei non mi interesserebbe piu’, dal momento che non esercito e non tornero’ a farlo. E se qualche amico, anche solo virtuale, vede il link su facebook e viene a curiosare e poi mi scrive qualcosa in bacheca, beh, ve lo dico, mi fate sentire meno sola, e quindi vi ringrazio.

Ma non a Peyton Place. A Peyton Place ti leggono, si sentono colpiti, si crea scalpore, se ne parla tra gli abitanti e ci si passa la copia del libro, ma l’indignazione non supera il confine del paese. Perche’ la caratteristica di Peyton Place e’ che tutti sanno quello che succede, tutti sono contrari, ma deve restare un segreto. E se a Peyton Place ci si riconosce nel “gli abitanti sono tutti spariti” non si perde tempo a rassicurare del contrario. Va bene solo a senso unico, perche’ loro lo sanno come sto io, non c’e’ bisogno di chiedermelo, visto che mi seguono con tale assiduita’. Ed e’ vero che sto bene, e’ vero che sono felice e che non mi manca nulla della mia vecchia vita, ma non c’e’ reciprocita’ di rapporto. Nemmeno i chiarimenti, evidentemente, sono ritenuti necessari.
Mi dispiace solo che mi ci sono rovinata il sonno e il risveglio.
Buona Pasqua a tutti.

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0 pensieri su “I peccati di Peyton Place

  1. Che cosa strana, no? Delle mie amicizie italiane “in carne e ossa” solo una commenta ogni tanto, ma rarissimamente, sul blog. Le altre non lo leggono mai, oppure, se lo leggono, non si degnano mai di lasciare un commento. Sarà vero che non tutti sono attratti dal blog come mezzo di comunicazione, sarà anche vero che buona parte delle mie amiche del paesello sanno a malapena come si accende un computer, però finisce che ti senti più vicina a persone che non hai mai incontrato ma con le quali senti di avere più cose in comune. Un po' triste per le vecchie amicizie, ma se può consolarti non capita solo a te. Buona Pasqua!

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  2. Ma ci sta pure che uno non commenti sul blog, figuriamoci, anche se nel mio caso gli anonimi potrebbero fare come vogliono, anche insultare. E' che pero' se sparisce pure da mail, telefono, facebook e compagnia bella mi sembra legittimo farsi delle domande. E trarre delle conclusioni.Lo so che sono in buona compagnia, me lo hai detto tante volte :/ Buona Pasqua a te e vorrei essere anche io a NY.

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  3. chi segue un blog, non conoscendo nè la persona fisica di cui si sta parlando, riesce ad essere di una obbiettività e una lucidità nel centrare il concetto base che sta attorno all'episodio narrato, tanto da limare via tutte le influenze esterne e discutere solo del nocciolo dell'argomento. I blog(gers) sono un dispensario di consigli preziosi proprio perchè l'anonimato è reciproco, e non vi è interezze nel giudicare. Prendersela perchè ci si riconosce in un episodio mi sembra il concetto della pagliuzza e della trave: focalizzarsi sul fatto di vedersi a nudo, e non vedere il perchè è stato citato ad esempio un episodio della propria vita, con il contorno dei commenti e dei consigli di gente che non sa chi sei, e soprattutto non lo saprà mai.

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  4. Si vede che la gente vuole i 15 minuti di celebrita' ma solo come dicono loro. Va bene il grande fratello ma non una “citata” sul proprio blog…pazienza, hai altor di ciu essere fiera e contenta! 🙂

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  5. Io non ho di questi problemi, dato che le persone che conosco “dal vivo” non sanno del mio blog 😉 Però ho colto l'occasione per sbirciare la tua pagina facebook 😀 Ahhhh, come ti invidio quel mare in questo momentoooooo

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  6. Il rapporto coi lettori è davvero strano, per la maggior parte ho creato ottimi legami con persone che non conoscevo, che ho avuto voglia di incontrare e che ora definisco amici. I veri amici che mi seguono sono pochi, anche se effettivamente io non mi sono trasferita in un altro paese, per cui è diverso. Mi pare che il blog possa essere utile per restare in contatto oltre che per stabilire nuovi contatti. Ho un'amica che mi legge silenziosa, e quando trova un post triste, mi chiama, questa cosa mi fa impazzire è molto tenera. Tornando a Peyton Place c'è la categoria di persone che legge il blog sperando di trovare del torbido nel quale sguazzare, mi è capitato un fatto molto spiacevole in tal senso.Di solito è gente che un blog non saprebbe mai gestirlo, perchè un minimo di deontologia ci vuole, altrimenti il blog non decolla e un blog che non viene letto da nessuno alla fine muore da sè- BACIOTTI

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  7. Nella vita ci facciamo il sangue amaro per talmente tante altre cose che secondo me non è il caso di farsele anche per chi legge il blog e non lo commenta, oppure non lo legge ecc.Resta il fatto che un minimo di educazione non guasterebbe…In ogni caso tu ora hai altro a cui pensare!!!E nel mentre continua a scrivere per te stessa 🙂

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  8. Ho detto del mio blog solo a poche perosne che conosco dalla mia vita “precedente”. Quasi nessuna commenta, o se lo fa, una volta ogni morte di papa. Tutto sommato, ora, non mi dispiace affatto. Ho trovato tanti punti di vista molto costuttivi, anche se provengono da persone che non ho mai incontrato.

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