Ovviamente e’ andata che il ciclo non e’ arrivato, e che dopo un tot di giorni in cui mi rifiutavo di verificare sull’agenda a quanto ammontasse il ritardo prendo coraggio, accanto a lui. Non scordero’ mai la sua faccia. Gli uomini non e’ che ti seguono troppo quando tu stai li’ a farti i tuoi calcoli mensili, ma quando ha sentito “almeno cinque giorni” gli si sono illuminati gli occhi e ha smesso di respirare. Agitatissima io, emozionatissimo lui. Il test pero’ l’ho fatto quando siamo arrivati ad otto. Non avrei potuto sopportare una delusione, e anche mentre stringevo il risultato tra le mani, ancora da guardare, scongiuravo di non dover tornare nel tunnel che ho fin troppo bene conosciuto. E invece!
Ammortizzato il bel colpo, il giorno dopo cerco sul sito della mia assicurazione (obbligatoria, come studente) una ginecologa nelle vicinanze. Dal momento che mi e’ impossibile, ancora, riuscire a sostenere una intera conversazione telefonica senza perdermi qualche pezzo, passo di li’ per prendere appuntamento. Immaginate un palazzo a vetri a due piani. Entro, davanti a me c’e’ un corridoio stretto marroncino e tutte porte ai lati. Un po’ angusto, effettivamente. La prima a destra porta il nome della dottoressa. Giro la maniglia, e come per magia mi  trovo in una sala d’attesa ampia ed accogliente, con poltroncine, depliant e un ventilatore a pale che gira. Bellissimo!
Mi danno appuntamento per quattro giorni dopo, e la visita e’ stata uno spasso. My non poteva assentarsi dal lavoro, troppo ravvicinato, troppo sotto Pasqua, con un collega in ferie. Impossibile per lui. Vado sola.

Alla reception gia’ descritta mi fanno compilare un paio di fogli con i dati personali, recapiti, assicurazione, persone da contattare in caso di necessita’. Poi mi invitano ad entrare in un’altra stanza, attigua alla segreteria, dove una donna sulla cinquantina mi accoglie con un gran sorriso e mi fa: hai una gran bella assicurazione, sai?
In effetti mai ricevuto un complimento simile.
Prosegue, mi dice quanto dovro’ pagare (ma mi avevano gia’ avvertita il giorno prima per telefono) e come e’ composta la quota relativa all’assicurazione. Riepiloga i miei dati personali, e mi fa: Ora dovro’ chiedere alcune cose piu’ in generale. Dice qualcosa che io capisco cosi’: “Il tuo ragazzo e’ circonciso?”
Resto interedetta. Ma che domanda e’?? Ha detto boy, perche’ non boyfriend?
Poi realizzo. Mi ha chiesto “Se e’ un maschio vuoi fare la circoncisione?”
Cioe’. Sono incinta da due minuti, ancora non mi hai fatto le analisi e gia’ mi chiedi se optero’ per la circoncisione?? “Devo parlarne col mio fidanzato, ve lo diro’ poi.” “Oh si’, tanto c’e’ tempo.” Ecco, APPUNTO!
Seconda domanda: vuoi conservare il cordone?
Terza: nel caso fosse necessaria, dai l’ok per una trasfusione di sangue? Pazzesco. Sono gia’ proiettata al parto. Aiuto…
Finisco con lei, pago, e mi fanno accomodare in un’altra sala. Arriva una donna che mi porge un bicchierino per le urine e scrive sopra il mio cognome, sbagliando ovviamente. Parla velocemente – come tutti qui – e capto il messaggio chiave (oh per fortuna le fondamentali le capisco): Il bagno e’ li’ e poi c’e’ un’altra porta.
Entro. Non vedo nessun’altra porta. E’ il bagno dei disabili, forse fuori c’era un’altra porta che non ho visto… Ma vabbe’, lo faccio qui, potro’ sempre dire che non ho capito. Mentre mi tiro su i pantaloni lo vedo: sopra la tazza c’e’ uno sportellino. Lo alzo e vedo dei camici che camminano. E’ un laboratorio di analisi. Cioe’. Lascio li’ la mia pipi’ ed esco a mani vuote. Fantastico!
La signora di prima torna, mi fa accomodare nella stanza 6 e mi fa salire sulla bilancia. Solidarieta’ alle donne americane costrette a leggere il proprio peso a tre cifre. Ma fidatevi, passate ai chilogrammi, e sarete piu’ incentivate a restare magre. Poi mi prende la pressione, Perfetta!, dice.
Dopo un po’ arriva la dottoressa. E’ amore a prima vista. Fighissima, bellissima, di colore. Ha un modo molto schietto e un timbro di voce che la stanno sentendo tutti all’ingresso. Si presenta, parla a raffica ma riesco a seguirla. Di dove sei? Italiana. Aaaaaah che bella l’italia, avevo immaginato, dal tuo aspetto e dal tuo bell’accento! (O_o) Mi dice che questa visita durera’ un po’ di piu’ perche’ mi chiedera’ delle cose sulla mia storia personale, mi invita a spogliarmi sottolineando che dovra’ anche palpare il seno, lei tornera’ subito.
Eseguo. Solo che lei non torna subito, e dopo un po’ ho freddo. Mi riinfilo la maglietta, resto seduta sul lettino. Quando rientra mi vede con la maglietta e, sorpresa, fa: “Oh no scusa, avrei dovuto specificare che dovevi indossare questa!” e dalle mie spalle, era li’ piegato, prende un camice bianco di quelli operatori: “Indossalo con l’apertura sul davanti, cosi’ posso palpare il seno.” Ok. Ri-esce.

Quando rientra, piu’ di cinque minuti dopo, ero vicina all’assideramento, con ‘sta cavolo di aria condizionata. “Scusa, dovevo essere piu’ specifica” dice sorridendo. Ed io: “Veramente non avrei immaginato, e’ che in Italia non usiamo questi camici”. Mi guarda sbalordita. “E come fate la visita??” “Beh, nude!” Sbotta a ridere: “Aaaaaaaaaah!! Non ci posso credere!! Fate la visita nude!!!” ed improvvisamente mi sento neorealista come nella storia dello scaldabagno. Mi fa sdraiare e continuando a ridere prende l’altro coso piegato alle mie spalle, un lenzuolo di carta, e me lo mette sulla pancia.
Ora. Americani puritani belli, tu mi fai sistemare su un lettino ginecologico, e non descrivo la posizione a beneficio degli uomini che leggono, che tanto voi amiche lo sapete come si sta comode. Mi stai per conoscere piu’ intimamente di My, e mi copri la pancia con un telo?? Voi ridete, ma noi siamo sicuramente meno perbenisti.

Al termine della visita, e sono soddisfattissima di tutto, mi viene incontro ancora un’altra donna. Porta con se’ un bustone gigantesco. Mi parla dolcemente, mi fa le congratulazioni come gia’ tutti finora, mi dice che dovra’ farmi un prelievo di sangue. “Ti dispiace se non guardo?” le dico sorridendo. Oh, ma certo! E diventera’ cosi’ protettiva che per tutto il tempo mi parlera’ dolcemente per distrarmi da quello che solitamente mi fa svenire a peso morto (si annoverano varie figure di mer nel mio passato). Poi mi mostra il contenuto della busta, ovviamente cadeaux. Riviste, ok. Un depliant illustrativo dell’ospedale in cui la mia fantastica dott. lavora, con due folder. Uno illustrativo, l’altro da riempire, “perche’ ci devi indicare il pediatra che hai scelto“.

Il-pediatra-che-ho-scelto.

Ora?? Le chiedo. Beh, entro il sesto mese, mi dice. Perche’ il giorno del parto l’ospedale contattera’ il tuo pediatra per dirgli che il bambino e’ nato. D’un tratto capisco tante cose. Capisco perche’ poi quando vanno altrove gli americani sembrano incapaci. C’e’ sempre qualcun altro che pensa per loro, che prepara, che rende la vita facile. E’ come un sistema di vasi comunicanti, tu ti occupi di un pezzetto ma il resto lo fa qualcun altro, piu’ esperto, piu’ indicato di te. Mi sento sollevata, io che non capisco ancora una mazza e non so nulla di come funziona questo strano paese.

Poi tira fuori duecento scatole di integratori. “Ce ne sono di diversi tipi – mi dice – provali e scegli quello che non ti da’ effetti collaterali. Sara’ facile perche’ visto che non hai nausee saprai subito che e’ colpa del farmaco.” E poi, un diario della gravidanza. E poi due barattolini per conservare il latte per il piccolino.

Non ho parole.
Sono felice, sono sollevata, sono un po’ stordita. Ma tanto serena, mi sento cosi’ protetta!
Al momento di uscire torno dove era la signora gentile, la prima. Mi accoglie ancora un’altra persona, incaricata agli appuntamenti. Il sedici prima eco. Contero’ i giorni, non vedo l’ora!
  

Non ho parole per dirvi quanto mi hanno fatta felice i vostri commenti al post di ieri, grazie a tutti!! E un abbraccio particolare va alle cacciatrici silenziose, le nuove dee Diana.

  
Introduco una nuova tag, mi sembra necessario 🙂 What to Expect When You’re Expecting uscira’ a maggio e sono curiosissima!

Annunci