Decluttering

Conosco piu’ di una persona con tendenza all’acquisto compulsivo. E non sto parlando di chi fa spesso shopping, magari di abiti, che poi indossa. Parlo di chi compra oggetti o vestiti che poi non usa o lascia nell’armadio. O di chi prende tutto quello che gli amici dismettono, cosi’, solo perche’ e’ un buone condizioni e chissa’, prima o poi potra’ servire, solo che quel momento non arriva mai e le cose restano inscatolate e ammucchiate una sull’altra. Va da se’ che dopo poco tempo l’accatastamento assume dimensioni incontrollabili, ed e’ difficile poi riuscire a ritrovare il bandolo della matassa, o semplicemente trovare la forza per decidersi a riordinare. Qui in America c’e’ una trasmissione che mi piace moltissimo che si chiama Hoarding: buried alive (sepolti vivi), e parla proprio di questo. Mostra come persone normali, solitamente tendenti alla depressione o con problemi di separazione affettiva (non nel senso di quelli con cui erano sposati) finiscano per accumulare oggetti, carte, mobili, fino a non poter piu’ pulire, ne’ riordinare, fino a non potersi piu’ muovere dentro casa. 

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Lo so che questa immagine sembra assurda, ma in realta’ ci sono un sacco di situazioni in cui si e’ accumulatori compulsivi anche per molto meno. E’ una disposizione mentale. Io, per dire, sono l’esatto opposto. Tendo a buttare tutto, sono frettolosa perfino a svuotare il cestino del pc, e non poche volte mi sono pentita di averlo fatto. Periodicamente faccio repulisti negli armadi e porto tutto al cassone giallo della caritas. E ho una certa compulsione alla pulizia, anche se non raggiungo livelli parossistici, ma si’, ho la spugnetta attaccata alla mano. Sempre citando il precedente programma, sarei un’ottima consulente organizzativa. Spessissimo mi sono ritrovata a riordinare gli armadi della mia famiglia, o i loro scaffali, o le librerie. Una casa trascurata rispecchia spesso il disordine interiore.

C’e’ un bell’articolo del Fatto, oggi, che spiega da dove cominciare per fare spazio in casa e dentro di se’, con un processo chiamato decluttering. Perche’ il punto e’ proprio questo: spesso c’e’ una corrispondenza tra il non riuscire a gettare via delle cose e il non riuscire a lasciare, dentro di se’, una persona, un ricordo, una emozione. E’ come un ultimo e disperato aggrapparsi a qualcosa di concreto temendo che se decidessimo di separarci da quell’oggetto poi non rimarrebbe piu’ niente nemmeno del sentimento. Spesso chi soffre di attacchi di panico o di disturbi d’ansia vive una situazione simile. Come invece sa chi e’ “ben individualizzato”, se una persona amata ci ha abbandonati non e’ certo l’aggrapparsi ad un simbolo che la riportera’ indietro, ma quel ricordo continuera’ a vivere dentro di noi con la stessa forza anche in assenza di sostituti esterni. Non ho niente di terreno con me che apparteneva a mio padre, o a mia zia, o a mia nonna, ma loro sono ben vivi dentro di me. 
La parte piu’ difficile, pero’, e’ riconoscere di essere bisognosi di qualcosa. La maggior parte di noi pensa di essere emotivamente indipendente, ma spesso non e’ cosi’. Si puo’ allora cominciare dal di fuori.

Le cose inutili bloccano la mente: “Ognuno di noi – continua lo psicologo – associa emozioni positive o negative agli oggetti che fanno parte della propria vita, che siano foto, vestiti, soprammobili. Più questi sentimenti sono forti (basta pensare al regalo di un ex partner, al vestito della laurea, alla foto di un amico partito per un’altra città), meno è facile distaccartene”. Non bisogna temere di perdere tutti i ricordi, quando ci si libera degli oggetti: con il decluttering si riesce a creare ordine nello spazio fisico e mentale, e a far sì che i ricordi finiscano per occupare la giusta collocazione nella mente. È anche importante “azzeccare” il momento giusto per lo space cleaner: in genere è consigliabile farlo subito dopo aver superato una crisi o dopo che si sono concluse fasi importanti della vita. Quando si prende consapevolezza della fine di questi periodi, può essere utile suggellarla con il decluttering.

Ci sono persone che si circondano di cose per riempire un buco affettivo. C’e’ chi fa collezione di uomini, chi di scarpe, la differenza e’ davvero poca, se non che nel secondo caso la casa ha dei confini limitati.
Pero’ si puo’ imparare. Partire da piccoli traguardi, spazi ben definiti, una cosa per volta. Come sempre quando ci si pone un obiettivo, deve essere raggiungibile e verificabile. E uno spazio libero fisicamente corrisponde ad una testa ed un cuore non piu’ oberati di pensieri e rimpianti. Ma pieni di ricordi.

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0 pensieri su “Decluttering

  1. Dipende cosa intendi per pensieri brutti… Per quello che invece riguarda i rimpianti, essendo passati bisognerebbe riuscire ad accettare quello che e' accaduto, perdonarsi per non aver saputo cogliere un'occasione o perdonare chi ce l'ha rubata. Spesso la rabbia del presente viene dal passato, ed e' solo accettando veramente la situazione che si ritrova la pace.

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  2. Stanno facendo la pubblicita' della stessa trasmissione sui canali di Sky. Comunque pure a me piace accumulare cosine che mi piacciono, ma belle e di dimensioni ridotte :-/ Se poi si impolverano so pure guai

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  3. Si, si, l'ho visto anch'io un paio di volte Sepolti vivi su Real Time ma poi ho mollato perchè mi veniva l'ansia. Cose assurde, allucinanti, gente che viveva in mezzo ai topi e ai loro escrementi come se niente fosse, pensando che fosse una cosa normale. Problematiche belle grosse và.Io mi sono rivista un po' nel prototipo della donna che compra cose per riempire un vuoto affettivo. Ho sempre fatto così, sono stata sempre in cerca dell'amore e non trovandolo compravo, compravo. Adesso sto buttando e donando un sacco di cose, sto liberando gli spazi. Sto facendo posto all'amore che sta arrivando. Tutto torna 🙂

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  4. Io sono attaccatissima ai miei ricordi e la mia natura sarebbe quella di accumulare piccole cose per me significative (non tutto, giusto un simbolo che richiami una bella sensazione). Purtroppo, a causa dei mille traslochi che ho fatto finora, ho pezzi di me e dei miei ricordi preziosi sparsi in giro, e questo mi dispiace sempre molto. Però,a causa degli spostamenti, con gli anni ho anche imparato a disfarmi di parecchie cose davvero inutili. E mi sembra di poter reggere meglio il peso delle cose di cui mi sono liberata.

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  5. Elle ma credo tutti faremmo cosi', tutti vorremmo tenere ricordi e pezzi di se' e del passato.. Ma siccome non e' possibile, si impara a tenere i ricordi dentro, e non negli oggetti che li rappresentano.

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  6. L'acquisto compensativo lo conosco bene, ma per fortuna nel mio caso si abbina ad una fortissima passione per il decluttering. Giusto venerdì ho portato ai mitici bidoni gialli 2 sacchi di vestiti, 4 paia di scarpe mie e svariate di Ida diventate piccole.Mi sono sempre rifiutata di guardare Sepolti in casa perchè mi viene l'ansia solo con la pubblicità.

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  7. Tutti gli eccessi di fatto compensano altre mancanze.Personalmente eccedo all'opposto, amo smisuratamente l'ordine ed una delle cose che desidero di più in casa sono gli spazi vuoti.Sarà che anche rispetto alle esperienze della vita, tendo a guardare ed andare avanti senza rimuginare troppo sul passato.Ho anche perso tutto (a 7 anni siamo venuti in Italia dopo un colpo di stato nel paese in cui vivevamo) ed ho dovuto ricominciare più di una volta.Probabilmente ho solo imparato dall'esperienza e perfezionato con la mia indole, che le cose vanno e vengono, l'importante è non perdere sé stessi.

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  8. Fantastico, e che dire di quelli che in maniera compulsiva accumulano cose digitali, tipo l'ultimo software, l'ultimo grido in fatto di tecnologia, quelli che collezionano penne inutili di qualsiasi tipo e poi se le portano pure appresso (il mio capo è un tipo del genere)?Io in questi ultimi anni sto accumulando vestiti perchè quelli che avevo prima dei 2 figli non mi stanno più devo decidermi a fare un grosso decluttering 😉

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  9. Purtroppo una persona a me cara soffre di questo disturbo, che col tempo si è ingrandito parecchio.. 😦 Che frustrazione non sapere come aiutarla! Mettere ordine nella propria vita, dentro e fuori in questo caso, diventa una sfida!

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  10. Non ti ho mai commentata ma ti leggo sempre… “E' come un ultimo e disperato aggrapparsi a qualcosa di concreto temendo che se decidessimo di separarci da quell'oggetto poi non rimarrebbe piu' niente nemmeno del sentimento”… ci hai preso in pieno, bravissima 🙂

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  11. Ah, argomento familiare. Jonathon ha una personalità da collezionista ai limiti dell'hoarding, mentre io adoro buttare via la roba che non uso più, liberare spazio mi dà un piacere enorme. Bella coppia, eh?Se vuoi un approccio di tipo letterario alla questione, ti consiglio un bel libro che ho tradotto un paio di anni fa, Homer & Langley. E' la storia vera, anche se romanzata, dei due famosi fratelli Collyer, che hanno dato anche il nome (“sindrome dei fratelli Collyer”, appunto) alla sindrome da accumulo patologico. Una storia pazzesca, i due morirono sepolti dalla roba accumulata nel loro appartamento.Dopo averlo tradotto, naturalmente, uno dei soprannomi di Jonathon è diventato Homer&Langley.

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  12. Lucy, questo post lo farò leggere a Mangusta. Come sai la mia famiglia materna è “vittima” volontaria di questo problema. Io non ho più la forza di portarglielo davanti agli occhi, magari leggendo l'articolo qualcosa si muoverà. Nel mentre sogno diposare gli occhi sul mio appartamento semivuoto che mi aspetta dall'altra parte dell'oceano.

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  13. :)) (ma non lo sapevo, avrei dovuto?)Sai che quando tornavo dalle vacanze torinesi anche io bramavo il mio appartamento semivuoto e tranquillo… Questo blog e' iniziato proprio da quel bisogno… e il bello e' che quando mia sorella veniva a trovarmi mi diceva che avevo la casa piena, per me era incredibile il suo punto di vista!

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  14. Mmm forse l'ho scritto prima che ci iniziassimo a seguire a vicenda 🙂 Avevo fatto un post, forse era novembre, dove spiegavo il mio problema nel tornare alla casa natia piena fino all'orlo. Casa mia a nola, di contro, è così vuota che la gente spesso mi chiede se mi sono appena trasferita. A me piace così, un soprammobile in più e mi verrebbe l'angoscia. Credo sia stata una reazione all'aver vissuto sepolta dalla marea di roba di mia madre, nonna, zia.

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  15. Mia suocera non butta via niente, perché “roba sèca mai mufíss” … Non ti dico la fatica.che ha fatto mio marito a svuotare il box della nuova casa (ex casa dei suoi)Io sto per epurare il contenuto del mio armadio e della scarpiera, perché nella nuova casa non voglio portare fardelli superflui

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  16. Mia suocera non butta via niente, perché “roba sèca mai mufíss” … Non ti dico la fatica.che ha fatto mio marito a svuotare il box della nuova casa (ex casa dei suoi)Io sto per epurare il contenuto del mio armadio e della scarpiera, perché nella nuova casa non voglio portare fardelli superflui

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