Questo post avrebbe dovuto essere da un’altra parte (ed e’ il motivo per cui e’ scritto in psicologgese), solo che poi le cose sono andate diversamente, per fortuna, e in quel posto ho invece trovato quattro persone che mi fanno sganasciare dalle risate e mi tengono compagnia tutto il giorno e che sono veramente interessanti.
Questo post avrebbe dovuto allora essere scritto al posto di questo, solo che chi doveva leggerlo aveva trovato la sua soluzione. Oggi c’e’ un’altra persona che ne ha bisogno, e siccome con la teoria siamo tutti bravi, vediamo se posso esserle d’aiuto.

Quando si viene lasciati si attraversano momenti di disperazione e di ansia. La ricerca del perche’ sia accaduto si alterna all’incapacita’ di rassegnarsi, spesso manifestando comportamenti tipici del disturbo ossessivo compulsivo: l’incapacita’ di controllare i contenuti della propria mente che vaga verso immagini e pensieri impossibili da allontanare determina uno stato quasi allucinatorio. All’epoca mi capito’ di “svegliarmi” a mezzo centimetro da un guardrail. Non mi ero affatto accorta che stavo uscendo di strada. La vita, sappiatelo, capita anche agli psicologi.

Spesso si presentano anche altre manifestazioni depressive, come l’apatia, la mancanza di concentrazione, l’insonnia, la perdita di appetito o il disinteresse per tutto cio’ che prima era normale attivita’. Questa fase e’ identica a quella del lutto, con la quale condivide anche l’impossibilita’ di accettare il fatto di essere stati lasciati. E’ una fase necessaria pero’, che come le successive guida verso il cambiamento. Una interruzione durante questo percorso determinera’ l’evoluzione seguente.
Il dolore e la debolezza possono alternarsi a momenti di rabbia, pensando a tutto quello che si e’ costruito insieme, i sacrifici, le rinunce, la condivisione. Sembrera’ di aver buttato via il tempo e una parte della propria vita. Si cercheranno le cause del perche’ sia potuto accadere e non sempre si avra’ la possibilita’ di poter dare un senso alla fine della storia insieme all’ex; nel caso ci sia stato un tradimento, poi, la percezione di se’ come incapaci di dare o ricevere amore sara’ gravata dal fantasma del terzo, che ci e’ stato preferito e ha preso il posto di diritto.
Mentre le pseudo riparazioni non hanno assolutamente alcun senso (stordirsi con alcol o droghe, ad esempio) in questo periodo puo’ essere utile riempire il tempo di cose o attivita’, cercando quindi di trasformare la sofferenza in maturazione. Incassare i colpi della vita significa poter comprendere che non tutto nella vita dipende da noi. La barca su cui ci troviamo dipende da noi, ma non il vento. Puo’ percio’ essere utile trovare un nuovo interesse creativo o intellettuale, manuale o sportivo, rivolto agli altri nel senso della condivisione sociale o anche del volontariato. E soprattutto, non bisogna aver paura di chiamare le cose con il loro nome: tradimento, perdita, separazione, distacco, cambiamento. Sembra di morire, effettivamente, ma non si muore. Lentamente il vuoto interiore viene riempito con nuove passioni e nuovi interessi che portano ad un arricchimento personale.
La propria sofferenza deve essere accettata, ma cio’ non significa attribuirisi le colpe di quanto accaduto e svalutarsi. E nemmeno attribuire le colpe solo all’altro, per quanto inizialmente possa facilitare le cose. (Il tradimento e poi) la fine di un amore sono il segno che e’ la coppia a non aver funzionato, non la persona. Non e’ l’Io che andava male, ma quel Noi. Le difficoltà nella coppia si affrontano insieme e non separandosi.
Comprendere e accettare significa riuscire a trovare un senso all’amore che abbiamo vissuto e al dolore che stiamo attraversando. La distorsione cognitiva piu’ frequente e’ quella di dirsi non troverò mai piu’ un amore simile, saro’ solo per sempre, ho sbagliato io, era la persona ideale, eccetera. No, non lo era se non c’e’ piu’. Questo non e’ obiettivo: e’ una visione estremamente parziale e dettata dalla sofferenza. Lavorare su se stessi, verso una rinascita, significa fare uno sforzo su di se’ e lasciare andare la persona che ancora amiamo cosi’ tanto ma che non ci ricambia. Smettere di vederla e di sentirla, quando possibile, facilita le cose perche’ la distanza emotiva permette di elaborare meglio la separazione e il dolore. Come gia’ detto, il ricordo resta anche se si allontana l’oggetto del nostro amore: questo ci aiuta a stare meglio, perche’ in fondo e’ innanzitutto a noi che dobbiamo pensare, in questo momento. E spesso la depressione e la rabbia sono solo modi per rimanere ancorati al passato, spaventati dal vuoto che si e’ aperto davanti.

Dopo la tristezza e la rabbia arriva la rassegnazione. Indietro non si torna e quella coppia li’ non esiste piu’. E’ in questo momento che si trovano nuovi significati e che si riescono a vedere, a distanza, cose che prima non erano visibili. Si individuano magari segnali anticipatori della fine o del tradimento, si riesce a dare il giusto peso ad una persona e ad una storia che erano state idealizzate e forse portate avanti solo da uno dei due membri della coppia.

E’ frequente in questa fase fantasticare una sorta di riscatto: decidere di ricominciare a vivere e a prendersi cura di se’ significa non riconoscersi piu’ in quella persona trascurata e triste riflessa nello specchio, e quasi si spera che l’ex possa vedere con i suoi occhi la capacita’ di rinascita e la forza conquistata nonostante la sua assenza.
Ed e’ qui che molto spesso accade di riuscire a perdonare se stessi e l’altro per non aver avuto la capacita’ di capire, o aiutare, o sorreggersi a vicenda. Comprendere e accettare la fine di una storia significa riuscire ad accettare di aver fatto un investimento sbagliato su una persona, di non aver compreso dei bisogni, di aver idealizzato un rapporto che invece era a senso unico. Ma farlo davvero significa poter capire qualcosa di piu’ di se stessi, dei nostri bisogni e desideri piu’ intimi, delle costanti della vita in cui inspiegabilmente torniamo sempre a ritrovarci. Questa e’ la fase piu’ delicata, perche’ presuppone la capacita’ di mettersi in discussione come individui e di accettare le nostre fragilita’, la possibilita’ di sbagliare, l’avere dei bisogni. Solo compiendo questo percorso si puo’ rinascere davvero e fare tesoro di un’esperienza negativa senza il rischio di trovarsi nuovamente impelagati in una relazione identica alla precedente e che magari fara’ la stessa fine. Solo se si riesce davvero a comprendere intorno a quale abbaglio si era avvolta la nostra vita si potra’ fare un passo avanti.
Ovviamente non c’e’ un tempo fisso per questi processi. A volte servono settimane, a volte mesi. Di sicuro c’e’ che il tempo aiuta a trasformare il dolore in qualcosa di costruttivo.
Il tempo, e il volersi bene.
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