Interessante conversazione serale con La Saggia.
Non si nasce imparati ad amare. E, come detto fino alla nausea, portare avanti un rapporto d’amore significa impegnarcisi. Io mi rendo perfettamente conto che agli occhi di molti potrei sembrare una privilegiata, che parla di sentimenti puri dall’alto della sua bella relazione con un uomo maturo, contraccambiata; ma a parte che mi sembra pure giusto che io possa godermi finalmente il mio posto al sole dopo tutta la m***a che mi sono mangiata nella vita. Il punto e’ che non siamo arrivati a questo punto da niente. Ci ho pensato tanto in questi anni.

Quando stavo con slashbro ero una ragazzina, nonostante ci siamo lasciati alla soglia dei 30. Avevamo un rapporto completamente squilibrato, impostato su una modalita’ madre-figlio. Lo consideravo imbranato a fare un sacco di cose, e bisognoso di aiuto – e lui rispondeva come tale, perche’ i rapporti (tutti) sono un incastro perfetto di dinamiche che si trovano e fanno scopa. Ma il peggio e’ che spesso lo deridevo, ironicamente, certo, ma sempre derisione era, e spesso davanti agli amici, che magari rincaravano la dose. Ma non e’ che non lo amavo. Lo amavo. Ma era mio fratello, slashbro. Ora slashbro e’ sposato con una donna che lo ama nonostante il suo essere immaturo e un po’ imbranato: ha trovato una donna che ha voglia di fargli anche da madre e che non sbuffa quando deve raccogliere i calzini da terra.

Poi e’ arrivato il caro estinto. Lui era piu’ sicuro di se’, piu’ uomo rispetto al precedente. Ma era un uomo infelice e irrisolto. Quello che lui mi rimprovero’ alla fine della nostra storia era che lui non era contento di tornare a casa dal lavoro e trovare una moglie arrabbiata. E aveva ragione, spesso lo ero. Ma io ero arrabbiata non solo perche’ la vita non mi dava un figlio. Io ero arrabbiata perche’ lui era sfuggente, perche’ passava tantissimo tempo fuori casa, perche’ organizzava uscite con gli amici alle quali io non ero invitata (“perche’ non ci sono abbastanza sedie”, si’, l’ho gia’ raccontato). E alla luce dei fatti avevo perfettamente ragione a dubitare di lui, perche’ da mo’ che mi stava cornificando con una. Non so se ora loro stiano ancora insieme, fino ad un anno fa si, e confidando nei tempi interni della buonanima dovrebbero stare insieme ancora per due. Ma dal momento che erano doppie corna, e che lei aveva lasciato il marito durante il loro viaggio di nozze, a naso direi che non sono una coppia che sta insieme perche’ si e’ scelta, ma perche’ mettersi insieme era la migliore soluzione per uscire da un rapporto precedente diventato indigesto. Ma potrei sbagliarmi, lo spero per loro.

Poi ho incontrato My. Dopo un anno passato da sola. Non tornare a casa dei genitori dopo la separazione e’ stata la scelta migliore che potessi prendere, non tanto perche’ ho imparato davvero a cavarmela da sola, quanto perche’ la solitudine aiuta. Si pensa, si riflette, si fanno i conti col proprio dolore e con le proprie risorse interiori. Ogni santo giorno. Ci si fa l’esamino di coscienza e si decide che direzione si vuole prendere.
Fin dalle prime settimane con lui ho provato a riproporre i miei vecchi schemi relazionali, fatti di amore, si’, ma anche di rabbia, di rivendicazione, di rimproveri. Non immaginatevi chissa’ cosa. Conosco tantissime donne che fanno cosi’. E’ il braccio di ferro. Cercare di avere ragione.
Lui non me lo ha mai permesso. Con amore ma a volte anche con rabbia mi ha smontato questi meccanismi, facendomi chiaramente capire che lui un rapporto sbilanciato su una dimensione madre-figlio non lo voleva. Lui cercava una relazione alla pari. E dopo secoli che andavo ripetendo Cerco qualcuno che mi tiene testa, tie’, eccolo li’, servito su un piatto d’argento. E ho accettato di perdere le mie battaglie dialettiche, di chiedere a volte scusa anche se non era colpa mia ma solo per finire una discussione idiota, di mordermi la lingua prima di dire la cattiveria che magari non fa male ma pizzica.
E io con lui sono davvero felice. E sono felice perche’ lui fin dal primo momento e’ riuscito a guardare dentro di me e non avere paura di quella corazza difensiva. Che quando gli ho fatto la battutina acida da donna abituata a scoraggiare frotte di pretendenti, lui non ha fatto una piega e mi ha guardato come a dire Povera illusa, stai a fa’ sto giochetto con me?
E lo so che come noi ci sono tante altre coppie felici. Io ne conosco tante. Il mio avvocato e sua moglie sono un esempio. La mia amica belga col marito sono un altro. Saprei dire anche tra le bloggamiche chi ha un matrimonio felice e chi no, anche non conoscendole poi molto.

Spesso le coppie vengono scandagliate alla ricerca di chissa’ quale segreto recondito di tolleranza, perche’ l‘abbaglio che prendono in tanti (in tante) e’ credere che l’amore sia un sentimento puro e senza macchie e che la principessa trova il suo principe e vissero felici e contenti.
Ma per niente. E’ dopo contenti che comincia la favola, non prima.
Questo e’ un modo immaturo di vedere l’amore e non comporta nessun impegno reciproco.

Per cui quando La Saggia mi ha chiesto Ma possibile che questi tuoi amici felici non abbiano nemmeno un rimpiantuccio? Non hanno dovuto soffrire nemmeno una rinuncia?, le ho risposto che qualsiasi rapporto d’amore, anche quello tra fratelli, comporta magari rinunce e rimpianti, ma non le si fanno per l’altro: si fanno per se stessi. 

Amare non significa non litigare mai, ma significa assumersi la responsabilita’ delle proprie azioni nella relazione. Questo e’ l’amore maturo. Ed e’ identico a quando un figlio cresce e capisce che ama i suoi genitori non a prescindere da quello che sono, ma nonostante tutto quello che sono. 

Se io accetto di seguire My dall’altra parte del mondo, potro’ mai rimproverargli di avermi fatto rinunciare alla mia famiglia e alla mia patria? No. E’ stata una mia scelta, e ben ponderata. L’ho fatto per me, non per lui.

Lasciare il lavoro per occuparsi della famiglia e’ una scelta di tante donne. Perche’ ad un certo punto della loro vita iniziano a rimproverare il marito di non aver avuto la possibilita’ di realizzarsi? Lo si e’ fatto per se stesse, per essere madri a 360 gradi. C’e’ chi questo dubbio non se lo pone mai e continua a lavorare e a fare i salti mortali per crescere i figli nonostante l’assenza. Nella vita si sceglie attivamente e in continuazione. Rraramente ci si trova in reale assenza di alternative.
Un marito dispotico lo si sceglie ogni mattina, e se si accetta di portargli il caffe’ a letto e dargli amore, ricevendo meno di zero in cambio, perche’ incolpare lui? Quello e’ nato tondo, puo’ mica mori’ quadrato. Quelle che si incazzano perche’ i mariti non aiutano in casa e fanno tutto da sole: ma tu gliel’hai mai chiesta una mano? E quando lui impanicato ti riporta il bimbo che piange tu sbuffi dicendogli che non e’ capace a far niente nemmeno per due minuti anziche’ lasciare che in qualche modo se la sbrighi? Il problema e’ tuo, non di tuo marito: hai bisogno di creare una dipendenza, da cui poi ti senti strozzata.

Ne conosco a bizzeffe di donne che si lamentano, che sono insoddisfatte, che hanno mariti inetti, fuggitivi, ragazzini, Sono molto piu’ numerose delle amiche felici. Ma le colpe stanno da tutte e due le parti, a cominciare dal fatto che molte di loro stanno con per non stare senza. E questa non e’ una gran premessa per essere felici. Se poi la felicita’ non e’ un obiettivo personale, non lamentarsi.

Ma quello che io per prima ho capito negli anni, delle mie difficolta’ con gli uomini, e’ che molta responsabilita’ di quello che ero come donna risiedeva nelle relazioni all’interno della mia famiglia di origine. Erano malate, ma veramente. Ogni famiglia ha delle relazioni distorte, e di solito c’e’ un membro che porta su di se’ ed esprime l’inefficacia di queste relazioni. Solo che per tanti anni avevo interpretato male le cose. Riflettendo, da adulta, ho capito. Ho capito che nelle prime due storie avevo riproposto esattamente quello schema relazionale.

My, che appartiene ad una famiglia con altre relazioni distorte, ma diverse, mi ha smontato quello schema li’, e mi ha proposto il suo. Semplicemente conoscendoci e stando insieme. Ed io ho fatto altrettanto con lui, aiutandolo a leggere delle cose che fino a quel momento andavano in un altro modo. Ma non e’ perche’ sono psicologa: e’ perche’ sono una persona disposta ad ascoltare e a mettersi in discussione. E lui lo stesso.
Questo significa imparare ad amare. Darei la mia vita per lui, a volte lo strozzerei, ma non potrei davvero fare a meno di lui, perche’ rappresenta esattamente quello che volevo da un uomo. Ed e’ quello che auguro alle mie amiche disilluse dall’amore.

Ieri vi ho raccontato delle mie due storie post-buonanima. Quello che mi ha lasciato il bel ricordo e’ un uomo molto intelligente e molto sensibile, si chiama Filippo ed e’ il suo vero nome, contrariamente a quanto faccio qui sul blog. Sua cugina, se leggera’ questo post, potra’ essere felice delle mie parole, perche’ gli voglio davvero molto bene, anche se ci siamo visti due volte in tutto. E’ un uomo buono e sono felice che abbia potuto trovare una donna che lo ami davvero. Durante il suo corteggiamento sopporto’ la mia rabbia di donna rifiutata e mi disse: Ora stai di merda e soffri, ma questo dolore ti rendera’ piu’ forte. Ho capito cosa voleva dire solo quando l’ho superato del tutto, ma ho dovuto viverlo fino in fondo.

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