ero Lucy

Imparare ad amare #2

Interessante conversazione serale con La Saggia.
Non si nasce imparati ad amare. E, come detto fino alla nausea, portare avanti un rapporto d’amore significa impegnarcisi. Io mi rendo perfettamente conto che agli occhi di molti potrei sembrare una privilegiata, che parla di sentimenti puri dall’alto della sua bella relazione con un uomo maturo, contraccambiata; ma a parte che mi sembra pure giusto che io possa godermi finalmente il mio posto al sole dopo tutta la m***a che mi sono mangiata nella vita. Il punto e’ che non siamo arrivati a questo punto da niente. Ci ho pensato tanto in questi anni.

Quando stavo con slashbro ero una ragazzina, nonostante ci siamo lasciati alla soglia dei 30. Avevamo un rapporto completamente squilibrato, impostato su una modalita’ madre-figlio. Lo consideravo imbranato a fare un sacco di cose, e bisognoso di aiuto – e lui rispondeva come tale, perche’ i rapporti (tutti) sono un incastro perfetto di dinamiche che si trovano e fanno scopa. Ma il peggio e’ che spesso lo deridevo, ironicamente, certo, ma sempre derisione era, e spesso davanti agli amici, che magari rincaravano la dose. Ma non e’ che non lo amavo. Lo amavo. Ma era mio fratello, slashbro. Ora slashbro e’ sposato con una donna che lo ama nonostante il suo essere immaturo e un po’ imbranato: ha trovato una donna che ha voglia di fargli anche da madre e che non sbuffa quando deve raccogliere i calzini da terra.

Poi e’ arrivato il caro estinto. Lui era piu’ sicuro di se’, piu’ uomo rispetto al precedente. Ma era un uomo infelice e irrisolto. Quello che lui mi rimprovero’ alla fine della nostra storia era che lui non era contento di tornare a casa dal lavoro e trovare una moglie arrabbiata. E aveva ragione, spesso lo ero. Ma io ero arrabbiata non solo perche’ la vita non mi dava un figlio. Io ero arrabbiata perche’ lui era sfuggente, perche’ passava tantissimo tempo fuori casa, perche’ organizzava uscite con gli amici alle quali io non ero invitata (“perche’ non ci sono abbastanza sedie”, si’, l’ho gia’ raccontato). E alla luce dei fatti avevo perfettamente ragione a dubitare di lui, perche’ da mo’ che mi stava cornificando con una. Non so se ora loro stiano ancora insieme, fino ad un anno fa si, e confidando nei tempi interni della buonanima dovrebbero stare insieme ancora per due. Ma dal momento che erano doppie corna, e che lei aveva lasciato il marito durante il loro viaggio di nozze, a naso direi che non sono una coppia che sta insieme perche’ si e’ scelta, ma perche’ mettersi insieme era la migliore soluzione per uscire da un rapporto precedente diventato indigesto. Ma potrei sbagliarmi, lo spero per loro.

Poi ho incontrato My. Dopo un anno passato da sola. Non tornare a casa dei genitori dopo la separazione e’ stata la scelta migliore che potessi prendere, non tanto perche’ ho imparato davvero a cavarmela da sola, quanto perche’ la solitudine aiuta. Si pensa, si riflette, si fanno i conti col proprio dolore e con le proprie risorse interiori. Ogni santo giorno. Ci si fa l’esamino di coscienza e si decide che direzione si vuole prendere.
Fin dalle prime settimane con lui ho provato a riproporre i miei vecchi schemi relazionali, fatti di amore, si’, ma anche di rabbia, di rivendicazione, di rimproveri. Non immaginatevi chissa’ cosa. Conosco tantissime donne che fanno cosi’. E’ il braccio di ferro. Cercare di avere ragione.
Lui non me lo ha mai permesso. Con amore ma a volte anche con rabbia mi ha smontato questi meccanismi, facendomi chiaramente capire che lui un rapporto sbilanciato su una dimensione madre-figlio non lo voleva. Lui cercava una relazione alla pari. E dopo secoli che andavo ripetendo Cerco qualcuno che mi tiene testa, tie’, eccolo li’, servito su un piatto d’argento. E ho accettato di perdere le mie battaglie dialettiche, di chiedere a volte scusa anche se non era colpa mia ma solo per finire una discussione idiota, di mordermi la lingua prima di dire la cattiveria che magari non fa male ma pizzica.
E io con lui sono davvero felice. E sono felice perche’ lui fin dal primo momento e’ riuscito a guardare dentro di me e non avere paura di quella corazza difensiva. Che quando gli ho fatto la battutina acida da donna abituata a scoraggiare frotte di pretendenti, lui non ha fatto una piega e mi ha guardato come a dire Povera illusa, stai a fa’ sto giochetto con me?
E lo so che come noi ci sono tante altre coppie felici. Io ne conosco tante. Il mio avvocato e sua moglie sono un esempio. La mia amica belga col marito sono un altro. Saprei dire anche tra le bloggamiche chi ha un matrimonio felice e chi no, anche non conoscendole poi molto.

Spesso le coppie vengono scandagliate alla ricerca di chissa’ quale segreto recondito di tolleranza, perche’ l‘abbaglio che prendono in tanti (in tante) e’ credere che l’amore sia un sentimento puro e senza macchie e che la principessa trova il suo principe e vissero felici e contenti.
Ma per niente. E’ dopo contenti che comincia la favola, non prima.
Questo e’ un modo immaturo di vedere l’amore e non comporta nessun impegno reciproco.

Per cui quando La Saggia mi ha chiesto Ma possibile che questi tuoi amici felici non abbiano nemmeno un rimpiantuccio? Non hanno dovuto soffrire nemmeno una rinuncia?, le ho risposto che qualsiasi rapporto d’amore, anche quello tra fratelli, comporta magari rinunce e rimpianti, ma non le si fanno per l’altro: si fanno per se stessi. 

Amare non significa non litigare mai, ma significa assumersi la responsabilita’ delle proprie azioni nella relazione. Questo e’ l’amore maturo. Ed e’ identico a quando un figlio cresce e capisce che ama i suoi genitori non a prescindere da quello che sono, ma nonostante tutto quello che sono. 

Se io accetto di seguire My dall’altra parte del mondo, potro’ mai rimproverargli di avermi fatto rinunciare alla mia famiglia e alla mia patria? No. E’ stata una mia scelta, e ben ponderata. L’ho fatto per me, non per lui.

Lasciare il lavoro per occuparsi della famiglia e’ una scelta di tante donne. Perche’ ad un certo punto della loro vita iniziano a rimproverare il marito di non aver avuto la possibilita’ di realizzarsi? Lo si e’ fatto per se stesse, per essere madri a 360 gradi. C’e’ chi questo dubbio non se lo pone mai e continua a lavorare e a fare i salti mortali per crescere i figli nonostante l’assenza. Nella vita si sceglie attivamente e in continuazione. Rraramente ci si trova in reale assenza di alternative.
Un marito dispotico lo si sceglie ogni mattina, e se si accetta di portargli il caffe’ a letto e dargli amore, ricevendo meno di zero in cambio, perche’ incolpare lui? Quello e’ nato tondo, puo’ mica mori’ quadrato. Quelle che si incazzano perche’ i mariti non aiutano in casa e fanno tutto da sole: ma tu gliel’hai mai chiesta una mano? E quando lui impanicato ti riporta il bimbo che piange tu sbuffi dicendogli che non e’ capace a far niente nemmeno per due minuti anziche’ lasciare che in qualche modo se la sbrighi? Il problema e’ tuo, non di tuo marito: hai bisogno di creare una dipendenza, da cui poi ti senti strozzata.

Ne conosco a bizzeffe di donne che si lamentano, che sono insoddisfatte, che hanno mariti inetti, fuggitivi, ragazzini, Sono molto piu’ numerose delle amiche felici. Ma le colpe stanno da tutte e due le parti, a cominciare dal fatto che molte di loro stanno con per non stare senza. E questa non e’ una gran premessa per essere felici. Se poi la felicita’ non e’ un obiettivo personale, non lamentarsi.

Ma quello che io per prima ho capito negli anni, delle mie difficolta’ con gli uomini, e’ che molta responsabilita’ di quello che ero come donna risiedeva nelle relazioni all’interno della mia famiglia di origine. Erano malate, ma veramente. Ogni famiglia ha delle relazioni distorte, e di solito c’e’ un membro che porta su di se’ ed esprime l’inefficacia di queste relazioni. Solo che per tanti anni avevo interpretato male le cose. Riflettendo, da adulta, ho capito. Ho capito che nelle prime due storie avevo riproposto esattamente quello schema relazionale.

My, che appartiene ad una famiglia con altre relazioni distorte, ma diverse, mi ha smontato quello schema li’, e mi ha proposto il suo. Semplicemente conoscendoci e stando insieme. Ed io ho fatto altrettanto con lui, aiutandolo a leggere delle cose che fino a quel momento andavano in un altro modo. Ma non e’ perche’ sono psicologa: e’ perche’ sono una persona disposta ad ascoltare e a mettersi in discussione. E lui lo stesso.
Questo significa imparare ad amare. Darei la mia vita per lui, a volte lo strozzerei, ma non potrei davvero fare a meno di lui, perche’ rappresenta esattamente quello che volevo da un uomo. Ed e’ quello che auguro alle mie amiche disilluse dall’amore.

Ieri vi ho raccontato delle mie due storie post-buonanima. Quello che mi ha lasciato il bel ricordo e’ un uomo molto intelligente e molto sensibile, si chiama Filippo ed e’ il suo vero nome, contrariamente a quanto faccio qui sul blog. Sua cugina, se leggera’ questo post, potra’ essere felice delle mie parole, perche’ gli voglio davvero molto bene, anche se ci siamo visti due volte in tutto. E’ un uomo buono e sono felice che abbia potuto trovare una donna che lo ami davvero. Durante il suo corteggiamento sopporto’ la mia rabbia di donna rifiutata e mi disse: Ora stai di merda e soffri, ma questo dolore ti rendera’ piu’ forte. Ho capito cosa voleva dire solo quando l’ho superato del tutto, ma ho dovuto viverlo fino in fondo.

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0 pensieri riguardo “Imparare ad amare #2”

  1. Mi trovi d'accordo su tutto, sia sul vissuto personale, che sulle conclusioni che hai tratto.E'proprio vero che a volte riproponiamo dinamiche note, anche se dolorose, perché sono le uniche che sappiamo applicare.Ed è vero che spesso troviamo davant a noi qualcuno con cui incastrare le nostre incapacità in un balletto in cui non si può che essere in due.Ho vissuto molta solitudine, da sola, e con un figlio (checché se ne creda, non fanno compagnia) ma solo quando ho accettato di guardare fino in fondo anche le mie mancanze, sono rinata.Ho sofferto, ma ho anche fatto del male, a volte perché non mi riusciva di fare diversamente.Finché ho trovato i pezzi che mancavano a finire il puzzle ed ho smesso di attirare persone sbagliate.Sposo in pieno la teoria che l'amore non è un dono dal cielo, ma il frutto di un impegno quotidiano e che chi ti ama non è chi ti accetta acriticamente così come sei, ma chi ti aiuta a cambiare dove davvero lo vuoi anche tu.Apprezzo molto i tuoi scritti, lucidi e razionali, ma pieni di vita.Buona giornata!

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  2. E' sempre un piacere leggere il tuo blog. Io come ben sai appartengo alla categoria delle illuse-deluse e a 40 anni speravo ardentemente in un uomo che con pazienza mi smontasse il meccanismo “madre figlio”. Forse mi scattava perchè ho sempre avuto il desiderio di diventare madre. Ma sotto sotto c'è anche una Circe seduttrice (cosi mi ha detto il mio ultimo partner) che vuole mantenere il controllo. Con il passare degli anni mi sono accorta che non mi voglio più accanire a tutti costi su un uomo. La solitudine mi ha portato a capire che se un rapporto non va, si deve tagliare, ora sto con le persone che mi fanno stare bene e che tirano il meglio di me (e viceversa). Il rapporto che in questo momento ho con un uomo che mi piace, è leggermente diverso da quelli precedenti, con lui mi piace ridere, uscire in maniera spensierata, lui non è colto ma le sue esperienze lo portano a darmi dei consigli saggi, mi piace svegliarmi la mattina tra le sue braccia, mi piace la sua lentezza, che potrebbe essere fraintesa come pigrizia, ma in realtà è rilassatezza, la sua maturità lo ha portato ad interagire nel modo migliore con me, anni fa io non lo avrei manco degnato di uno sguardo, perchè era uno di quei uomini spacconi, che per divertirsi faceva le corse clandestine con le macchine, usava le donne a suo piacimento, giocava a carte, poi, e tutto era inteso come un gioco…ma inevitabilmente giocare con il fuoco ti fa bruciare, e lui, in quei momenti al buio, ha deciso di cambiare tutto. E ha cambiato in meglio, almeno per me, mi tiene testa, è gentile, ma allo stesso tempo forte e deciso. Non so dove mi porterà questo rapporto, ma ho deciso di viverlo, perchè mi piace, e, perchè io piaccio a lui. Mi piace stare con lui e non voglio perderlo. Non mi ha mai giudicato, nè mi ha mai fatto sentire a disagio (al contrario dei miei precedenti compagni). Pensare a lui mi rasserena, parlare di lui mi conforta e mi dà forza. E chi lo conosce mi ha detto, che sto tirando fuori il meglio da lui. Un abbraccio …e viva l'amore!!

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  3. Heila' Lucy, che bella analisi! Posso stendermi sul lettino e raccontarti gli schemi relazionali che cerco di combattere ogni giorno?!?! E' stata una lotta con me stessa in tutte le relazioni….oggi, e lo dico piano, mi sembra di avere conquistato una relazione libera da meccanismi altrui, ma il pericolo e' sempre in agguato, specialmente ora che arrivera' un nuovo elemento a richiamare le vecchie dinamiche famigliari… Cosa ne pensi di questo? Un figlio rimescola la famiglia d'origine alle nostre relazioni finalmente serene?

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  4. La cosa ingiusta è che non tutti devono mangiare la mduhfsa che hai mangiato tu, che qualcuno si accontenta della relazione malata in cui non si ama, ma si ha bisogno di non essere soli. E tu lo sai che non va bene così, che non è amore quello, che non è quello che vuoi. Però poi li guardi, e li senti felici.

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  5. ohhh….e che dirti, anche stavolta parole sante. giusto stamattina mi sono risvegliata bruscamente da un incubo: lui mi tratteneva per i polsi e non mi lasciava andare, gridavo come una matta. al risveglio ero furiosa con me stessa perchè ho pensato che, dopo un anno e mezzo che l'ho rispedito al mittente, è proprio quello che gli sto facendo fare, è la mia zavorra. Lo so che ci vuole tempo. Ma ce la farò.

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  6. Credo che ogni traguardo vada sudato e occorra lavorarci su. Non puoi lamentarti dell'altro se tu, per prima, non fai nulla per fare funzionare le cose “a due”. In amore, vince chi collabora e lavora. on deve essere uno sforzo, ma uno slancio naturale sostenuto dal'impegno.E ora spegniamo la mia modalità psicologadellepannocchie e torniamo alla normalità.Baciuz

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  7. Riflessioni davvero importanti. Io e mio marito siamo cresciuti insieme, in 23 anni ne abbiamo passate tante ma stare insieme continua ad essere la migliore scelta possibile. Certo che l'amore ha passato tante fasi, alle volte è stata la cosa più importante altre volte lo abbiamo maltrattato. E poi ci siamo ritrovati dentro il tifone della genitorialità. Ma siamo sopravvissuti e io mi sento ancora molto molto fortunata.Però, pensando alle tue parole, credo che nella nostra scelta pesi molto lo schema distorto delle rispettive famiglie, abbiamo scelto un rapporto completamente diverso da quello dei nostri genitori, che non abbiamo per nulla apprezzato. Meno male che ci è venuto da opporci e non di conformarci, direi.

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  8. Come sempre hai azzeccato l'argomento e le argomentazioni e mi sei arrivata dritto al cuore!!! Ma davvero sapresti dire chi tra di noi ha un matrimonio felice e chi no???? … fantastico!!!

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  9. Bella la tua domanda, Silvia. E grazie anche a Danila (benvenuta!)Credo che in parte rimettiamo in piedi degli schemi della famiglia di origine, perche' siamo gli unici che conosciamo nel rapporto con un figlio. Soprattutto col primogenito. Pero', come dice Danila, il fatto che si sia in due fa' si' che dobbiamo mediare i nostri schemi con quelli dell'altro, ed e' comunque un passo avanti. Pero' credo che da due genitori ci si ritrovi ad essere, nella testa, almeno in 4, se non in 6.

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  10. Brava Bis e grazie per il tuo commento.Non so niente di niente di niente di te se non che sei bis, ma io lo so che tu fai parte della categoria. Lo sento da quello che scrivi. Bacio a te.

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  11. Un po' affollata la faccenda, insomma!!!! Io ho avuto una famiglia incasinata, lui no, almeno pare. In compenso i miei adesso sono praticamente assenti, i suoi presentiiiiiiiiisssssssssimi per non dire morbosi….. La questione della gestione nonni la affrontiamo un'altra volta, va! Grazie per i tuoi spunti psico, mi piacciono!

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  12. Dubita comunque delle famiglie apparentemente perfette. Credimi, tutte hanno le magagne. Tutte. Anche quelle che stiamo per costruire noi. Ma la buona notizia e' che la perfezione e' inutile e noiosa, e si lavora insieme per migliorare.

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  13. dillo alla saggia che c'è una blogger che conosci che è felice da quando avevo 17 anni.. ora ne ha 34. felice di aver incontrato la persona giusta con la quale vivere la vita , fare progetti. si ho cambiato casa, lavoro e modo di vita ma perchè lo volevo io. non è ancora nato quello che m'impone le scelte..io sono libera.. se vuole venire a scandagliare la mia vita venga pure. poi avrei da farle conoscere una marea di donne insoddisfatte delle loro scelte, che vanno avanti di giorno in giorno con lamenti simili ai latrati di un cane. forse bisognerebbe aprire gli occhi a queste donne che si lamentano e non si accorgono che vivono sempre all'ombra.

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  14. “qualsiasi rapporto d'amore, anche quello tra fratelli, comporta magari rinunce e rimpianti, ma non le si fanno per l'altro: si fanno per se stessi. Amare non significa non litigare mai, ma significa assumersi la responsabilita' delle proprie azioni nella relazione. “oh quanto sono d'accordo con te su tutto!e sulla storia delle scelte è verissimo, le si fa per noi, mai per gli altri, se si fanno per gli altri sono sempre sbagliate e avrei sempre e solo rimpianti e rabbia contro quella persona.Anch'io ho scelto di andare lontano dalla mia famiglia d'origine, la mia “terra”, i miei affetti e miei amici per seguire Lui e non mi pento mai di questa scelta, semmai mi lamento del posto schifoso in cui siamo costretti a vivere ma mai di stare lontana da lui questo no, e sto abbandonando un lavoro a 200 km per stare meglio con loro che sono la mia famiglia e so giù che non avrò nessun rimpianto (ho provato ho visto che non fa per me e la vita continua!) l'importante è capirlo.E' vero per certe cose non bisogna essere psicologi, basta un pò di buon senso e voglia di crescere, di migliorarsi, di mettersi in discussione e in gioco, come mi ha detto Lui stamattina “solo i saggi imparano dai propri errori, gli stolti continuano a inciampare” sul mio discorso che il primo figlio è stato una specie di nave scuola per tutto. Ed è vero “ciò che non ti uccide ti rende più forte” il dolore serve per crescere e migliorare e capire molte cose che prima non si vedevano.

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  15. Grazie Stars. Credo anche, come si dice, che la fortuna aiuta gli audaci. Chi sta fermo per paura di sbagliare, o di restare solo, e accetta una situazione che gli va stretta ha gia' perso in partenza. Ma forse ha altri vantaggi, che non prende in considerazione.

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  16. Oddio che bel post!!Intanto, ti rendo noto che blogspot mi sta mandando ai matti. Perchè io bloggherei in pausa pranzo, la sera sono stravolta e le mille cose che mi verrebbero da dire se ne volano fuori dalla testa senza passare dalla… tastiera. Ma no, il Sig. Blogspot dall'ufficio non mi vuole. Detto questo, mi è piaciuta tantissimo la parte sul copione imparato in famiglia che tendiamo a riproporre nella vita di coppia. Io sono una persona che si conosce come le proprie tasche (tant'è che come detto altrove fatico moltissimo a credere alla buona fede di chi si comporta come se non SI CAPISSE) e mi hai fatto ripercorrere tutti i passaggi delle mie personali reazioni (alla famiglia)/azioni (nella coppia). Per esempio il mio meccanismo automatico del “se tu non mi vuoi, neanche io ti voglio” che mi ha sempre impedito di innamorarmi non ricambiata (intendo innamorarmi, non avere una cotta o essere interessata eh), io so benissimo che viene dal divorzio dei miei (che a 3 anni che vuoi capire? papà non mi vuole, punto). Così come la lealtà negli affetti, la lealtà ad ogni costo, è la reazione de “dimostra a mamma che tu non la lasci”.Adoro questo blog, mi fa pensare come poche cose.

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  17. …commosso, più che lusingato. Per le parole. Perchè ricordi.Invero non ho incontrato chi mi amava davvero. Invece, ancora ti conservo nel cuore. Bellissima come sei, fuori e dentro. E di una dolcezza ineguagliabile. Nel tratto, nei modi, nei toni.Ti ho incontrato in un momento difficile. E per due giorni appena.Eppure, quanto sei riuscita a lasciarmi. Vedi… A volte, quando si sta peggio, si riesce a dare il meglio.Tutto ha un senso. La sofferenza. Il dolore. Che poi si superano solocon sofferenza e dolore. Ma ci rendono più consapevoli, quindi più forti. E quante cose nascono dal dolore…Tiziana, sei sempre la più bellaAuguri, per tutto!Filippo

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  18. Uh Verba.La parte migliore della consapevolezza, se profonda ed effettiva, e' la possibilita' di iniziare il cambiamento. Se lo si vuole. Altrimenti il copione resta li' bello congelato ed e' semplicissimo continuare a dare la colpa agli altri. Non sto parlando di te ovviamente, e' solo per spiegare come funziona. Bacio.

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  19. ti ho letta tutta d'un fiato perché è così. semplicemente così. io non so a che punto sto del percorso. ma so che lo sto facendo. e trovo forza nel leggerti.

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  20. Che parole meravigliose, quelle che hai per il tuo My, come vorrei saperle dire al mio lui, con il quale ancora non riesco a condividere la vita felicemente dopo la nascita della nostra bambina, che pare assorbire tutto l'amore che ho in corpo. Grazie per avermi fatto sentire che quel sentimento in fondo c'è ancora!

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  21. Sto recuperando i post passati :-)Un'amica tempo fa mi disse una cosa che reputo molto vera: bisogna avere la fortuna di incontrarsi, ma poi mantere viva una relazione è un lavoro quotidiano! E ci vogliono sudore e fatica, ma da soddisfazioni impagabili (questo però lo so solo per sentito dire! 😀 )

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