Leggo il titolo che dice “Racconto le prime coppie di fatto” e mi chiedo: come, le prime? Nel 2012? Poi leggo l’articolo e mi cascano le braccia. Neri Marcore’ e Anna Valle interpretano, in una fiction per la tv, una coppia che oggi chiameremmo famiglia ricostituita.
Solo che e’ ambientata alla fine del ’68.
Che.ppalle.
Ma come e’ possibile?? Come si puo’ continuare a raccontare un’Italia che non c’e’ piu’ da decenni, che e’ andata avanti di quarant’anni, la cui popolazione, perche’ e’ cosi’, e vale soprattutto per le donne, e’ pronta per sentir parlare di matrimoni gay, e i dirigenti Rai ancora ci raccontano le prime coppie di fatto, quelle che non potevano dire che uscivano da un divorzio perche’ la societa’ li emarginava?? Ci raccontano un’Italia che c’era prima della legge sull’aborto, prima delle Brigate Rosse, prima di tutto questo, tanto per ricordare qualcosa che i piu’ giovani ignorano senz’altro. E in questo clima di eterna nostalgia per il passato, di cui siete colpevoli anche voi, amici quarantenni, come si fa a poter parlare di procreazione assistita, adozione, diritti civili, se la maggior parte della popolazione vede il presente come inutile perche’ solo il passato, quel passato, ha prodotto qualcosa di buono. Ora magari faranno una fiction sul boom economico degli anni ’60, tanto per ricordarci che loro si sono rimboccati le maniche e hanno tirato su una nazione dopo la guerra, e invece i ggiovani di oggi so’ choosy e aspettano il posto da manager per uscire da casa di mamma e papa’.
Mapperpiacere.
Se c’e’ una cosa che non riesco a sopportare e’ quando le persone dicono I giovani di oggi. I giovani di oggi, parlando degli adolescenti, non sono peggiori di quanto non lo fossimo noi per la generazione dei nostri genitori o dei nostri nonni. Ogni generazione cresce nel mondo in cui si trova, e vi si adatta, e lo fa suo. Non e’ che siccome guardo il pc anziche’ leggere un libro cartaceo crescero’ peggio. La rete apre la testa esattamente come un libro: basta saper scegliere. Non siate vecchi gia’ a trent’anni che poi ve fate la moto e i capelli rosso fuoco e le sise gonfie e vi sentite ggiovani fuori, perche’ dentro siete gia’ finiti, se dite I giovani di oggi. I giovani di oggi sono meglio di noi per tante cose, come noi lo eravamo rispetto ai nostri genitori. E vogliamo parlare della moda che sta esplodendo per i rimedi naturali? Ma che v’e’ preso a tutti?? Ieri ho letto un post per farsi il dentifricio in casa. Fighissimo, per carita’, un sacco alternativo. Pero’ mi sembrate Verdone con un sacco di fiori che si aprivano al passaggio. E non lo so se avrei il coraggio di mangiare i pomodori che crescono sul balcone di casa, super super organici eh, ma con lo smog che mi sale su al quarto piano. Perche’ credete che tutto quello che e’ legato al progresso sia da buttare? Vaccini, medicine, fabbriche, vestiti, ma che cavolo v’e’ preso a tutti?? Perche’ vi fate il dentifricio fatto in casa e poi postate le foto su Instagram con l’iPhone? Ma che senso di colpa consumistico dovete espiare?

E ripenso a domenica scorsa, quando qui hanno passato Eat, pray, love. Lo avevo visto la sera prima ma iniziando dal viaggio in India, e mi era piaciuto tanto – tranne quell’incapace di Javier Bardem – ma volevo vedere la rappresentazione dell’Italia, perche’ se il film e’ stato tanto criticato un motivo ci doveva essere.
Ecco.
Julia Roberts va a Roma e cerca una stanza in affitto. La regia e’ un po’ lacunosa, compenso con la sceneggiatura del libro; sostanzialmente trova questo appartamento in pieno centro, Piazza di Spagna, a due passi da tutto e dalla scuola di lingua che frequenta.
L’appartamento che il regista mostra e’ scrostato e ha all’interno le impalcature per evitare il crollo del soffitto, che vi giuro, manco ne L’Avana del vostro caro comandante ho visto una roba cosi’.
La padrona e’ una vecchina che pero’ parla inglese, e soprattutto lo capisce. Gia’ questo fa capire l’assurdita’ del film, ma vabbe’, si presta al racconto.
Mostra alla Julia il bagno, dietro a una tenda, c’e’ la vasca e lei toglie il bollitore sul fuoco spiegandole che per un bagno detergente non c’e’ bisogno di riempire completamente la vasca, ma bastano poche dita d’acqua – lasciando intendere che basta che arrivi nei punti giusti.
Oh.Santo.Iddio.
Ora capisco la domanda del mio amico, di cui avevo parlato qui e qui.

La vasca e il bollitore e non ci sono le porte. Che solo a Siracusa ad agosto mi sono trovata col razionamento dell’acqua.
Questa e’ l’Italia che noi esportiamo. La colpa e’ nostra, dei nostri registi, dei nostri rappresentanti politici, della cultura provinciale e gretta che continuiamo a promuovere, co’ O Sole Mio e Giuseppe Verdi, tanto per citare un vecchio commento. All’America piace il neorealismo, e noi il neorealismo gli diamo, ma sempre quello degli anni 60.

Se anche in patria continuiamo a raccontarci che il mondo s’e’ fermato nel ’68, che la Meglio Gioventu’ e’ stata solo quella (e quanto ho detestato quel film e le parrucche da spaventapassero di Sonia Bergamasco, inguardabili), che la legge sui manicomi e’ degna di un paese all’avanguardia e che Berlinguer e Pertini sono stati i migliori.
Eccome, per carita’. (No, la legge sui manicomi fa schifo).
Solo che non ci sono piu’ quelle persone li’. E che vogliamo fa’? Ci crogioliamo nel passato? Pero’ poi tutti a dire che se Steve Jobs nasceva in Italia col cavolo che faceva quello che ha fatto. Ma voi quanto appoggiate il progresso? Quante volte vi si propone una novita’ davanti e il no arriva prima di riuscire a capire quanto possa essere utile, o migliore?
Avevo 26 anni ed ero gia’ vecchia quando nel frontespizio della tesi di laurea scrissi che mi ero rotta le palle del gap generazionale per cui tutto quello che hanno fatto i sessantottini e’ stato er mejo e noi adolescenti degli anni ’80 siamo solo dei parassiti rincoglioniti incapaci di costruire alcunche’ perche’ anestetizzati dalle tv di Berlusconi. Ma per piacere.

E ora Sacca’ ha prodotto questo gioiellino di fic-scio assolutamente imperdibile, con cui i sessantottini continueranno a pensare di essere stati i piu’ coraggiosi dello Stivale – ma lo sanno che nonna Elvira, che oggi ha novant’e passa anni, era gia’ divorziata e ha tirato su due figlie da sola?? E che hanno fatto, questi, di cosi’ speciale, vent’anni dopo, da continuare a sfracassarci i maroni in tutte le salse?
Avete fatto a botte coi fasci. Tie’. Finito. Ovviamente e’ una provocazione, ma anche basta.
Che avete ottenuto?

Compagno di scuola, compagno per niente, ti sei salvato dal fumo delle barricate […] o sei entrato in banca pure tu?

So’ entrati tutti in banca, tranquillo Antone’, e non schiodano.
Ecco perche’ preferiscono pensare che il mondo s’e’ fermato li’.

Solo che voi non avete sessant’anni: perche’ fate come se lo foste?

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