Relazioni positive

Il precedente post ha avuto successo 🙂 grazie a tutti per i complimenti e per quello che mi avete scritto pubblicamente ed in privato. Vorrei specificare delle cose, pero’. Perche’ si’, ho amato tantissimo lavorare con gli adolescenti. E ho amato tantissimo lavorare con i ragazzi delle scuole medie perche’ anche io, a quell’eta’, ho avuto le mie difficolta’. Ero una ragazzina cresciuta in un ambiente iperovattato, resa ancora piu’ stolida dai miei undici anni. Ho passato i tre anni delle medie, come mi ricorda sempre il mio affettuoso amico expat in Canada, da rincoglionita. Lo so che mi vuole bene, e’ un mito lui, mi fa morire dal ridere. Ma ero proprio cosi’: rincoglionita. Intontita dal troppo rumore, non capivo niente, il mondo era un rebus e passavo il tempo a sognare ad occhi aperti tanto che una prof mi diceva sempre Lucy, torna in classe!!

Credo di essere stata una brava psicologa, si’, ma anche io ho alle spalle dei fallimenti. In particolare ricordo un ragazzino che per certi versi potrei descrivere tonto come lo ero io. E per una serie di cose, ero sinceramente convinta che fosse uno psicotico. Lo leggo ora su facebook e invece ha una grande intelligenza. Cavoli.
Oh beh si e’ svegliato dopo come me allora :DDD
Pero’ lui non lo avevo in terapia. Un altro che non ho saputo aiutare fino in fondo era un ragazzino arrabbiato, ma tanto, ma tanto. Che un giorno si attacco’ alle tende dello studio. Che mi diceva in continuazione cose per ferirmi, e vi assicuro che non so come riusciva a toccare dei tasti delicati per me, tipo Sei vecchia, perche’ non hai figli? Oppure passava intere sedute in silenzio.

Ci sono pero’ delle relazioni che sono terapeutiche anche se non riguardano un professionista psicologo. Ricordo una persona che trovo’ conforto alla sua rabbia nelle parole comprensive di un padre spirituale. E un’altra che mi disse di aver trovato conforto in una nutrizionista e naturopata che la seguiva in dieta. La mia amica fisioterapista si trova spessissimo ad ascoltare le confidenze dei suoi pazienti, e piu’ di una volta mi ha detto di non sapere come gestirle, pur masticando lei di psicologia. Ma ovviamente siccome e’ intelligente sta ben attenta a non confondere i ruoli e a non sentirsi onnipotente.
Lui non sono riuscita ad aiutarlo, nonostante la supervisione. Perche’ lo sapete, vero, che noi psicologi non siamo seduti sugli allori, ma che dopo ogni seduta scriviamo una relazione e portiamo casi in supervisione (che paghiamo – dopo aver fatto una analisi personale – salatissima anche per noi – chiusa parentesi). La psicoterapia e’ efficace perche’ oltre alla diagnosi e all’obiettivo c’e’ una relazione. Che come tutte le relazioni puo’ non funzionare per n motivi, ma non e’ detto che non giri bene con un altro. Spesso ci si dimentica che lo psicologo e’ un medico come tanti altri, non sempre l’ortopedico azzecca la diagnosi e la cura, no? Solo che allo psicologo affidi tutto te stesso, se non funziona e’ molto difficile che si provi con un altro. Magari solo dopo anni. E invece bisognerebbe provare a dare fiducia ad un altro (ovviamente se vanno tutte buca, e’ d’obbligo farsi due domandine).
Una amica, tempo fa, inizio’ una collaborazione con una cooperativa che si occupava di disagio adolescenziale. Non era una psicologa; ottenne un contratto per insegnare decoupage ad una ragazza definita a rischio. Il primo incontro con questa ragazza fu quasi fallimentare. Come tutti gli adolescenti, stava chiusa a riccio e la mise alla prova parecchio. Manco’ degli appuntamenti, era disinteressatissima a quello che le insegnava, la guardava con sufficienza. Questo e’ quello che fanno tutti i ragazzi per soppesare gli adulti.
La mia amica non cedette, non si fece intimorire da quell’atteggiamento di sfida, ed ando’ avanti. Anzi, in particolare un giorno la ragazza le rinfaccio’ che la mia amica non era affatto interessata a lei, e che lei o un’altra, sarebbe stata pagata lo stesso. La mia amica le rispose fermamente che anche lei aveva la sua retribuzione per l’essere li’, visto che se avesse completato le ore di decoupage avrebbe ottenuto l’accesso ad un corso professionale con diploma a sua scelta. Nel giro di poco la loro relazione cambio’ completamente. La ragazza inizio’ a fidarsi, e soprattutto il lavoro manuale la aiutava a scaricare le emozioni negative e a far nascere qualcosa di bello. Chiunque di noi ha bisogno di trovare un canale per esprimere le proprie emozioni. C’e’ chi dipinge, chi suona, chi gioca a mortal combat. Io ad esempio scrivo, lo sapete?
Insomma, se le cose non sono serie, se non c’e’ un disagio strutturato, una relazione che funziona in cui ci si rivela e’ terapeutica di per se’. Poi vabbe’, potremmo aprire un mondo e tornare a parlare di coppie, ma insomma, uno psicologo non sempre ha successo. Non si dividono solo in cialtroni e competenti, ma anche in relazioni che funzionano e altre no.
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0 pensieri su “Relazioni positive

  1. Ecco vedi? Io non potrei! Di sicuro confonderei i ruoli e quindi non sarei una buona psicologa per questo motivo 🙂 e forse per tanti altri. Grazie per questi ultimi due post Lucy, letti questa sera i tuoi ultimi tre 🙂

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  2. mi piace leggere questo post proprio stamattina, proprio dopo aver fatto un po' *metablogica* e aver scritto di come il blog mi sia terapeutico. Poi leggo te, nella mia bella alba insonne, tutta mia. Buon giorno a me e buona notte a te 🙂

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  3. io, se non avessi paura (e avessi tanti soldi), una capatina dallo psicanalista la farei. Potrei sforgarmi, cosa che non posso fare (tenendo conto che non ho amicizie vere e radicate) con il collega di università conosciuto due gg prima.

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  4. bellissimo post, ci credo tantissimo in quello che dici, nel valore “terapeutico” di alcune dinamiche. Io credo soprattutto nel dialogo, amo la citazione di Oscar Wilde “Ultimately the bond in all companionship, whether in marriage or in friendship, is conversation.” E credo che sia importante aldilà del condividere le conclusioni, sento di crescere sempre nel confronto, sento che capisco qualcosa in più di me. Come Emy, spesso ho la tentazione di rivlgermi ad un professionista per scardinare alcuni schemi che noto si ripetono più e più volte nella mia vita. Ma un po' i soldi, un po' il timore di restarne “schiava” (non sono tutti come te, che credono che la relazione col paziente debba avere una fine!)

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  5. Si impara, sai? All'inizio, un po' come i medici, sei pervaso dall'onnipotenza di poter aiutare tutti. Con un po' di pratica ti rendi conto che cosi' non e', anche a suon di fallimenti come ho descritto.

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  6. Sul fattore economico siamo abbastanza d'accordo, anche se al consultorio si paga una stupidaggine o anche niente, dipende. Il punto e' che si deve amche imparare ad avere fiducia nel fatto che qualcun altro possa aiutarci, e smettere di tenere sempre tutto sotto controllo.

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  7. A parte quello che ho scritto a Emy, anche il fattore dipendenza e' un po' romanzato. Purtroppo se ne sa sempre troppo poco, e la colpa e' anche di noi psicologi, ma esistono molte terapie brevi, come quella strategica ad esempio, in cui si stipula un “contratto” all'inizio e la durata e' predefinita. Insomma, ci sono tantissimi tipi di terapia, non solo la psicanalisi, che e' lunghissima, profonda e scava nel passato. Mi sa che dovro' farne un post 🙂

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  8. Figurati io mi affiderei a piene mani, proprio 🙂 Un mio amico ci va due volte a settimana e sebbene ritenga la cosa necessaria e di aiuto (aiutino, non grande aiuto), sborsa 600e al mese. Vorrei evitare ecco 😉

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  9. Sempre al mio amico, è stata proposta una terapia di 10 incontri (quindi la fine era definita dall'inizio 😛 ) e la formula soddisfatto/rimborsato. Tuttavia era più adatta a pazienti con un ''''''problema''''' meno astratto, quindi più concreto (es. fobie) e ha dovuto rifiutare (come me ha difficoltà a relazionarsi quindi in 10 incontri avrebbe fatto poco e niente)

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  10. Approfitto di quello che scrivi perche' so che tanti altri leggeranno pensando Infatti, e allora rispondo.Non so del tuo amico che problemi abbia ne' chi abbia trovato. Il privato e' una giungla, come ovunque. C'e' chi prende 300 a seduta, chi 150. Ma in assoluto un professionista serio fa i conti con chi ha davanti. Chiedere ad uno studente che non lavora 100 euro a seduta significa vederlo andare via dopo poco, perche' non potra' permetterselo. C'e' chi, come me, valuta caso per caso, e ci si viene incontro. A persone che erano in vera difficolta' economica ho preso poco, ma molto molto poco. A studenti lavoratori part time che volevano fare questo percorso emotivo per sbloccare delle piccole cose ma non dipendere dalla famiglia, chiedevo quello che potevano. Chiaro che non svilisco il mio lavoro io per prima per far si' che non gli venga dato poco valore anche da chi ho davanti, ma non siamo ciechi, sappiamo che le difficolta' ci sono per tutti. E comunque, ripeto, al consultorio si paga il ticket, tipo 10 euro. C'e' una lista d'attesa, ma non sempre. Le resistenze ad iniziare le abbiamo tutti. Conosco le tue obiezioni perche' sono state anche le mie, e le ho sentite millemila volte nella mia pratica. Ma sono, appunto, resistenze.

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  11. Per uscire dalla depressione il nostro medico di famiglia ci ha consigliato di portare mia mamma dallo psicologo. Lei, chiusa com'è con gli estranei, c'è andata controvoglia tre volte e credo che abbia parlato pochissimo.Psicologo sbagliato o caso disperato? (…Penso che per lei fossero molto più terapeutiche le chiacchierate fatte con me. Me ne ha dette così tante che non so come ho fatto a resistere. Però adesso sta bene…)P.s. a te la scrittura aiuta, e a noi aiuta leggerti!!

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  12. Ehi grazie! Ad una certa eta' e' difficile (oddio, no, mi sa che tua mamma e' giovane!), e comunque le persone depresse sono I casi piu' complessi in assoluto. O forse, non ha funzionato con quella persona.Comunque nemmeno mia mamma ha voluto proseguire dopo un colloquio. Ma li la colpa e' stata della asl: primo appuntamento a piu' di un mese, spostato, come da regola, il giorno prima. E' andata li che la fiducia era gia' svanita. Secondo appuntamento tre settimane dopo, ciao.Questo e' (a volte) il servizio pubblico.

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  13. A me costriggevano dopo ogni fallimento affido di andare da un pscologo” ragazza difficile”, però io quello li non l' ho mai capito…stava ore ad ascoltarmi senza parlare annoiato,finché mi sono chiusa a riccio..e mi sono rifiutata di andare,quando le altre ragazze mi dicevano guarda che ti imbottiglia di pscofarmaci avevo 14 anni…vedi se non avevo me stessa e la mia fantasia,non so in che manicomio sarei finito.Sono come quei fiumi che trovano sempre una via di uscita…ho disegno parecchio,ma da sola,poi un giorno ho smesso,quando avevo la fase rabbia…uscivo fuori l' istituto,che è vicino molino dorino Milan un covo di interessi da scriverci un libro…” istituto di rieducazione” ma che un lager era meglio..e correvo fino ad arrivare ad una piana ed urlavo…dal gruppo poi ti insegnano a cucinare da sola,impacchettare saponette,lavoretti che non ti serviranno mai una palla di autogestirsi…da sola. Credo che mi ha salvato l' astuzia e la poca intelligenza:-)) un bacio a voi tre.

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  14. Io il mio psicologo me lo ricordo bene, nonostante sia stata una relazione breve.Non ho mai guardato con timore la categoria, nonostante la mia giovanissima età [all'epoca], nonostante non sia facile accettare che qualcuno ti scavi dentro e magari, conosca anche qualcuno dei tuoi demoni.Però mi fu di aiuto. E non mi diede medicine. Quelle non mi piacciono. Gli psicologi sì, invece.Sarà che la mia migliore amica lo è e parlare con lei, spesso, è stato decisivo per prendere decisioni importanti. Non perché lei sia onnipotente, ma perché le risposte me le argomenta. Perché mi fido. Perché parla con cognizione di causa.Vedi, quando ti ho detto dei contenuti dei tuoi post, intendevo proprio questo. Il riuscire a creare una profonda riflessione interiore. Ribadisco la mia stima per te.Grazie Lucy!!

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  15. Spero che in quegli istituti le cose nel frattempo siano cambiate… Ma di certo “astuzia e poca intelligenza” e' un ossimoro, e infatti non penso affatto che tu sia poco intelligente. Anzi. Baci a voi Rosa.

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