A proposito della sedicenne uccisa dal coetaneo. E di quell’altra uccisa ad Anguillara la notte di Halloween che ancora non si sa cosa sia successo. Mi ripugnano talmente tanto che non li linko nemmeno.
Mamma Pinguino chiede:

Siamo noi genitori che dobbiamo insegnare ai ragazzi il rispetto, in particolare per la vita, propria e altrui. Cosa diamine spinge un adolescente a compiere un tale gesto? Se ha dei problemi psichici, possibile che nessuno se ne sia accorto prima! Insomma… Che diamine succede intorno ai nostri figli? Vorrei capire perché mio figlio vorrebbe delle spiegazioni e io non so dargliene.

Qualche anno fa, a scuola. Due episodi tra tanti.

Nel primo, ragazzina trasferita da altro istituto perche’, dice la scheda, vittima di bullismo al femminile. Decido di chiamarla per un colloquio per conoscerla meglio. Si presenta ostentando ingenuita’, mi racconta di essere stata vittima di angherie e pettegolezzi riguardanti certe sue simpatie per i maschi. Dopo qualche mese i professori mi segnalano dei comportamenti piuttosto disinibiti della ragazza. La richiamo al colloquio e mi racconta, oltre a vari amorazzi di adolescenti, di essere stata contattata in chat da un ragazzo che poi si e’ scoperto essere un uomo che la costringe a guardarlo mentre si masturba. Lei sostiene di essere attratta e spaventata da questo abuso, e che nonostante vorrebbe smettere continua a collegarsi per guardare. Il tono del suo racconto mi fa sospettare che abbia difficolta’ a distinguere la realta’ dalla fantasia, visto che descrive il tutto in termini onirici, ma d’altronde questo e’ uno degli indicatori di un abuso, ma anche dell’adolescenza, insomma, nel dubbio, la convinco a farmi portavoce con sua madre della questione; a patto pero’, mi chiede, che lei non sia presente perche’ accede al pc di nascosto e ha paura di essere sgridata.
La madre minimizza tutto quasi non lasciandomi il tempo di concludere. Sembrava quasi infastidita, come se per l’ennesima volta la stessero convocando su qualcosa che sua figlia combinava da anni, come se ancora una volta un rompipalle di psicologo le faceva delle domande. Non e’ vero che va in chat, non e’ vero che frequenta altri maschi, sta sempre chiusa in casa ed e’ tanto una brava ragazza. Ha rifiutato qualsiasi tipo di consulenza preventiva per la figlia (al Gemelli esiste un servizio di aiuto per internet dipendenti e sex addicted) ed al termine era molto seccata per l’intrusione. Quando un educatore, a qualsiasi livello, si trova davanti un muro del genere, a meno che non ci siano estremi per poter contattare con piu’ certezza i servizi sociali, si e’ costretti a dover far si’ che ognuno decida per la sua vita. Sperando che tutto vada bene. Ma non sempre e’ cosi’. Mi sono accontentata di continuare a monitorare la situazione ogni tanto, ma la ragazzina era davvero istrionica, impossibile andare piu’ a fondo.

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Secondo episodio. Una ragazzina allo sportello d’ascolto mi racconta tra mille risolini di avere un fidanzatino poco piu’ grande che le si accolla, come diciamo a Roma, cioe’ le sta sempre appiccicato e non le lascia un attimo di respiro. Vuole stare con lei sempre, in qualsiasi momento della giornata, la segue e se la trova al parco con altri amici le fa una scenata, va sotto casa sua e urla dalla strada, prende a calci il portone finche’ non le aprono, sale su in casa e si piazza li’ come fosse uno di famiglia. Lei e’ confusa, un po’ lusingata da queste attenzioni, ma di sicuro comincia a sentire il peso di questo amore cosi’ esclusivo. Dentro di me sento un campanello di allarme, e’ una ragazzina immatura e un po’ passiva nonostante abbia gia’ 14 anni, l’esatto opposto di quella di cui sopra che invece alla stessa eta’ sembrava fin troppo sveglia. Per di piu’ questo fidanzatino cosi’ devoto e’ l’ex fidanzato di una compagna di classe, invece piu’ furbetta, che lo aveva lasciato proprio perche’ non ne poteva piu’. Anzi, a dirla tutta non le era sembrato vero che potesse ammollarlo ad un’altra. Con tatto le chiedo se le va che sua mamma venga a fare due chiacchiere insieme a me e lei, tanto piu’ che la famiglia sa tutto, sono fidanzati in casa.
La signora e’ modesta, un po’ sottotono come la figlia. Espongo anche a lei le mie perplessita’, ma stavolta vado un po’ piu’ diretta, e faccio presente che a me questo ragazzino sembra un po’ troppo possessivo ed aggressivo. Mi risponde che in effetti anche lei aveva avuto dei dubbi, soprattutto per l’arroganza con cui lui arrivava a conquistare degli spazi che non gli spettavano, e per il fatto che un paio di volte aveva strattonato sua figlia per un braccio. E lei che ha fatto?, chiedo. Niente, mi risponde, non sapevo cosa dirgli, pensavo ci rimanesse male. Non ha difeso sua figlia? E non ha nemmeno parlato con i genitori di questo ragazzo? No, e che gli andavo a dire?

Non avete idea quanti di voi genitori preferiscono non sapere o minimizzare, piuttosto che affrontare. Mi e’ successo decine di volte, col ragazzino che fumava marijuana, con quello che si lavava compulsivamente le mani ormai completamente spaccate, con quello che picchiava i compagni, con quello che a undici anni prendeva il biberon o con quello della stessa eta’ a cui i genitori facevano il bide’, con quello che non andava piu’ a scuola, con quella che, da consulenza richiesta, ha un profilo allarmante al MMPI_A, ma anche con quella che a quattordici anni esce con ragazzi di 24, con quelle che vanno in discoteca di nascosto, con quello che a tredici anni dorme in mezzo nel lettone… Una psicopatologia non emerge mica a trent’anni, ci sono dei segni precursori ignorati nel tempo che ovviamente vanno peggiorando. Possiamo dare la colpa alla legge Basaglia, allo Stato assente, ma non ci si ricorda mai che spessissimo sono le stesse famiglie a non voler intervenire. Per vergogna, per impotenza, per ignoranza. Ma noi psicologi siamo tanto rompibballe, e serviamo solo per avere la certificazione per il sostegno scolastico, per evitare la bocciatura alla fine dell’anno, o per ottenere una perizia contro l’ex coniuge. A volte noi psicologi siamo un po’ troppo allarmisti, e’ vero, ma forse e’ meglio un controllo in piu’ che uno in meno.
Ecco, Mom, la risposta alla tua domanda.

p.s. Una rilfessione di Ale [Tredici] nei commenti mi permette di aggiungere un’ulteriore punto. Il disagio psichico nasce spesso all’interno di un sistema familiare disfunzionale. La persona che sviluppa un sintomo, psicologico ma spesso anche fisico, e’ espressione dell’intero malfunzionamento della famiglia. Ecco perche’ molti fanno finta di niente, perche’ riconoscere e lavorare su quel sintomo significherebbe dover mettere le mani su tutta la struttura familiare. E non tutti amano essere messi in discussione.

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