Sai quando si dice, non so dove l’ho letto, che essere genitori e’ difficile perche’ ti sbatte in faccia i tuoi limiti. Lo stravolgimento di Picci prosegue abbastanza bene, grazie, complice anche i vaccini, due giorni di febbre e nanne di quattro ore a botta a sconvolgere qualsiasi routine piu’ o meno acquisita. D.i.f.f.i.c.u.l.t.

Il mio limite, lo so da mo’, proprio perche’ ero psicologa e non puericultrice, sta nei miei ricordi di infanzia. Per chi conosce la teoria transazionale, molto bella, ecco, il mio bambino libero era stato successfully disinstalled. E avere una figlia significa che ad un certo punto ti dici Va’, raccontiamole una favola. Che finisce in trenta secondi perche’ non te la ricordi piu’ o perche’ non sai raccordarla di particolari magici. E le ninnenanna, duepalle, mai sopportate, cantate un po’ cosi’, mi vengono in mente solo pezzi degli AC/DC. Anche se poi spontaneamente riaffiora dalla testa tutto il testo di Zigo Zago, per dire, sepolto in qualche parte della memoria. E se penso a quanto detesto la fantascienza, siamo sempre li’, io e la fantasia siamo sempre state nemiche, ma c’e’ chi mi ama lo stesso proprio perche’ so risolvere le equazioni e montare i lampadari. Ma con una figlia il tutto e’ abbastanza frustrante.
Poi succede che oggi provo a far addormentare laPicci e decido di raccontarle la favola di Cenerentela. Non e’ un errore, proprio Cenerentela. E’ andata bene direi, anche se l’ho portata nel 2000 con le email che arrivano dalla casa del principe sugli smartphone di tutte le ragazze del reame.
Ce la posso fare secondo voi?
da qui
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