…il telefono fisso.
Leggo su Vanity Fair un bel post di Luca Bianchini, del quale condivido l’opinione su Twitter e Facebook. Molti commenti esprimono la solita idea che i social rendano si’ possibile conoscere persone nuove, ma non sai mai chi c’e’ dietro un account.

1997.
Chiedo la tesi ad una prof, e lei mi dice C’e’ gia’ una studentessa che scrivera’ una tesi sullo stesso argomento. Sentitevi cosi’ scambiate il materiale che le ho dato.
La chiamo – col telefono di casa-  Ciao, sono Lucy, non ci conosciamo ma stiamo per entrare in un girone dantesco laurearci con la stessa prof, e parliamo un po’. Oh, e’ un sacco simpatica! Oh, abbiamo un sacco di cose in comune! Solo che si e’ rotta un piede, e non potremo incontrarci se non prima di un paio di settimane. Durante le quali ci sentiamo quasi quotidianamente e ci troviamo su un sacco di cose e parliamo parliamo parliamo. Oh, ma e’ proprio simpatica!
Arriva il giorno in cui veniamo convocate dalla prof, e quindi ci conosceremo. Entro in facolta’ e davanti a me vedo una ragazzona con gesso e stampelle. Emanuela? Si volta. Siiii, sei tu!  Io sorriso a settecento denti e per poco non le butto le braccia al collo tanto ero felice di vederla (si’, sono una farloccona da sempre), lei viso fermo e tirato, non risponde al mio entusiasmo, che ancora me la ricordo quella faccia dentro all’ascensore, ma, mi dico, e’ sorpresa, ma, mi dico, sara’ stanca, e’ estate e il gesso e’ una tortura!

Ci sediamo davanti alla prof, che ci chiede che tipo di tesi avevamo in mente. Guarda me, inizio. Sa, dico, sono iscritta dal ’91 ma ho perso un anno perche’ indecisa sul da farsi, ho 25 anni e onestamente vorrei laurearmi in fretta. La prof non la prende bene e fa la spiritosa Oh certo, se vuoi laurearti a ottobre fai in tempo con una tesi compilativa qualsiasi. Non voglio questo, le dico, voglio scrivere la mia tesi ma vorrei laurearmi entro la sessione primaverile.

La prof acconsente davvero di malavoglia. Pessima prima impressione.
E lei, Emanuela?
Io, invece – calca la parola –
Mi giro a guardarla. ‘Sta stronxa!!
Io, invece, voglio proprio fare una bella tesi!
Giuro, ha detto cosi’. Invece voglio proprio fare una bella tesi. E giu’ a leccare il Q alla prof, ma io ormai non sentivo piu’ niente, quelle parole erano state una doccia fredda. Non solo e non tanto per la cantonata che avevo preso ad infatuarmi di una perfetta sconosciuta, quanto per la freddezza e il calcolo con cui mi stava stracciando davanti alla relatrice.
immagine da qui
Poi la storia sarebbe andata diversamente. Io mi sarei laureata con mille onori e sarei stata portata ad esempio negli anni successivi, con la mia tesi a fare il giro di tutte le laureande a venire, mentre lei sarebbe rimasta una discreta laureata con ego straripante e poco contenuto.
Ma ecco, venitemi a raccontare che i social ammazzano i rapporti e che la gente non si conosce mai fino in fondo. Manco col telefono a rotella, ti conoscevi fino in fondo. A volte manco guardandoti negli occhi.

Pero’ da allora nei rapporti alla cieca sono migliorata. Ora se uno mi ispira simpatia, e’ difficile che mi sbaglio; leggendo un blog o una pagina fb, raramente devo ricredermi su qualcuno che mi puzza di costruito. Su qualche blogger ho sbagliato a valutare. Ho ridimensionato qualcuno che non ha usato la stessa sincerita’ che ho avuto io nel raccontarmi; ho imparato a farmi una ragione di chi risponde a tutti tranne me tranne me tranne meeeeee; ho rivalutato, tantissimo, PdC e Sandra, per le quali inizialmente storcevo il naso leggendole nei commenti ad altri blog. Mai stata piu’ felice di cambiare idea, e insieme a poche altre blogger sono uno dei motivi per cui mi dispiace vivere al di qua dell’oceano e non poterle conoscere di persona. La mia opinione e’ che e’ la vita a forgiarti. Quante piu’ persone conosci, reali o virtuali, con quante piu’ persone entri in una relazione vera, indipendentemente dall’esito, tanto piu’ impari a mettere i perfetti sconosciuti nelle giuste caselline fin dall’inizio. I social sono solo uno strumento, fighissimo (tranne Twitter) per ampliare la propria rete di conoscenze. E i misantropi sono pure li’, con il loro bell’account.
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