Piccoli Americani crescono

Stamattina entrando al daycare c’erano i bimbi piu’ grandi, tra i 3 ed i 5 anni, in fila. Pensavo che come al solito fossero li’ per il bagno, invece la loro maestra accende il registratore e parte l’Inno americano.
Mi fermo a guardare, non voglio perdere la scena, accucciandomi accanto a laPicci fingendo di allacciarle la felpina.
I bimbi devono guardare avanti a loro, mano sul cuore, fermi immobili. La maestra gli dice di guardare l’immaginaria bandiera, che prevedo al 4 luglio ci sara’. I monelli che si distraggono, si muovono o ridono vengono immediatamente richiamati alla serieta’ e solennita’ dell’Inno.

Ora, ognuno la puo’ pensare come vuole, che si costruiscono cittadini o soldatini. Quello che penso e’ che l’amore per la Patria e la bandiera nasce da piccoli, certamente in qualche modo viene inculcato, ma questo e’ quello che fa grande questo paese nel concetto di appartenenza. Tutti i bambini ne conoscono le parole, e non lo ripetono: lo cantano entusiasti. L’Inno americano, che secondo me e’ bellissimo e potente, viene ripetuto ad ogni cerimonia importante. L’ho ascoltato accompagnando My ad una semplice celebrazione per la fine del corso ESL e alla sua graduation: tutti si alzano in piedi, mano sul cuore e cantano ad alta voce rivolti alla bandiera, che siano nati in Ungheria, Cuba o India non importa.
Stamane al termine dell’Inno bimba, che ama tantissimo la musica e ha un grande senso del tempo, urla Yeeeeeeee!! e applaude, e dietro a lei tutti i bimbi. E’ gia’ Americana, lei, la gringa!

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0 pensieri su “Piccoli Americani crescono

  1. 🙂 l altro giorno a fine messa di Pasqua, mentre l'organista ci dava dentro che nemmeno freddy mercury e la gente defluiva indifferente, Bea e Ali battevano le mani felici e alla fine gli hanno gridato YEEEEE (Ali) e BRAVISSIMO, CHE BELLA MUSICA! (bea)ho avuto come l impressione che tutti quelli che erano andati via dalla chiesa prima della fine della musica si fossero persi il senso di gioia del perche' si era li' a quell ora quel giorno :-)anche qui oggi stanno comparendo bandiere ovunque, perche' quasi tutti andranno via da domani a domenica per l unico ponte festivio non religioso e quindi festeggiabile senza parenti, ma nessuno vuole lasciare casa sguarnita del segno che ricorda perche' si festeggia: il 3 maggio e' il Constitution Day (il primo maggio e' festa ma non e' ufficialmente Festa del Lavoro, definizione scrapped away con la caduta del regime comunista). E tra bandiere biancorosse (la Polonia) di Solidarnosc e del Papa appena Santo fatto Polacco(biancogialle) e' un tripudio

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  2. Trovo che sia giusto insegnare ai bambini ad amre e rispettare il paese in cui si vive.Una volta appena entrati in classe si diceva la preghiera, ora non lo si fa più, troppi pensieri diversi, credi diversi, e va bene, ma qualcosa che accomune, che unisce, anche se è solo un inno, un amore verso qualcuno o qualcosa, ci vuole.

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  3. Io rimango scioccata che nella scuola di patata ogni mattina venga suonato l'inno kuwaitiano. E' vissuto come un momento solenne. Tutti in line, in piedi . E se tu mamma sei paraggi devi fare uguale . E' un momento molto intenso. Io ogni volta mi faccio coinvolgere . Certo un po mi rattristo a pensare che mia figlia stia imparando ad onorare una bandiera che non è la sua. Ma apprezzo tantissimo l'insegnamento che le stanno tramandando . E poi la bandiera Kuwatiana e' simile alla nostra . Insegnerò il nostro inno duranti i mondiali estivi. L'unico momento in cui in Italia si sente !

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  4. Quanto e' vero quello che dici. In un paese laico sarebbe giusto celebrare la patria stessa. Forse qualcosa cambiera', chissa', arriviamo sempre con un po' di ritardo sulle cose ma ci arriviamo!

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  5. Io amo questo aspetto del popolo americano. Anche il fatto che ci sono bandiere ovunque. È bello e dà un senso di appartenenza che rende più forti e coraggiosi. Quando ero alle elementari anche a noi insegnavano l'inno nazionale e lo cantavano spesso. Ma si era nel giurassico…..

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  6. La prima volta che ho avuto contatto diretto con questa situazione è stato nel corso del mio primo viaggio negli Usa.Ero a Cody, Wyoming, il paese di Buffalo Bill, e stavo per assistere (per la prima volta) ad un rodeo.Eravamo in quattro, e rimanemmo di stucco quando vedemmo tutte le persone in piedi, con la mano sul cuore. A cantare l'inno.Con qualche secondo di ritardo ci alzammo anche noi. E io guardavo intorno a me con sguardo stupito. Anzi, ero sbalordito.Sbalordito a vedere che in piedi, con la mano sul cuore, a cantare, c'erano bianchi, afroamericani, nativi americani, asiatici…Tutti insieme…In quei minuti, mentre mi si gelava la nuca dai brividi, guardando quelle centinaia di persone che cantavano l'inno, ho capito che prima d'allora, dell'America, non avevo davvero capito nulla.Mentre guardavo adulti, bambini, anziani – uomini e donne di tutte le etnie – cantare, pensavo che l'inno americano univa.Mentre da noi, spesso, l'inno nazionale ha rappresentato soltanto una parte della nazione.Prima la Marcia Reale – inno nazionale italiano fino alla caduta della monarchia – e poi lo stesso inno scritto da Goffredo Mameli accompagnato da quell'orrida marcetta (mi perdoni il maestro Novaro, che la compose proprio dietro casa mia a Torino, in via San Francesco d'Assisi, tra via Pietro Micca e via Garibaldi; ma la musica dell'inno italiano è davvero penosa, rispetto ad altri inni nazionali).Nell'Italia delle secolari ingiustizie storiche, l'inno nazionale era sempre espressione del potere, non della Nazione.In Italia, l'inno nazionale è stato a lungo contrapposto agli inni dei lavoratori, delle classi subordinate: a Bandiera Rossa, per esempio. Lavoratori che – STORICAMENTE – erano sempre stati tenuti ai margini dei processi di cambiamento.Che raramente coinvolgevano loro.Conoscere l'America (già dopo TRE GIORNI del mio primo viaggio) mi ha costretto a mettere in discussione tutto quello che, fino ad allora, pensavo degli Usa.E a comprendere che, negli Usa, l'inno rappresenta DAVVERO tutti: americani d'origine caucasica, afroamericani, italoamericani, e americani d'origine cinese, turca, norvegese, bengalese…Financo ai nativi americani.Riconoscendo a ognuno di queste persone che se gli Usa sono grandi, è anche merito di ognuno di loro.Una cosa inimmaginabile, in Italia.Questa è la differenza.Negli Usa, l'inno è di tutti.In Italia, non ancora.Quel giorno, a Cody, Wyoming, il mio vicino di posto, americano, terminato l'inno, mi strinse la mano e ci ringraziò per esserci alzati in piedi.Sorrisi sbalordito.Non sapevo che quello sarebbe stato solo l'inizio dello sbalordimento.d.

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  7. Bellissimo…. mi viene in mente mia figlia che vedendo in TV Obama in visita in Italia mi chiese chi fosse il vecchietto accanto a lui che gli stringeva la mano…. Napolitano ovviamente. Da notare che la foto del nostro Presidente campeggia accanto al crocefisso sulla parete della sua classe. Io non sono molto patriottica ma anche la scuola non e' che aiuti molto in questo senso.

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  8. Abbiamo perso l'abitudine (anche perché non viviamo più insieme) ma quand'ero piccola e giocava la Nazionale copiavo papà che durante l'inno si alzava in piedi. Senza cantare nè mano sul cuore o cose del genere, solo per rispetto e orgoglio di essere italiano.

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  9. Questo amore per la patria che hanno gli americani un po' lo invidio. In Italia sembra sempre che uno si debba vergognare, scusare di essere italiano. E l'amor patrio è una roba un po' fascista. È un peccato perchè dev'essere una bella sensazione. (Io ovviamente faccio parte di quelle persone che considerano l'italianità un handicap, ma vorrei imparare ad esserne orgogliosa nonostante tutto).

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  10. Sono d'accordo che è giusto sviluppare negli individui, fin dall'infanzia, il senso patriottico. Come più volte commentato, in Italia si sente solo durante i grandi eventi sportivi.Qui in Thailandia, pur con tutti i problemi che ci sono ed i disaccordi politici, il senso patriottico è altissimo. La bandiera thailandese è ovunque, durante tutto l'anno. Sui ponti, sui palazzi, sulle singole case. In una sola strada ne puoi contare a decine. Inoltre l'inno nazionale viene trasmesso tutti i giorni alle 8 ed alle 18 da tutte le emittenti radio televisive e da autoparlanti nelle scuole, nella metro, nei parchi pubblici,negli aeroporti, nelle stazioni e nei mercati e principali luoghi di aggregazione. Tutti i thai si fermano in segno di rispetto e rimangono immobili finché non è finito. C'è anche una legge che punisce chi non si ferma a rendere omaggio e che prevede perfino l'arresto! Anche se nella pratica si ricorre per lo più a delle multe. La prima volta che l'ho notato ero ad un mercatino e, all'improvviso, ho visto tutti immobilizzarsi come al gioco dello “stop”!

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  11. A noi la prof di italiano lo fece studiare, alle superiori, io non mi sento patriottica, per niente, non sono neppure sicura che mi dispiaccia, vorrei sentirmi cittadina del mondo e non preferire i miei compatrioti per definizione. Onestamente a volte ho la sensazione (mi dispiace passare per vanesia o immodesta, però lo penso) che il mio paese sia nettamente peggiore di me, nel modo in cui è gestito, perciò faccio fatica a identificarmi. Magari dovrei alzare la voce per cambiare le cose, e in questo sono pessima, però è davvero difficile, e tante, tantissime volte, vorrei scappare.La Picci però è meravigliosa, e credo che possa venire fuori una persona davvero ganza, sintetizzando come siete voi e l'identità che vi portate dietro e il paese in cui sta crescendo!

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  12. La nostra prima volta é stata durante una partita di basket: c'eravamo fermati a prendere qualcosa da mangiare nell'atrio prima di sederci e mentre ci stava servendo il signore è indietreggiare di un passo, ha tolto il cappello e ha cantato con la mano sul cuore i aliene a tutti i suoi colleghi.. eravamo stupiti e io mi sono anche emozionata. Ci tengono, lo sentono ed è un momento di uguaglianza. Mi alzo anche io tutte le volte e ho brividi nell'essere coinvolta in questo gesto, mi sento coinvolta. A noi manca, io per prima non lo so tutto perfettamente il nostro e l'ho sempre sentito cantare solo ai mondiali. Non abbiamo un gran senso di appartenenza alla nostra nazione eh?

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  13. Noi come famiglia esponiamo sempre la bandiera durante le festività nazionali e ne abbiamo una piccola nella libreria. D la conosce e canta anche l'inno (a volte storpiando involontariamente le parole che sono un po' difficili).Purtroppo chi fa questo viene additato come simpatizzante di una parte politica, mentre secondo me per l'amore per la patria non ci dovrebbero essere distinguo.

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