A meta’ dicembre sono finalmente andata a fare la mia prima mammografia. Ho quasi 43 anni e fino ai 39, finche’ ero in Italia, sono stata regolarissima: pap-test ogni anno e eco mammaria ogni due. Poi sono arrivata qui, sono rimasta incinta e ho saltato un giro; poi accade che il College mi costringe a cambiare assicurazione, la nuova mi ciuccia 1000$ per essere andata al pronto soccorso per una brutta congiuntivite, poi non mi voleva coprire le analisi del sangue di controllo annuale, al che mi dico figurati che succede se vado a fare una mammografia. Salto un altro giro, tanto sapevo che intraprese le pratiche per la green card sarei tornata alla vecchia assicurazione. Insomma, meta’ dicembre, vado in un posto consigliatomi dalla ginecologa; entro, fighissimo.

Perche’ il concetto e’ sempre quello, e lo so che chi sta in Italia non puo’ capire cosa intendo e trova inconcepibili i costi, ma ecco, il livello di cure di qui e’ altissimo. Io vi inviterei a fare una passeggiata nei due centri in cui andavo in XX circoscrizione a Roma, ora manco so che numero e’ diventata, ma insomma, davvero mortificante. Qua ti senti sempre trattata con i guanti.

E infatti, riempio il formulario, le segretarie amministrative sono sempre gentilissime. In fondo tu paghi anche il loro stipendio, no? Entro, mi fanno accomodare in un piccolo salottino e mi indicano lo spogliatoio. Lascio li’ la maglia e indosso il camice che c’e’ in un armadietto, poi mi siedo ad aspettare che mi chiamino. Siamo in tre.

Mi chiama la tecnica e mi fa entrare in una stanza. Come sempre qui sono molto pudichi e mi fanno scoprire meta’ del corpo, da quando lo so non faccio piu’ figuracce. La radiologa e’ colloquiale e molto simpatica, mi mostra come devo posizionarmi davanti ad una macchina esattamente come questa.

Ovviamente non avendo mai fatto mammografie in Italia non ho idea di come sia, ma ricordo un paio di racconti assolutamente terrorizzati di amiche che avevano avuto un male cane. Io, zero. E vabbe’ che ho una soglia del dolore molto alta, pero’ davvero nessun dolore particolare. Ma comunque ero stata avvertita – qui lo fanno tutti i medici, pure gli igienisti dentali: Ora sentirai un po’ di freddo. Ora potresti sentire una sensazione sgradevole.
Al termine della mammografia mi dicono che avrebbero mandato i risultati alla ginecologa, ok, grazie, mi cambio, butto il camice in un cestone, arrivederci.

Quattro giorni dopo, il 23 dicembre, ricevo due telefonate a breve distanza, la prima dalla ginecologa e la seconda dallo studio dove ero stata. Mi dicono che sarebbe il caso di approfondire con una ecografia perche’ la mammografia ha evidenziato delle densita’.
Ora, io lo so come e’ fatto il mio seppur piccolo seno, e’ da quando ho 14 anni che controllo queste presunte densita’. Ma se in Italia avevo con me tutti i referti dal 1986, qui ero una novellina, oltretutto che ne sai come vanno ste cose? Non e’ che il cancro ti liscia perche’ tu sei brava e ti sei sempre fatta controllare. Prendo appuntamento per il primo giorno in cui saro’ senza laPicci che tornera’ a scuola, due settimane dopo. Ma sono tranquilla.

Ancora.

Torno al posto figo, di nuovo gentilissime, stavolta sono in un’altra stanza, spogliatoio identico. Stavolta il paragone tra ecografo americano e italiano posso farlo, magari macchinario uguale, ma contesto completamente diverso. Sono in una stanza buia, senza finestre, ma resa bella. Mentre l’ecografista armeggia col gel e fa il suo lavoro mi chiedo come debba essere passare otto ore al giorno in una stanza come questa, senza luce naturale. Al soffitto c’e’ una ridicola riproduzione di un cielo e in sottofondo l’immancabile musichetta sudamericana. Lei finisce entrambi i lati e poi mi fa, Vado a parlare col medico e ritorno.

Aspetto.

Parte la Sonata al chiaro di luna di Beethoven. La conoscete? Io adoro Beethoven (e Bach, e Brahms), ma ecco, non e’ che era proprio un allegrone, il Romantico Ludwig.

Inizio a chiedermi se ci fosse qualcosa che non andasse. Sbircio il pc, capisco niente. Comincio a pensare a quello che accadra’, Ora rientrano insieme, tecnico e medico, e mi diranno che hanno trovato un nodulo sospetto. Una macchia strana. Un qualcosa che non capiscono bene e bisogna fare biopsia. Cerco di trovare razionalita’ nella procedura della biopsia.

Dopo cinque minuti la tipa rientra. Ok, tutto a posto. Tutto a posto??, chiedo. Si’, puoi andare e ci rivediamo tra un anno. Iniziavo a preoccuparmi, le dico, Non tornavi. Oh, mi dispiace, forse mi sono assentata troppo, e noto una bottiglietta d’acqua, con implicita risposta alla domanda di cui sopra. Ma non mi interessa gia’ piu’, e’ andato tutto bene e sono felice di tornare al mio armadietto. Eppure penso che c’e’ piu’ di qualcuna a cui quei cinque minuti hanno cambiato davvero la vita. Fate prevenzione, amiche. Sempre. Soprattutto in Italia poi, che e’ quasi gratis.

Vi invito a leggere anche il post di Baby sulla sua mammografia di qualche mese fa. Chi volesse linkare la propria esperienza nei commenti, e’ benvenuta.
Per chi fosse interessata, il centro in cui sono stata si chiama Diagnostic Center for Women, LLC.

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