Appuntamento alle 13.30, arriviamo una mezz’ora prima. C’e’ un bel po’ di gente e, come ci confermera’ l’addetta, oggi le pratiche per le Green Card vanno piu’ a rilento del solito. Eppure il nostro funzionario si affaccia alla porta con solo quattro minuti di ritardo.

E’ amichevole, come sempre qui negli Stati Uniti, ma ormai sappiamo che dietro la sua pseudo confidenza c’e’ altro. La sua stanza parla per lui, d’altronde, si sente la presenza dello Stato. Ci fa alzare la mano destra e chiedere di giurare che tutto quello che sara’ detto e’ vero. Ci chiede i documenti di identita’, i passaporti, il mio I-20 – il documento rilasciatomi dal College nel novembre 2011 che mi ha permesso di entrare come studente -, il certificato di nascita de laPicci, il certificato di matrimonio.

Ci chiede come mai ci siamo sposati solo nel dicembre 2012, rispondo che il mio divorzio era arrivato solo due mesi prima che mi trasferissi qui, grazie alla legislazione italiana, lui annuisce, d’altronde sa gia’ tutto, la mia pratica di ricongiungimento familiare era stata inoltrata subito dopo che My aveva preso la cittadinanza e avevamo allegato tutti i documenti. Invece tu eri al primo matrimonio, vero?, chiede al mio chef alludendo ai 46 anni suonati con cui era arrivato a farsi mettere un anello al dito e fa una battuta sul fatto che lui ne ha 35 e ancora non e’ sposato.

Ripete spesso You make my life easier, today. Evidentemente siamo un caso facile, una coppia vera, c’e’ poco da andare ad indagare.

Ci chiede qualche evidenza del nostro legame, abbiamo portato un mucchio di roba: affitti, conto corrente, assicurazione della macchina, certificato di battesimo di bimba, tutto quello in cui il nostro nome e’ presente insieme e fin dal mio ingresso negli Stati Uniti. Poi vuole vedere le foto, ed esclama Ma qui siete in Italia, and you look skinny!

montepulciano-2008
Never trust a skinny chef!

Never trust a skinny chef, dice ridendo, e’ un noto proverbio americano. Fa qualche altra domanda di rito, My risponde spesso anticipandomi, sono convinta che anche se lo negava fosse piu’ agitato lui di me, e il funzionario commenta E’ buffo sentire sempre prima la tua voce, gli dice per invitarlo a tacere, giustifico entrambi dicendogli I need a while to process the information, e lui Oh, si’, i miei amici mi dicono sempre che parlo piuttosto velocemente.

L’indagine e’ necessaria ma credo che a quel punto gli fosse ormai evidente la nostra buona fede e decide di tagliar corto. Stacca il visto dal mio vecchio passaporto. Prende uno dei vecchi documenti di affitto e ci chiede di scegliere qualche foto da lasciargli: My gli regala lo skinny chef, il quarantaseienne a nozze e un paio di altre piu’ recenti. Dopodiche’ mi annuncia il rilascio della mia Green Card con validita’ da oggi, anche se arrivera’ per posta in un paio di settimane. Ci accompagna all’uscita, guardiamo l’orologio, son passati nemmeno venti minuti. Io sono un po’ frastornata.

Ho la residenza americana!

Ho la residenza americana!!

Andiamo a festeggiare da Tarpon Bend, felici, finalmente con un pensiero in meno. Ora cercare lavoro mi sara’ piu’ facile, ora continuare a studiare sara’ decisamente piu’ economico, ora posso iniziare a costruire il mio credito e mettere le mie basi per il futuro qui. Finalmente.

Tarpon Bend

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All’uscita notiamo un brusio alle nostre spalle. Chalmers e Haslem dei Miami Heat erano a mezzo metro da noi, che presi da noi stessi non ci siamo accorti di nulla.

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