Un mese fa ho ripreso i corsi al College dopo piu’ di un anno di pausa (ero in attesa della Green Card e il passaggio di status da visto F1 a eligible permanent resident mi permetteva di sospendere gli studi e non pagare le salatissime rette destinate agli studenti internazionali). Inizialmente mi sono iscritta a 4 corsi come full time student, poi ci ho pensato e mi son detta Eh ma come faccio a trovare lavoro se al mattino non posso mai? e ho cassato due lezioni, poi ci ho ripensato ancora e ho scelto due corsi serali, sempre in vista di un ipotetico futuro lavoro. Quindi ho lezione due volte alla settimana dalle 5.30 alle 8.30 di sera.

Ormai pure i muri sanno che mio marito scompare spesso e volentieri, che i suoi orari sono imprevedibili e soprattutto che al weekend lavora praticamente sempre. D’altronde si sa quale e’ il destino della moglie del sous chef.

Sous Chef Wife Tee
teespring.com

Le prime settimane scorrono lisce e laPicci resta con mia sorella o col papa’, ma a breve arriveranno Thanksgiving e Natale e lui iniziera’ a fare turni di 36 ore. Insomma, mi metto alla ricerca di una babysitter.

Pa arriva a casa nostra un pomeriggio per un colloquio conoscitivo, segnalata dalla sorella di una amica. La prima impressione e’ che sia troppo adulta, ma la sua stretta di mano e’ decisa, forte, ha un sorriso aperto. Mi piace.

E’ americana e studia Hospitality Management. Come me. Potrebbe non essere una candidata migliore per noi?

In tre quarti d’ora mio marito capitola, lui che verso gli estranei e’ sempre cosi’ scettico, e mentre io cerco di procrastinare il discorso economico alla telefonata di conferma lui si sbilancia e lei accetta. Le diciamo di venire in prova ma iniziamo gia’ a prendere accordi fino a Natale. Insomma, ci e’ piaciuta tanto. E anche a laPicci, che e’ stata buonina girandoci attorno mentre parlavamo e alla fine le si e’ sdraiata ai piedi come un cagnolino – non scherzo!!

Questa ragazza mi ha colpita. Pa ha 19 anni, quando me lo ha detto sono rimasta a bocca aperta, gliene avrei dati 25. E’ sveglia, e’ determinata, e’ reattiva. Ha un timbro di voce forte, ti guarda dritta negli occhi, esprime sicurezza. Immediatamente ho pensato a tante diciannovenni italiane romane – non risentitevi, lo dico con cognizione di causa – un po’ ciondolone, in giro per gli apericena, dai capelli lunghi biondi con la piega perfetta e in balia di corsi universitari che non le appassionano. Pa conosceva la sorella della mia amica perche’ appartenenti alla stessa sorority, quelle associazioni universitarie dai nomi Greci di solito riservate agli studenti dai voti migliori. La sua famiglia vive in un altro Stato, lei risiede in Campus per frequentare i corsi. Una qualsiasi adolescente americana, insomma, che negli anni dell’high school ha fatto lavoretti per mantenersi e responsabilizzarsi, a 16 anni ha preso la patente, e ora ha un paio di lavori settimanali che la rendono indipendente e le permettono di iniziare a costruirsi il credito personale.

Sono in attesa di conoscere altre due ragazze, entrambe italiane, che si sono candidate e che a naso mi sono piaciute tantissimo, una delle quali vive a brevissima distanza da qui. Vedremo come andra’ anche con loro. Di certo sono sempre piu’ convinta che qui si diventa adulti piu’ in fretta, e che la graduale responsabilizzazione trasmessa fin dall’infanzia ed il piu’ precoce ingresso nel mondo del lavoro rendano i giovani americani decisamente piu’ competitivi, e non intendo in senso negativo. Quello che da noi si raggiunge, emotivamente e con l’educazione, a 30-35 anni, qui lo si ha gia’ a 25. Poi possiamo discutere giorni sulla qualita’ dell’insegnamento statunitense rispetto a quello italiano, resta il fatto che per molti nostri connazionali il mondo qui gira troppo veloce, e secondo me non e’ un problema di questa nazione.

 

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