Il dilemma del prigioniero e’ un fenomeno noto in psicologia sociale come un problema con due tipi di soluzioni, una delle quali danneggia se stessi e l’altra danneggia la collettivita’:

Sospettati di un crimine violento, due criminali sono messi in celle separate senza che abbiano avuto il tempo per accordarsi. Vengono loro offerte due possibili strategie di comportamento: fare la spia, ovvero tradire il proprio complice; oppure scegliere di tacere.
Sulla base di quanto promesso dal giudice che li interroga , i due carcerati si trovano di fronte ad esiti diversi sulla base delle differenti combinazioni di strategie che adotteranno:

  • se entrambi decidono di non tradire il proprio complice, ossia di tacere, otterranno entrambi una pena simbolica (1 anno di carcere a testa);
  • se entrambi decidono di tradire il proprio complice, dunque di accusarsi a vicenda, otterranno entrambi una pena significativa (6 anni di reclusione);
  • se soltanto uno dei due tradisce e l’altro invece tace, il primo verrà scarcerato e il secondo otterrà il massimo della pena (10 anni di reclusione) (da studiozuliani.net).

Il dilemma del prigioniero si basa sull’equilibrio tra cooperazione e salvaguardia personale e si presta a numerosissime variazioni sul tema. Anni fa vidi un film davvero angosciante basato su come dei carcerati potessero ottenere dei vantaggi dalla loro detenzione sfruttando e schiacciando altri detenuti – che poi era il tema dell’esperimento originariamente condotto da Zimbardo nel 1971:

I giovani che precedentemente all’esperimento si erano dichiarati pacifisti, nel loro ruolo di guardie, umiliarono e aggredirono fisicamente e verbalmente i “prigionieri” – alcuni addirittura segnalarono piacere nel farlo. I “prigionieri”, nel frattempo, cominciarono rapidamente a mostrare i segni classici del crollo emotivo. Cinque dovettero lasciare la “prigione” prima ancora che l’esperimento fosse interrotto prematuramente.

L’esperimento ebbe risonanza internazionale ed e’ tuttora preso in considerazione come dimostrazione del fatto che in determinate condizioni in cui il benessere personale e’ drammaticamente compromesso l’uomo puo’ diventare malvagio e trasformare la sua natura, come ad esempio accadde a molti collaborazionisti durante il nazifascismo.
Ma torniamo ai nostri giorni.

Un professore universitario della Universita’ di Maryland ha proposto ai suoi studenti questo extra credit assignment:

Scegli se vuoi 2 o 6 punti in piu’ sul tuo elaborato finale. Ma c’e’ un trucco: se piu’ del 10% della classe seleziona 6 punti, nessuno avra’ i punti in piu’. 

L’articolo da cui l’immagine e’ tratta spiega che in 7 anni solo una classe e’ riuscita ad ottenere gli extra punti, massimizzando statisticamente l’interesse personale con il tornaconto collettivo.

Interessante, vero?

E altrettanto interessanti sono questi due articoli che spiegano come il recente negoziato tra Grecia e Unione Europea potesse essere considerato alla stregua del dilemma del prigioniero.

http://www.corriere.it/economia/15_febbraio_19/negoziato-atene-entra-anche-per-gioco-dilemma-prigioniero-b1951614-b81d-11e4-8ec8-87480054a31d.shtml

http://www.econopoly.ilsole24ore.com/2015/05/27/con-gli-occhiali-di-nash-si-vede-meglio-il-gioco-della-grecia/?refresh_ce=1

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