Negli Stati Uniti abbiamo visto Inside Out gia’ qualche mese fa, in Italia e’ appena uscito. Piu’ di una persona mi ha chiesto di recensire questo bel film, quindi provo a darne una metalettura in chiave psicologica – come se non bastasse gia’ il film stesso!

Inside Out parla di una famiglia che si trasferisce dal Midwest a San Francisco. Riley e’ figlia unica, gioca a hockey, ha amici e un certo successo scolastico ma il trasloco e la nuova vita la mettono davanti ad una serie di difficolta’ con le quali non si era mai scontrata prima. Per di piu’ ha 11 anni. E’ una preadolescente.

Il film mostra quello che accade nella sua testa, quali sono le emozioni che governano le sue scelte e di conseguenza la sua vita. E’ straordinario nel mostrare in che modo i nostri ricordi vengano conservati nella mente (e richiamati dalla mente, o eliminati per sempre) a seconda dell’emozione che li contraddistingue. Se all’inizio sono la gioia e la fiducia nel prossimo a mostrarle la strada, ben presto Riley cade in preda allo sconforto: Sadness, l’emozione triste, prende in mano la sua mente e opera tutta una serie di scelte sbagliate che porteranno Joy (cioe’ il temperamento di Riley fino a quel momento) a dover riparare agli errori commessi senza riuscire ad ottenere il suo scopo.

via waltdisneystudioes (youtube trailer)

Ecco, questo e’ quello che accade in adolescenza. Proviamo a pensare che non sia il trasloco in se’ a trasformare Riley, ma un evento di vita che lei si trova impreparata ad affrontare con gli strumenti emotivi che aveva in mano fino a quel momento della sua vita, semplicemente perche’ non sono piu’ efficaci. Servono nuove strategie che lei non ha, il restare li’ impalata senza potersi esprimere la fa cambiare, e la riflessione su quanto e’ accaduto cambia il suo temperamento, che diventa governato da emozioni negative, prevalentemente Sadness e Anger, in una escalation di incapacita’ relazionali nei confronti degli adulti che la porta a decidere di tornare indietro da sola.

Quante volte abbiamo sentito adolescenti minacciare di andarsene di casa? Quanti di loro sono sordi a tutto quello che gli si dice perche’ non ascoltano altro che la loro emozione?

via slate.com

Nel film questo momento di rottura col passato e’ rappresentato dallo sgretolamento dell’Ideale di famiglia, uno dei capisaldi nella mente di Riley bambina. E questo e’ esattamente quello che accade in ogni adolescenza, quando i ragazzi smettono di considerare i propri genitori come gli unici detentori del sapere, gli unici in grado di consolarli e di capirli, e iniziano a guardarsi attorno in cerca di nuovi punti di riferimento. E non e’ un momento semplice, vanno avanti per prove ed errori e lo faranno fino alle soglie dell’eta’ adulta. Ogni nuova situazione e’ un emozione, una sfera da mettere a posto su uno scaffale che suo malgrado prendera’ il posto di qualche vecchio ricordo ormai lontano, che magari non scomparira’ proprio, ma cambiera’ natura.

Quello che poi questo film insegna e’ che le emozioni singole non aiutano in nessun modo. Alla fine sara’ proprio Sadness a risolvere la situazione con il suo pessimismo e la sua concretezza. A questo proposito Gramellini ha scritto un bellissimo articolo, leggetelo.

La bellezza di questo film, andate a vederlo!, e’ che ha almeno quattro livelli di lettura, il primo dei quali, quello delle vocine nella nostra testa, e’ solo il piu’ superficiale. Non e’ un film per bambini, e’ un film per preadolescenti, che a mio parere non lo capiranno con la razionalita’ della loro testa ma con la loro sfera emotiva piu’ primordiale. E se noi adulti siamo rimasti in tenero contatto con quella parte di noi che e’ stata cosi’ fragile e ribelle non potremo che entusiasmarci e commuoverci.

Annunci