Un ragazzo africano è stato rimpatriato dagli ufficiali di immigrazione perché trasportava in valigia del cibo vietato. Per la cronaca, tra le cose sono vietati semi e qualsiasi tipo di carne, anche insaccati. Non è mai sbarcato a Miami, lo hanno rimesso su un aereo e mandato a casa, nonostante il visto che aveva in tasca.

Il padrone di casa è cinese e ha organizzato un potluck internazionale. Noi abbiamo portato un italianissimo pollo con patate al forno. Appoggiamo la pirofila sul piano della cucina accanto ad una decina di vassoi riscaldati che emanano un delizioso profumo. Il giorno prima eravamo stati ad un’altra cena prenatalizia con amici italiani e i loro consorti sudamericani. Quando ci si ritrova insieme è pressappoco inevitabile finire a parlare di cibo, e non intendo solo tra italiani. Il cibo interessa tutti, e scopro che tutti abbiamo la stessa nostalgia e le stesse esigenze. Chef ed io quando usciamo a cena raramente scegliamo italiano: amiamo la cucina internazionale, che si tratti di Asia, India, Australia o America del Sud.

La domanda l’avevo fatta qualche giorno prima ad una ragazza indiana: dove vai quando vuoi mangiare vero indiano? Ho ripetuto la stessa domanda alla ragazza Colombiana, al Peruviano, alla Thailandese, ieri alla Cinese, la risposta è sempre la stessa:

A Miami non esiste un ristorante veramente tipico.

Sono qui da 6 anni, precisi. In 6 anni ho assistito a tanta buona volontà da parte degli italiani che arrivavano qui dichiarando che non si sarebbero mai fatti contaminare dalle esigenze americane. Poi però i conti bisogna pure pagarli, noi italiani saremo tanti ma non troppi, e se il resto del mondo chiede pasta Alfredo alla fine tu quella fai. Ma che poi non è lo stesso in italia? O pensate che il ristorante cinese di Casal Pusterlengo sia la copia esatta precisa di quello a Shangai? In questo post raccontavo di un ristorante messicano scoperto a Miami, quando in Italia pensiamo che in Messico mangino solo nachos e tequila. Ma se parli con un messicano ti dirà che no, quel ristorante è anni luce lontano dalla vera cucina messicana.

L’Australiana con cui parlavo mi raccontava di aver provato a vendere online uno street food tipico della sua terra, “uno snack semplice che piace a tutti, che tutti i bambini mangiano, molto più sano della pizza“, ma che non ha minimamente sfiorato l’interesse dei miamensi. Certissima che il suo piatto sia strepitoso, potrà avere forse incontrato la tipica diffidenza latina, ma la risposta più semplice è che non essendo in Australia non vende. Tutto qua. E quando la mia amica Argentina è tornata da Cuba mi ha detto “A Miami non esiste un solo posto dove si mangi vero cibo Cubano. I pastelitos di guava poi li non esistevano proprio”.

Nemmeno Cuba a Miami!

Senza contate poi che ci sono paesi in cui le vongole si mangiano col formaggio. Vi svelo un segreto: le vongole non esistono solo in Italia!

Vivere in una città così multietnica spiega perfettamente come alla fine siamo tutti uguali, tutti noi immigrati abbiamo lo stesso bisogno di ritrovare i nostri sapori di casa e nessuno ci riesce, perché non siamo nel nostro paese. Eppure la cucina americana abbraccia tutte le culture, le apprezza tutte e un po’ le cambia, rendendole popolari.

E qual è un buon ristorante cinese a Miami?, le chiedo. “Esistono solo un paio di posti dove fanno cucina Sichuan, mi risponde la padrona di casa, ma sono distanti e non ci vado mai. La maggioranza sono di cucina cantonese, che è buona ma non identica. Alla fine noi mangiamo sempre cinese a casa, e quando abbiamo voglia di mangiare fuori scegliamo italiano, o altro. E qual è un buon ristorante italiano?

Ho risposto esattamente quello che mi ha detto lei. Anche Chef ed io, pizza a parte, non andiamo mai in ristoranti italiani.

Ho avuto il privilegio di mangiare cibo cinese cucinato fresco da una donna che non parlava una singola parola di inglese. Ho assaggiato i suoi piatti deliziosi, ho imparato che le patate sono strabuone anche se non completamente cotte, ho mangiato spaghetti di soia, tofu fritto e pesce al vapore, ho anche mangiato una insalata russa fatta da russi e diversa da quella che vendiamo in Italia. Tutto era similissimo ai sapori che già conoscevo ma non identico, e ho avuto la conferma che davvero, alla fine, al fondo del nostro stomaco, siamo tutti uguali.

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