Sono proprio andata a cercarmeli. Volevo un’altra valutazione e mi sono ricordata che nella mia zona avevo visto gli annunci anche di quest’altra agenzia immobiliare.
Entro, sei persone, non so a chi rivolgermi. La segretaria dietro il desk mi invita a rivolgermi a lei. Ha una voce garrula, un tono decisamente irritante, la voce impostata su un paio d’ottave troppo in là per i miei gusti. Capelli lunghissimi e nerissimi, unghie laccatissime, occhi truccatissimi. Il prototipo della femminilità. Una coatta, insomma.
Mi volto alle mie spalle e il mio campo visivo incrocia due tra i venditori che avevo scorto all’inizio: i tipici agenti immobiliari bellocci, completo scuro, cravattona.
Mentre la garrula continua a farmi domande alle sue spalle arriva un tipo orrendo, frangia laterale nera, allampadatissimo, papillon. Giuro, papillon. Nero.
Ok, l’impressione è pessima.
Ma non è che me li devo sposare, no?, mi devono vendere casa.
Fissiamo un appuntamento per dopodomani. Nella prima agenzia a cui mi sono rivolta, come il mio promesso mi aveva fatto notare, i tre italianissimi interlocutori avevano nomi tipo Kevin, Michael e Jennifer. Dopodomani invece arriverà Gioia.
Ed eccola lì accanto a me, la guardo. Finalmente una che sembra normale, faccia simpatica, capelli quasi crespi. Mi tende la mano.

E’ Florence Griffith.

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