Il già citato inizio ha prodotto un risultato perverso, nel senso che da quel bivio abbiamo intrapreso due strade diverse. Lui aveva tre anni meno di me, io venivo già da una convivenza. Il mio desiderio era avere un figlio, il suo godersi l’indipendenza. Era già scritto che come coppia facevamo ridere.

Io gli davo tutta la libertà che desiderava, lui mi dava sesso senza precauzioni. Non era un patto tra noi, per me la libertà è fondamentale nel rapporto di coppia, perciò se lui desiderava uscire con i suoi amici io stavo a casa senza problemi, o uscivo a mia volta; con slash bro era così da sempre. Certo, mi incazzavo quando alla festa organizzata dalla sua collega mi diceva che non potevo andare perchè non c’erano abbastanza sedie. Giuro. Avrei dovuto lasciarlo solo per la mancanza di pudore con cui mentiva, ma alla fine mi dicevo che aveva voglia di stare da solo, e lo assecondavo.
Lui ha provato a resistere alle mie richieste per un pò ma ero abbastanza irremovibile, perciò un giorno mi comunica freddamente che si sentiva pronto per essere padre. Gli risposi che ero felice, ma non gli credetti, e non dissi nulla sperando di sbagliarmi.

Il desiderio di maternità mi trasformò, pensavo solo a quello, ero euforica al solo pensiero di poter avere un figlio. Quando mi illusi di avere un ritardo ero talmente felice che dimenticai di andare al tirocinio di specializzazione dai miei pazienti. Vivevo su una nuvola, in una bolla. Ma ogni mestruazione era una caduta dal cielo. Più cercavo di restare incinta più fallivo. Caddi in una spirale allucinatoria, non mangiavo certi alimenti, contavo i giorni fertili, ascoltavo il mio corpo, i suoi gonfiori, i segnali anticipatori. Ma ogni mese era una sconfitta e piangevo disperata.
Lui cercò, come mi confessò poi, di darmi qualcos’altro a cui pensare, e mi chiese di sposarci. Il matrimonio arrivò e non desistetti mai, ma erano già passati due anni.

Iniziai a dubitare della mia fertilità, feci i primi esami e non emerse nulla. Quando chiesi a lui di fare altrettanto il responso fu scioccante. Da una parte; dall’altra ero sollevata di non essere io ad essere fallata.

Iniziammo i pellegrinaggi. Scoprimmo che il tipo di fecondazione a cui avremmo dovuto sottoporci era particolare, costosa e non praticata ovunque, e la situazione si rese ancora più difficile quando l’Italia decise di boicottare il referendum. La nostra disponibilità economica ci fece scegliere l’unica struttura pubblica del Lazio che avrebbe potuto aiutarci, a Latina. Lista d’attesa: due anni. Iniziammo l’iter.

Nel frattempo mio padre si ammala gravemente e muore otto mesi più tardi, a distanza di due giorni dalla morte di una vecchia zia a cui ero affezionatissima. A una settimana dai due funerali la buonanima mi intima di non cadere in depressione, e di reagire.
Penso che lì ci siamo persi definitivamente. Era il marzo 2006.

Inizio ad essere retribuita, anche se poco, per il mio vero lavoro, e mi licenzio dal mio lavoro finto per investire finalmente sulla professione, alla veneranda età di trentatrè anni. Mia sorella resta incinta, e a ruota tutte le mie amiche. Il mio pensiero è sempre monotematico ma senza quella maniacalità del primo periodo. E’ un desiderio diventato sordo, ma mi accompagna ogni giorno. Prendiamo un cane, o meglio, ci abbandonano un cane nel giardino di casa, un cucciolino meraviglioso, dispettoso come il vento che ce lo ha portato, e lo adottiamo entusiasti. Iniziamo i lavori di casa, per avere un appartamento più grande e più luminoso, ma è completamente da ristrutturare: chiediamo un mutuo e guardiamo al futuro.
Sei mesi dopo, a settembre, iniziamo il trasloco, la nostra casa è bellissima! Lui ottiene un avanzamento lavorativo ma deve trasferirsi a Napoli; gli chiedo come faremo a fare le nostre visite periodiche a Latina, lui concorda con l’azienda una sorta di pendolarismo che lo porterà fuori casa solo un paio di notti a settimana.

Primavera 2007. Mi propone un weekend in agriturismo, noi che non facciamo quasi mai nulla. Ci serve, sì, abbiamo bisogno di tirare il fiato e stare finalmente un po’ da soli, gli ultimi due anni sono stati emotivamente pesantissimi. Furono tre giorni meravigliosi, nella quiete della campagna Toscana, trascorsi tra sesso, cibo e terme.

Giugno. La mia migliore amica viene lasciata a due mesi dalle nozze perché il suo lui non è convinto, ha conosciuto un’altra. Attacco il telefono e sconvolta lo racconto a mio marito, che serafico commenta: Beh, può capitare. Può capitare?? Non può capitare a trentacinque anni, non a due mesi dalle nozze, non se stai insieme da quindici anni!

Nello stesso mese decido di licenziarmi dal lavoro in cui mi pagano poco per fare il salto e mettermi in proprio; contemporaneamente da Latina arriva una buona notizia: ci anticipano l’intervento di circa sei mesi, a settembre potremo iniziare la stimolazione ormonale per poi accedere alla fecondazione assistita vera e propria. Non mi sembra vero! Prenotiamo una vacanza in Sardegna, lui compra una tenda gigantesca perché vuole andare in campeggio, acquisto il passaggio auto in traghetto pensando a quanto sarà bella questa vacanza, forse l’ultima in due!!

Fine luglio, organizzo una festa a sorpresa, riuscitissima, per il compleanno della buonanima, con tutti i suoi amici e i nostri amici, una serata bella e divertente. Il giorno dopo lui è taciturno mentre facciamo colazione sul nostro balcone, al fresco della veranda. Gli chiedo cos’abbia, mi dice che è solo stanco, va al lavoro. Alla sera è nuovamente teso e silenzioso. Un soldino per i tuoi pensieri, gli dico. Apre la diga.

Non mi ama, non mi ama più, non si voleva sposare, non voleva fare i lavori per la nuova casa, il fine settimana in Toscana gli serviva per capire cosa davvero provava per me, non vuole più partire, non sa se vuole stare con me.
Io gli dico un solo nome: Vanessa.
Mi guarda stupito, Come fai a saperlo? Non lo sapevo, ma improvvisamente mi era diventato chiaro perché ultimamente questa qui ricorresse così tanto nei suoi discorsi, e perché l’avesse aiutata ad essere assunta. Lei si era sposata il giorno prima, quello del compleanno di lui, lui era andato al suo matrimonio ma non aveva voluto andare al ricevimento di nozze ma è innamorato di lei e lei di lui.
Lei-di-lui.

Si è sposata davanti al Signore e ha detto al marito Ti sarò fedele per tutta la vita. La falsa. La serpe. Psicologa, pure, se può aggravare la sua posizione.
Discutiamo, litighiamo, piangiamo, ci riappacifichiamo, facciamo l’amore.
La mattina dopo quando ci svegliamo mi dice Fai finta che ieri non ti ho detto niente. Traccheggiamo un paio di giorni, poi arriva l’appuntamento a Latina. Lui vorrebbe fare il paguro, io gli chiedo di prendersi le sue responsabilità. Partiamo. Dal medico firmiamo il consenso informato, il dottore mi dà la ricetta per gli ormoni e la siringa per iniettarli.
Non facciamo nemmeno in tempo ad uscire che mi dice che non se la sente.

Settembre e ottobre li passerò in cerca di una casa, dove mi trasferirò a gennaio 2008. Non mi ha mai voluto parlare, dare una spiegazione, ammettere che fosse tutta colpa di quella gravidanza che io cercavo e che lui non desiderava, chiarire insieme, dare modo alla nostra coppia di avere almeno una fine. Non ha voluto far nulla per tentare di salvare il salvabile, ha buttato via il presente e il futuro sporcando pure il passato con le sue rielaborazioni rabbiose.

La sua bella ha lasciato il marito in viaggio di nozze, peggio di Claudia Pandolfi, che almeno aveva Andrea Pezzi, non so se rendo; e si è trasferita nella mia casa, con le mie mattonelle verdi e il mio cagnolino, due giorni dopo che io ero andata via da quella casa.

Due-giorni-dopo.

Ho visto i suoi cazzo di contenitori Thun sulla mia cucina e le sue scatole in attesa di essere sballate quando sono tornata a prendere i miei ultimi oggetti.

Non ho più voluto sentire né vedere la buonanima. Dopo aver sfruttato il suo senso di colpa per farmi portare i mobili, e farmi montare la cucina ed il letto, l’ho accompagnato alla porta col sorriso pensando E’ l’ultima volta che ti vedo.

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