Ho trascorso due giorni bellissimi con il mio promesso.
Martedì siamo andati di nuovo a Key Largo dai nostri amici, purtroppo stavolta per una serie di coincidenze senza fermarci a mangiare. Il mio promesso ha ricevuto un’offerta di lavoro dal suo amico, e il nostro viaggetto aveva lo scopo di cominciare a cercare una casa dove poters(c)i trasferire. E così mentre lui era impegnato a visitare le cucine del ristorante con J io ho passato il pomeriggio con sua moglie, una ragazza venezuelana molto espansiva e molto simpatica con la quale ho parlato prevalentemente in spagnolo (!!! Incredibile!! Ero convinta di aver dimenticato tutto del mio breve corso e invece toh!) aiutandomi in alternativa con l’inglese. Sono stata felice perché secondo lei i miei inglese e spagnolo sono buoni, yuhuuuuuuu!!! Insomma, posso avere una conversazione e ovviamente posso solo migliorare, ma come inizio non è affatto male!
Ho partecipato un poco alla American life, che paradossalmente laggiù è molto più american che latin come invece a Miami.
Siamo prima andate a prendere il bimbo nella sua bellissima scuola montessoriana (qui ce ne sono tantissime, nemo propheta in patria), la maestra era una tipa fighissima di colore dal viso aperto e la risata contagiosa. Perdonate l’abuso dei superlativi. Poi c’è stata la visita alla casa di cui ci avevano informati. Entriamo in un comprensorio di casette a schiera, bianche, appena finite di costruire, e ci dirigiamo all’ufficio dell’immobiliare per chiedere se fosse possibile vedere un appartamento. Non avremmo mai pensato di dover fare i conti con lei (l’ho trovata solo in inglese ma ricorderete la scena del film):
https://www.youtube.com/watch?v=-en2_o3ut9Q

Continuando a pestare i tasti del suo portatile ci chiede se avessimo un appuntamento. La risposta è negativa. Ci chiede cosa stessimo cercando, ci dice che non hanno a disposizione alloggi da una stanza per i quali c’è addirittura una lista d’attesa, ma possono verificare se abbiamo le credenziali per un’appartamento da due stanze. Accettiamo. Ingenui!
Il mio promesso viene sottoposto ad un vero e proprio terzo grado, con domande ovviamente sul suo lavoro attuale e la sua retribuzione, ma poi anche domande su di me e su di noi, tipo “da quanto tempo state insieme” – e che ti cambia per poter capire se possiamo permetterci questa casa? Tra l’altro per legge io non potrò lavorare perciò è proprio inutile saperlo.
We’re sorry but you’re underqualified“.
Chiediamo però almeno di poter vedere ‘sto Bengodi inarrivabile. Lasciamo in pegno la patente di guida. Appena usciamo dall’ufficio lo sgherro che era a fianco alla glaciale agente si scioglie e comincia finalmente a parlare con noi, con un atteggiamento decisamente più colloquiale. Ci mostra un appartamento bellino e ben rifinito ma effettivamente ENORME per noi due soli. Tre camere e due bagni, possiamo decisamente stringerci e risparmiare. Ringraziamo lo sgherro che mestamente torna alla sua stanza gelida sotto tutti i punti di vista e ce ne andiamo quasi sollevati.
A casa, I mi prepara uno snack mentre suo figlio cena. A tavola il piccolo, 6 anni, ha davanti a sé un sandwich di prosciutto e pomodoro, mentre io, 39, uno di peanut butter e jelly con contorno di patate fritte multigusto. Dopo cena il piccolo va a dormire (ore 20: comincio a capire qualcosa di quella storia dell’autorevolezza) e noi chiacchieriamo mentre guardiamo una trasmissione sui compulsivi che accumulano oggetti inutili in casa, mi sembra si chiamasse Buried alive.

Ieri era il compleanno del mio promesso. Abbiamo deciso di regalarci una giornata di relax nonostante la pioggia.
Al mattino, complice uno sprazzo di sole, siamo andati a vedere il college dove potrei iscrivermi, anche se dovessimo andare a vivere a Key Largo. Si trova in Kendall, un bel quartiere nuovo, ed è ENORME. Brulicava di studenti ovviamente giovani ma c’era anche qualche adulto, e ben più grande di me: qui si studia e ci si rimette in pista a qualsiasi età, si dà un’occasione a chiunque. Si paga, e pure salato per me che non sono residente, ma ne uscirò con una laurea che mi darà un mestiere (non sarà quella in digital photography però, in questo campus non c’è). Felici per la prospettiva che inizia a concretizzarsi, andiamo al cinema a vedere Our Idiot Brother, un film leggero ma denso di significati che ci ha fatto divertire tantissimo, a volte anche commuovere.

Il cinema si trova in un piccolo mall con tanti negozi tra cui Casaideas, un negozio di oggetti per la casa davvero il mio stile, colorati e etnici. Abbiamo fatto incetta di cosine utili e frivole, è così bello poter cominciare a guardare al futuro partendo anche da queste piccole stupidaggini. Abbiamo vissuto insieme relativamente poco, patiamo la distanza per mesi e tanti aspetti della vita di coppia, come fare shopping o la spesa tenendoci per mano, sono per noi inusuali, ma ogni volta che ci troviamo a farlo sembriamo pensare con una sola testa, e questo ci lega ogni volta di più.
Insomma, due magnifici giorni insieme ma la sensazione di leggerezza e di gioia che ho ancora addosso la porterò con me in Italia: mi darà forza durante i prossimi mesi, in attesa di poter tornare qui e iniziare la nostra vita insieme.

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