Lo scorso anno il mio promesso conobbe un agente immobiliare americano, e capimmo come funziona lì vendere la casa. A ripensarci in questi giorni… Ma per quante altre cose siamo così complicati!?

Casa
Stabilito il prezzo con il venditore il realtor mette l’annuncio on line e contatta i propri potenziali acquirenti. Sul sito si trovano ovviamente tutte le caratteristiche dell’immobile ma anche la valutazione delle case del condominio o della zona in cui si trova. Questo fornisce un’idea del “benessere” del quartiere ma se ho capito bene i costi medi sono collegati tra loro al punto che se (ad esempio con la bolla immobiliare) crolla il costo di un’abitazione si svaluta anche quello degli altri appartamenti della zona. Ma la cosa che qui in Italia non esiste davvero è che anche altri realtor possono accedere allo stesso immobile e portare i propri clienti, in modo tale da moltiplicare le visite, creare interesse e competizione e velocizzare la vendita. Qui andiamo avanti con l’esclusiva, e così mi sono trovata a perdere cinque mesi (e mi è andata bene) dietro un incapace e scorretto titolare di agenzia che non ha pubblicizzato il mio immobile on line perchè aveva deciso di chiudere, senza dirmelo.
In America una volta trovato l’acquirente si conclude tutto dall’avvocato (il notaio non esiste) e quello che viene pagato al venditore è il ricavo dell’acquisto al netto di eventuali conti in sospeso – tasse non pagate, onorari ecc. Il realtor prende il 6% da chi vende e niente da chi compra.

Professione
Ad una collega di Milano offrono la possibilità di lavorare per uno studio associato che fa consulenze on line. Per curiosità le chiedo se l’Ordine Psicologi Lombardia consente di effettuare consulenze virtuali, perchè mi ricordavo che quello del Lazio le vietava. Ecco, da quanto ho capito l’Ordine Psicologi Lazio è l’unico d’Italia con un sito inguardabile, confuso, vecchio e inutile, e che vieta le consulenze on line e via Skype.
Ero seduta lì in sala d’attesa nel marzo 2008 per un consulto legale quando un collega chiese alla responsabile informazioni per aprire un sito a proprio nome, e gli risposero che era tassativamente vietato fare consulenza e terapia. Sono passati quasi quattro anni e non ci siamo mossi di un passo, a quanto pare.
Vorrei tanto sapere come funziona oltreoceano.

Banca
Ecco l’elenco dei documenti che mi hanno chiesto in banca per la surroga del mutuo, ovviamente rifiutata perché ho un reddito ridicolo rispetto alla rata del mutuo (hai voluto casa a Roma? E mò pedala). Un’altra banca mi ha detto: Dovrebbe richiamarci quando il debito residuo è 115mila euro.
Sì, tra cinque anni.
Avrei dovuto portare:

  • documento di identità e codice fiscale, mio e del mio garante (perché, vuoi diventare grande e responsabilizzarti? No, in Italia ti serve il garante pure per un finanziamento di 800 euro per il pc nuovo).
  • mod. 730/Unico di entrambi.
  • Cud del mio garante.
  • ObisM del mio garante (scopro cos’è a trentanove anni).
  • Estratto conto di entrambi.
  • Certificato di attribuzione di partita Iva.
  • Certificato di residenza e stato di famiglia (contestuale).
  • Omologa dell’atto di separazione coniugale.
  • Atto di compravendita dell’immobile.
  • Nota di trascrizione.
  • Atto di stipula del mutuo.
  • Iscrizione ipotecaria.
  • Planimetria.
  • Visura catastale.
  • Certificato di interessi passivi del mutuo in essere.
  • Debito residuo.
  • Regolarità e puntualità dei pagamenti.
  • Conteggio estinzione anticipata alla data di stipula.
  • Firme in quadruplice copia di entrambi per poter accedere ai controlli Criff e protesti vari.
Una volta avuta la prima approvazione, avrei dovuto avere la perizia immobiliare, fare l’atto di surroga dal notaio, stipulare un’assicurazione multi rischi o vita per la modica cifra di 7000 euro, aprire un conto nella nuova banca e altrettanto avrebbe dovuto fare il mio garante (su questo però ho mostrato le mie rimostranze; hanno detto che avremmo potuto trovare una soluzione), accendere la nuova ipoteca, disdire l’assicurazione incendio già in essere, e sicuramente sto dimenticando tanto altro.

Eppure a volte succedono cose strane in questo paese così antico ma dalle istituzioni così… vicine a te.
Ieri mattina mi chiama un istituto di ricerca per un sondaggio per conto di  Acea. “Accetta un’intervista a scopo statistico?” Accetto, sono sempre solidale con i teleoperatori avendo fatto anche io questo lavoro. Un pò di domande sul mio fornitore di energia elettrica, quanto sono soddisfatta, se ritengo Acea interessata agli aspetti ambientali (ma per piacere…), esprima un voto da 1 a 6 per indicare quanto consiglierebbe Acea ai suoi amici.

Poi, in serata il telefono squilla di nuovo:
– Buonasera, la chiamo per conto di Acea, casa Buonanima?
– …. (grrrr!!!) NO, sbaglia numero.
– Ma.. – interdetta – forse c’è un errore, non è la signora Buonanima? Forse ho sbagliato numero?
– Eh no, non è casa Buonanima, no.
– Ma scusi, lei abita in via dove avete risieduto nel 2001?
– No, spiacente (ghigno). Buona serata!

Ecco, ora vorrei sapere con quale cavolo di dati incrociati Acea ha sovrapposto il mio numero di telefono col nome della Buonanima, ma soprattutto con l’indirizzo dove effettivamente abbiamo vissuto nel 2001, dall’altra parte di Roma, a circa sessanta chilometri da qui.

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