Nascita di una madre

Amore mio,
come al solito hai ragione tu, ma non me ne sono resa conto finche’ non ho iniziato a leggere il vecchio blog di Alessia.
Me la sto facendo sotto. Sono terrorizzata. Ma non dal futuro.
Ti ho gia’ raccontato che l’altra notte ho sognato che il nostro bimbo era nato, e che tu lo tenevi in braccio. Io vi guardavo, lui era nudo, gia’ grandino, bellissimo, e pensavo che non ce la facevo, mi sentivo fredda, emotivamente distante dal nostro piccolo. Poi ho aperto gli occhi, e quando mi sono resa conto che invece lui e’ ancora nella mia pancia ho tirato un sospiro di sollievo. Ho ancora tempo per permettere alle mie emozioni di lavorare nella giusta direzione. In fondo, se Sterne ha scritto il libro che e’ nel titolo di questo post vorra’ dire che del tempo ci vuole per tutte, no?

E non erano gli ormoni che ci hanno fatto discutere. E’ proprio il panico. Perche’ in effetti non ho voluto passare allo studio a sentire meglio delle analisi, so solo che e’ andato tutto bene. E da giorni sto trattenendo il fiato per arrivare a dopodomani ed avere la certezza che il leoncino c’e’ ed e’ determinato a restare tra noi.

La verita’ e’ che Alessia scrive meravigliosamente bene, e quello che ha provato lei lo sto provando anche io, anche se ci siamo arrivate da due percorsi diversi, ma il passato, quello del buco nero, ce lo abbiamo in comune.

Io so prendermi cura degli altri. Io so capire. Io so come si sta quando si sta male. Io so gestire le emozioni negative, e’ stato il mio pane quotidiano, anche le mie, ma per la gioia, ecco, sono sempre stata incapace ad esprimerla, nel timore di poter ferire qualcuno, indegna di poter manifestare quell’emozione cosi’ bella, meglio attutire. E cosi’ era normale, anni fa, quando concepire era impossibile, lottare, rimboccarsi le maniche, mostrare la propria forza. Quello lo so fare bene, lo faccio da una vita. Poi sei arrivato tu, e a parte la distanza fisica, la cicogna aveva deciso che non era ancora il momento. Beh, veramente anche io ero contraria, te l’ho detto mille volte che non avevo nessuna intenzione di farmi la gravidanza a Roma da sola, al paesello, con la mia famiglia lontana 800km e l’amica piu’ vicina a 25.

Quando sono arrivata qui, a dicembre, ero decisa a non farmi risucchiare nel vortice dell’attesa e della speranza. E sono stata brava a fare la vaga, eh, tant’e’ che guarda qua, tre mesi dopo mi trovo incinta.
Ma sto continuando a non pensare. Sono assurdamente scaramantica, e un po’ ti ci metti anche tu, ma di fondo non voglio sapere. Non ne voglio parlare, non voglio pensare a dove metteremo la culla. E’ presto. E lo so che tu sei proiettato alla nascita perche’ sei un uomo, e tutto quello che mi sta succedendo dentro tu puoi solo immaginarlo; ma io sono in attesa di certezze, ed ho paura di sentirle.

Alessia ha la mia eta’, si chiama come mia sorella e vive a Roma. Parla di posti che io conosco, di studi che ho frequentato, e chissa’ se ci siamo mai trovate una accanto all’altra in quei viaggi della speranza. Lei ha raccontato il suo percorso, la sua paura di fallire e la sua caparbia ostinazione a riuscirci. Poi ha chiuso quel capitolo e ne ha iniziato un altro, perche’ lei e il suo compagno sono riusciti a coronare il loro sogno di famiglia. Lei e’ stata piu’ brava di me. Lei ha lavorato su se stessa durante il buco nero. Io no. Io sono stata costretta ad uscirne bruscamente, non ho avuto il tempo di metabolizzare quella mancata attesa, perche’ ho dovuto affrontare la fine del mio matrimonio che da quel buco nero e’ dipeso. E non rimpiango nulla di quei giorni, lo sai, visto che grazie a quel divorzio io sono arrivata tra le tue braccia, e solo il nostro piccolo blueberry ci puo’ rendere piu’ felici di cosi’. Ma quella parte di me, quella che desiderava un bambino, quella che per anni aveva accarezzato l’idea di essere madre, si e’ congelata in quell’agosto 2007 ed e’ rimasta cosi’ da allora, perche’ aveva altre urgenze da affrontare, altri problemi da risolvere. Rimboccarsi le maniche, agire, affrontare. E l’ho fatto bene, come sempre.

La conchiglia lasciata sulla spiaggia di Nina speravo potesse aiutarmi. Speravo potesse riconciliarmi con la donna che sono stata, riprendermi quella parte desiderante in modo malato, aiutarla a guarire e rinascere; ma evidentemente era passato troppo tempo, il congelamento aveva fatto il suo effetto sul mio racconto e nessun commento mi ha smosso quelle emozioni violente che speravo. L’effetto catartico atteso non e’ arrivato. E cosi’ ancora una volta ho richiuso quella valigia e l’ho rimessa via.

Ora qualcosa si sta smuovendo. Ora sento che quella parte di me, quel mio passato cosi’ doloroso potrebbe sciogliersi. Tu mi aiuti tanto, come hai sempre fatto, mi hai sempre aiutata a capirmi. Ma credo che anche tu temi un po’ la portata di quel bagaglio, che conosci solo per qualche racconto, e forse hai un po’ paura ad avvicinarti troppo.

Vorrei ritrovare quel coraggio che avevo dieci anni fa, che mi faceva osare. Non vorrei stare qui a misurarmi con questo nuovo concetto di attesa, che nel mio caso ha piuttosto a che fare con la passivita’. Siamo stati determinati a goderci questa gravidanza fin dal primo istante, altrimenti non avremmo dato la notizia senza aspettare le dodici settimane, no? Potrebbe finire da un momento all’altro, ma per noi e’ un dono, lo sappiamo, siamo tuttora increduli.
Io non voglio piu’ sentirmi incapace, incredula, impreparata. Voglio fare questo viaggio accanto a te nella consapevolezza di quello che ci sta accadendo. E pazienza, questi giorni sono andati via cosi’, tra il tuo superlavoro e la mia negazione ostinata. Ma ora vorrei fare un passo avanti, lasciare definitivamente alle spalle il buco nero e imboccare il nostro sentiero, la nostra strada, quella della nostra coppia. Voglio ritrovare la mia sicurezza, avere la forza di capire ed affrontare quei doloretti che sento, tranquillizzarmi leggendo che sono normali, che e’ il mio corpo che sta abbracciando il nostro bimbo. Io sono serena, mi sento serena. Voglio solo chiudere quel capitolo, che ora, davvero, non mi appartiene proprio piu’.

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16 pensieri su “Nascita di una madre

  1. È proprio emozionante questo post.Quando sono rimasta incinta (nemmeno i ci speravo più) ho fatto il test e sono tornata a dormire. Non sentivo niente! Avevo chiuso con le speranze e non capivo cosa stava succedendo. Il lettino e la culla li ho sistemati solo 20 giorni prima. Nonostante questa paura costante ricordo la gravidanza come il periodo più bello della mia vita. Ho imparato a amare il mio corpo lì insieme al fagiolino che c'era dentro. Un abbraccio.

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  2. Cara Lucy, a me è capitato di arrivare al settimo mese, iniziare il corso preparto in acqua e, appena immersa nella piscina con la musica, scoppiare a piangere e iniziare a provare tutta insieme la felicità repressa per sette mesi, insieme alla paura, all'angoscia (era un periodo durissimo, avevamo avuto entrambi problemi di lavoro e un buco economico, e avevamo già un mutuo e un figlio. Fino a quel momento non avevo quasi mai pensato alla pancia, negandomi un bel pò di emozioni!). Nei tre mesi successivi mi sono goduta la mia pancia e le mie emozioni, ero un fiume in piena, vivevo sospesa tra musica zen, corso di pilates, passeggiate, e poi mi guardavo per ore Le premier cri, il film sul parto nelle diverse culture del mondo…insomma il mio percorso l'ho condensato tutto alla fine…ed è poi culminato nel migliore dei modi.Ma, soprattutto alla prima gravidanza, ho sempre pensato che i 9 mesi fossero anche per adattarsi mentalmente: è un crescendo, un balletto tra ragione e cuore, tra informazione e speranza, tra convincimenti e scoperte…la testa e la pancia ballano all'inizio come ubriache, cullate dagli ormoni e a volte strattonate dal mondo esterno che vuole dire la sua…La tua prudenza nel provare questa gioia è la razionalità che ti trattiene: sai benissimo che prima della 12a settimana è presto per esultare. Poi però la gioia vuole esplodere, e vuoi proiettarti in avanti con ottimismo… I due ballerini ubriachi pian piano impareranno a danzare in armonia, hai ancora 8 fantastici mesi, in cui il tuo corpo e la tua mente faranno miracoli…Sì, perché nella pancia avrai il tuo bambino, ma nella tua testa dovrai concepire il bambino IMMAGINATO, a cui darai un nome, magari la vocina, e lo coprirai di aspettative e di propositi…E poi PUF! tutto questo finirà quasi bruscamente, fine del film, inizia la realtà: guarderai in faccia il piccolo sconosciuto e inizierà un'altra danza, questa volta pienamente una danza a tre.Insomma, non volevo farti da strizza, eh, solo dirti che è normale, e trepidare un pò insieme a te…Ti abbraccio e faccio un tifo smisurato!! Patrizia

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  3. …conosco così bene le sensazioni che descrivi che potrei aver scritto io il tuo post…che meraviglia la consapevolezza del tuo percorso sin qui, l'arrivo, la mèta è la conoscenza di se stesse: questo è il dono più grande che ci viene dato, un dono che molte donne non ricevono…noi si.

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  4. Io penso che nel momento in cui hai deciso di scrivere questo post… nell'attimo in cui hai messo un “punto” e hai cliccato su “pubblica” quel capitolo, in realtà, l'hai già chiuso. Il tuo cuore l'ha già chiuso: ora tutto il resto lo deve seguire. Ci vuole solo un po' di tempo, tempo per metabolizzare, ma i tuoi piedi sono già sulla vostra strada.Questi mesi e anni (la ricerca, il dolore, poi la gravidanza) mi hanno insegnato più di quanto potessi immaginare. Il tuo piccolo, dentro di te, cresce e mentre lo fa, aiuta a far crescere anche un'altra te. Ti abbraccio.

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  5. 'a da passà a nuttata' ora lo dico io a te! ;)Posso comprendere solo in parte le tue emozioni e dirti che non sei sola, c'è My, ci siamo noi… non lasciare che dubbi, paure, ti logorino dentro, il blog serve anche a questo! ti abbraccio

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  6. Leggerti è un tuffo al cuore.Grazie per tutto quello che dici.E grazie perché mi hai fatto provare ancora la sensazione di essere incinta.Specchiarmi in te oggi mi ha fatto rivivere “quelle paure” unite al desiderio di conquistare la fiducia del proprio corpo.

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  7. Mi spiace perchè credo di aver capito, ma non ne sono sicura. Ad ogni modo hai fatto bene a scrivere, anche io il mese scorso mi sono abbandonata a una confessione (qui: http://espritavivre.blogspot.it/2012/03/riflessione.html)Sono sensazioni stranissime, che come te ho provato e provo tuttora.All'inizio di questa gravidanza ho dovuto stare un periodo a riposo (non a letto, ma comunque a casa). Ci credi che quando vedo un programma in tv o sento una canzone di quel periodo o un profumo mi prende un'ansia pazzesca perche mi torna in mente quel periodo di paura, le nausee, e sto male come allora?Ancora adesso a volte la notte, durante le mie ore di insonnia, sento la mia piccolina muoversi nella pancia e la accarezzo e le dico che andrà tutto bene, che non vedo l'ora di vederla, ma a volte, complice sicuramente la stanchezza, mi metto a fare brutti pensieri, che poi cerco di scacciare immediatamente.Sono gli ormoni, mi dico.E intanto conto i giorni che mancano. Con una paura fottuta per il parto e per il DOPO, ma con una voglia estrema di vedere se le congetture che ci siamo fatti sulle somiglianze dall'ecografia sono reali o meno 🙂

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  8. Ciao EroLucy, arrivo qui dal blog di Alessia, ma mi ricordo della tua conchiglia sulla spiaggia di Nina, che tutte ci accoglie. Trovo questo post di una bellezza e di una sincerità disarmanti. Ti ammiro, molto.

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