Tempo fa mi scrisse un’amica chiedendomi come poteva fare a stare accanto ad una persona che sembrava avesse bisogno di aiuto ma non lo chiedeva. Non e’ facile, lo so, soprattutto se per l’appunto chi sta male non si appoggia a nessuno. Ci sono pero’ dei casi in cui le persone urlano forte il loro dolore e si aspettano che qualcuno gli dica Cazzo hai ragione, e invece dall’altra parte si riceve solo una sfuggente pacca sulla spalla. Cosi’ si resta li’, impietriti, delusi e arrabbiati. Non sentirsi compresi genera frustrazione. E’ vero che quando ci sentiamo giu’, o tristi, o arrabbiate, e’ difficile che qualcuno trovi esattamente le parole di cui abbiamo bisogno. Ma spesso si grida il proprio malessere e quello resta li’, nella valle dell’eco.
Un’amica recentemente ha scritto sul suo blog un urlo doloroso, e la maggior parte dei commenti erano Ma lascia perdere, Ma non ti preoccupare, Ma vedrai che passa, Non ci pensare.
Non ci pensare?
Ma certo che passa, lo sa pure lei che passa. Il punto e’ che ora ha voglia di urlare! E ha voglia che qualcuno la abbracci e le faccia piangere tutte quelle lacrime che stanno sempre rintanate in gola. Perche’ diciamocelo, questo accade alle donne forti. A quelle che se la cavano sempre da sole per necessita’ o per indole. Le altre si lamentano talmente tanto e si appoggiano in continuazione a tutti pure per comprare il pane che non si pongono proprio il problema se stanno rompendo le palle o no. Il brutto e’ che tutte pensano di essere forti, ma questo e’ un altro discorso. Le forti ricacciano indietro le proprie per pudore, per riservatezza, perche’ tanto davanti hanno solo persone incapaci di capire; e consolano. Sempre.
Smorzare la rabbia, la sofferenza delle persone e’ solo un modo che molti hanno perche’ non sanno come affrontarla altrimenti. Molti non sanno gestire i propri stati d’animo negativi, figuriamoci quelli degli altri. Leggo su un blog Mi e’ venuto un attacco di panico e ora non so se uscire o no. “Pensa ad altro”, le consigliano Certo, cosi’ le torna sicuro. E’ proprio il contrario che bisogna fare. Guardarla in faccia quella paura, quel dolore, quel buco nero la’. Mica si viene risucchiati, di che avete paura. Temete i vostri pensieri? Se continuerete ad ignorarli saranno sempre spaventosi, come i mostri sotto al letto dei bambini.
Percio’ oggi ho tanto apprezzato il post di Anna. Perche’ ha scritto

“C’è chi sta peggio”, direbbe qualcuno. Ma io non posso sempre guardare chi soffre di più, perchè poi soffro di conseguenza. Devo cercare di preservare chi sono diventata grazie alle gravidanze, la ricerca, la sofferenza. Ho tanto cammino ancora da fare, tanto. Mi aspetta una lunga strada davanti.
Eppure ora mi sembra di camminare in pianura.
[…]
E vado avanti, con questa forza che non so di avere, vado avanti con la fronte sudata, i muscoli che fanno male, e sorrido, perchè al mio bambino fanno bene i sorrisi. Lo so.

Anna ha fatto tutto da sola, ha avuto il coraggio di guardarsi dentro – ancora una volta – e attraversare un tunnel orribile, che era reale pero’. E siccome e’ una donna resiliente si e’ rialzata e ha ricominciato a camminare, ma a testa alta, con un’energia che non avrei davvero potuto sperare. 
Percio’ se posso darvi un consiglio, le pacche sulle spalle e le osservazioni banali lasciatele per le cose futili, che la vita e’ piena, e non per quello che piega le persone. In quei momenti li’ c’e’ bisogno di avere una quercia accanto, non un giunco che si piega insieme a te.

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