Ogni luogo, ogni nazione, ha i suoi lati positivi e negativi. Italiani a parte, seguo blogger che vivono in Canada, Finlandia, Germania, Turchia, Cina, Marocco, Giappone, Scozia, Spagna, Portogallo, Svizzera, Inghilterra, Francia, e i tanti connazionali ora ospiti – come me – o residenti o cittadini di questo grande, immenso continente. Sono sicura che ognuno di loro che vive li’ da mesi o anni, quotidianamente valuta i pro e i contro del posto in cui abitano. La maggior parte delle persone che seguono questo blog vivono in Italia. E’ chiaro che quello che racconto suona bello e incredibile, e a volte lo e’ ancora anche per me. E’ come quando si va in vacanza in un posto, all’inizio e’ tutto figo e vedi solo gli aspetti positivi; ma quando poi resti a viverci scopri le ombre, e magari non ti piacciono poi cosi’ tanto, diventano un contrappeso troppo grande e se si vuole e si ha la possibilita’, si torna in patria.

Ma la delusione, o meglio, la disillusione, puo’ arrivare pure se da Siracusa ti trasferisci a Milano, e magari passi le tue giornate a sognare il sole e il mare che hai lasciato, perche’ Siracusa e’ una citta’ meravigliosa e ha un mare che se potessi andrei a viverci domattina, ma non c’e’ lavoro. Niet. Milano e’ cosmopolita, moderna,  affacciata all’Europa e a NY molto piu’ di Roma, e generalmente chi va a viverci trova delle buone opportunita’; ma il clima e’ pessimo, la gente e’ spesso fredda e il centro si gira in uno sputo. E allora?

L’America e’ enorme. Spicy Ginger Ale e Georgia Peach sono le blogger non-floridiane a me piu’ vicine e ci sono millemila chilometri tra noi, una in Louisiana e una in Georgia, per l’appunto, e la vita li’ e’ completamente diversa da quella che conduco a Miami. Spicy poi ha vissuto anche in California e chissa’, se poi a New Orleans ci ha piantato le tende un motivo ci sara’.
Io sono qui da poco. Quattordici mesi. La mia famiglia di origine non e’ qui ma qui era il mio compagno che ho deciso di seguire. Dell’Italia ho poca nostalgia – affetti a parte, che mi mancano immensamente – e non e’ cosi’ scontato che accada. Non tutti riescono ad ambientarsi, io non ho avuto problemi. Anzi.

Perche’ in Italia il mio lavoro era troppo ballerino e ogni giugno che arrivava mi saliva l’ansia.
Perche’ comunque tra me e la mia famiglia c’erano 800 chilometri e lo stesso ci vedevamo due volte all’anno.
Di Roma mi manca Roma e la sua bellezza, le abitudini che avevo, la tranquillita’ della vita e la possibilita’ di godermi le giornate che avevo li’. Non mi manca il suo cinismo, non mi manca la prepotenza, non mi manca il traffico pazzo, non mi mancano le strade rotte.
Di Torino ho sempre apprezzato la cortesia nei negozi e la correttezza degli automobilisti.
E gli scontrini fatti sempre e comunque.
Perche’ a Formia era un continuo battere almeno la meta’ di quanto spendevo. E il giorno che i miei hanno trovato casa hanno dovuto pagare un extra ad un tipo che gli aveva indicato l’agenzia immobiliare e gli ha praticamente estorto quella somma. E un giorno che mio padre fece una domanda ad un conoscente sul perche’ tante macchine avessero targhe di tutte le citta’ di Italia quello gli rispose Lei si deve fare gli affari suoi. E di Napoli, dove mio padre era nato, abbiamo osservato il progressivo declino, tanto che ero letteralmente terrorizzata all’idea di doverci tornare da sola per fare le pratiche del visto, cosa che per fortuna non e’ stata necessaria. Ma non e’ questione di Sud. Sono stata spesse volte turista in Puglia – turista, ripeto, ma spesse volte! – e non ho mai trovato grandi cose di cui lamentarmi. Si’, ok, l’evasione fiscale quella si’.

E allora non e’ che uno fa una gara. Pero’ e’ indubbio che il confronto a volte lascia l’amaro in bocca, perche’ per certe cose ci vorrebbe tanto poco nel nostro paese e invece ci perdiamo nei rivoli dell’indifferenza e della burocrazia. Lasciamo stare la questione dei lavori qui in casa, che grazie al cielo sono finiti; ma e’ impagabile il fatto che qui per un documento ci vogliano cinque minuti; e forse non e’ il residente di Siena che puo’ capirmi, ma e’ il cittadino della capitale, che perde giorni dietro agli impiegati e non hai mai la carta giusta, o il denaro giusto, e il pos non funziona e oggi il collega e’ in ferie torni tra una settimana. E se vivi a Roma e lavori e ti sposti nella citta’, lo sai che devi contare almeno due ore per andare e tornare; ovvio che chi e’ a Merano ci arriva a Bolzano, fa shopping e ritorna, in due ore. Il romano le spende per andare dalla Cassia all’Eur e DOPO inizia a lavorare che e’ gia’ stanco. E non riesce a fare la spesa, andare alla posta o in banca, o dal parrucchiere, e percio’ poi va al centro commerciale, che chi vive a Riofreddo sicuramente non apprezza perche’ togliepostidilavoroammazzalaproduttivita’localeinquina, ma il romano lo frequenta e pure volentieri perche’ e’ aperto fino le 22 e anche la domenica, e la posta chiude alle 19.

grazie Jack!
Qui (Miami) il giorno di chiusura dei negozi non esiste, e la posta e’ aperta ogni giorno fino le 18 tranne il sabato pomeriggio e la domenica. Qualcuno storcera’ il naso per i diritti dei lavoratori e per la domenica del Signore, a me piace. E tanto. Perche’ il primo gennaio ero soffocata da bimba e scatoloni da svuotare e volev fare la lavastoviglie anziche’ lavare i piatti del cenone di capodanno a mano, ma non avevo il detersivo e sono arrivata a piedi al CVS a comprarlo. Se ero a Roma dovevo prendere la macchina e andare da Cesano al centro commerciale Parco Leonardo, Fiumicino, quaranta chilometri. Centro commerciale che ho sempre visitato nelle noiosissime domeniche in cui non avevo un tubo da fare e quelli di Roma erano chiusi per le ordinanze comunali durante la Quaresima. Ma l’ho gia’ raccontata sta storia.
Si giudica in base alle proprie esperienze e alle proprie esigenze.
Ci pensavo ieri, mia sorella mi diceva che lei ha una passione per la Francia e si sente parigina. Io non avevo mai pensato, nella mia vita, di trasferirmi altrove, ma ora che ci vivo credo che questo paese mi assomigli. Mi reputo una persona fondamentalmente fiduciosa verso gli altri e verso il futuro; vivo semplicemente, non cerco grandi cose, non mi piacciono le cose di marca e non inseguo la moda; vivo, da sempre, in jeans e scarpe da ginnastica; il parrucchiere l’ho sempre visto due volte l’anno e non faccio la manicure. D’altro canto non faccio i detersivi in casa, non sono bio e anzi inquino, non so essere risparmiatrice, vado al fast food e pure di gran gusto, adoro comprare online e farmi portare la cena a casa e mi piace l’idea di poter uscire coi rolli in testa anche se non lo faro’ mai nella vita.
Forse.
E mi piace il caldo, tutto l’anno, si’, anche se l’estate e’ umida, ma anche Roma lo e’.
Ed e’ facile sparare su questo continente, appunto, dicendo che ci sono le armi e che la sanita’ ti prende per la gola. Chiaro. Ma nella vita di tutti i giorni non fai i conti con il pazzo che ti rapisce il figlio sullo scuolabus (Alabama) o con quella che fa a pezzi il padre e lo nasconde nei pacchi (Cosenza); ne’ pensi a quando, purtroppo, per un cancro, l’assicurazione ti spennera’ o ti tagliera’ la copertura sanitaria, come e’ successo a Roma alla mia amica dall’oggi al domani e nel mentre delle sue cure.
Qui (Miami) la maggior parte dei cittadini e’ cubana, arriva in questa citta’ attraversando traversie e pericoli (veri, come i migranti che sbarcano a Lampedusa) per mare e per terra e si definiscono rifugiati politici. Dopo un anno e un giorno ottengono residenza, assistenza sanitaria, sussidi e aiuti alimentari; e dopo un anno e un giorno di attesa ricominciano a fare la spola con Cuba e rivendono li’ quello che ottengono qui, o campano li’ coi dollari ricevuti qui, alla faccia del perseguitato politico. Oppure richiamano i familiari con il ricongiungimento e nel giro di pochi anni sei persone della stessa famiglia ricevono gli aiuti sopra descritti. Non tutti, ovvio. Ma questo tipo di assistenza Americana come la valutiamo? E sono sempre gli stessi guerrafondai, eh.
Nella vita di tutti i giorni fai i conti coi negozi, il postino, il traffico, il tuo lavoro, il medico generico e la spesa. Ed e’ li’ che trovi la risposta alle tue domande: mi piace o non mi piace? Posso scegliere se stare o andare? Perche’ e’ ovvio, se si e’ costretti a stare e ti fa schifo, ti manca l’aria pure per le scarpe che indossi.
Pero’ ecco, prendiamo le cose per quello che sono e valutiamole senza dover sempre trovare l’antitesi che smentisca e rimetta il bilancino al centro.
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